WARWICK COLLINS.
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IL MATRIMONIO DELLE ANIME.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Marriage of Souls.
Traduzione di: Alessandro Peroni e Federica Rupeno.
2003. Ponte alle Grazie Editore, MILANO.
ISBN 88-7928-638-2.
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Trascrizione elettronica resa disponibile dalla
Fondazione Ezio Galiano onlus
 http:\\www.galiano.it
ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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33.
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Caro Leman,
speravo che le mie ultime lettere, riguardanti il graduale miglioramento
della comunicazione tra me ed il mio giovane collega,
preludessero a un periodo di riconciliazione nel quale avremmo
potuto collaborare insieme. Ma nel mezzo delle mie rinnovate
speranze  accaduto qualcosa che minaccia di incidere profondamente
sul nostro rapporto.
 arrivata la notizia che temevo pi di ogni altra. Il nostro
paziente, la cui guarigione, per quanto mi sia possibile accertare,
 ormai quasi completa, ha ricevuto una lettera. La lettera gli 
stata scritta dalla signora Celia Quill, che credevo - e speravo -
avesse abbandonato il campo per sempre, lasciandogli almeno riprendere
le redini della propria vita.
In quanto suo medico, considero tale missiva una iattura. Tuttavia
fingere di ignorarla sarebbe sconsiderato. Dal momento che 
arrivata, anch'io debbo adattarmi a questa nuova presenza sulla
nostra scena.
Sono certo che il cambiamento avvenuto in lui non ha mutato le
sue precedenti preoccupazioni. Fra gli altri effetti, anzi, la lettera
sembra aver acuito quello sguardo indagatore con cui osserva il
mondo, e che talvolta punta su di me in particolare.
Dopo che mi ha informato di aver ricevuto una lettera dalla
signora Quill, in un primo tempo me ne ha tenuto nascosto il
contenuto. Per tutto il pomeriggio seguente ha passeggiato al
mio fianco, immerso nei suoi pensieri, ma al tempo stesso attento
alla mia conversazione ed ai miei commenti, come se si sforzasse di
compensare con i nostri convenevoli le sue angosce interiori. In
breve, si comportava come un uomo che tenesse per s le informazioni
di cui disponeva nella speranza che il suo compagno potesse
essere indotto a spiegargli alcuni aspetti che non capiva.
Pu darsi che abbia giudicato male il suo comportamento. Forse
in questa vita siamo rei di attribuire agli altri i nostri pensieri pi
profondi. Da parte mia, prima ancora che potessi leggere la lettera ho
notato che egli ha osservato attentamente la mia reazione alla notizia
che aveva ricevuto una comunicazione dalla signora Quill, come se
mi esaminasse da una nuova prospettiva. Bench la prova di questo
nuovo interesse per il mondo da parte del mio collega mi sconcertasse,
in primo luogo provai sollievo di fronte al suo stato d'animo,
poich temevo sopra ogni cosa che potesse sprofondare di nuovo in
quel terribile abbattimento che aveva caratterizzato la sua reazione
quando aveva saputo della vita precedente della signora Quill.
Sul finire della nostra passeggiata, come vi ho accennato, egli mi
ha consegnato la lettera. Mentre la leggevo percepivo il suo sguardo
su di me con tale intensit che mi sentivo a disagio. Soltanto grazie
a uno sforzo di volont sono riuscito a non girarmi all'ultimo
momento, in modo che non potesse cogliere il dubbio e la paura
che lottavano dentro di me.
Se ero preoccupato per l'effetto che la lettera avrebbe avuto su di
lui, i miei timori erano malriposti. Avrei dovuto invece essere pi
allarmato per le conseguenze di quella lettera su di me. Essa contiene
frasi che atterriscono la mia anima, e delle quali io solo
conosco il significato, sebbene il mio paziente, la cui intelligenza
 rapida e perspicace, sospetti che io possieda la chiave per decifrarle.
Gli ho restituito la lettera con un cenno, e bench mi augurassi che
la mia agitazione non trasparisse, avevo la bocca secca come carta.
Ringrazio dio di essere riuscito a non far trapelare il mio turbamento,
almeno per quanto me lo consentivano le circostanze. Egli ha
ripreso la lettera senza fare commenti e, per quanto ormai avessi in
parte recuperato la mia compostezza esteriore, ho avuto la sensazione
che si fosse accorto dei tremiti che mi avevano scosso.
Non mi metter subito alle strette, lo so; non  da lui. Ma d'ora
in poi debbo rassegnarmi a prendere atto che ogni cosa che dir o
far verr attentamente scandagliata.
Abbiamo passeggiato a lungo, oggi, e debbo visitare parecchi
pazienti, sicch sono costretto a inviarvi questa comunicazione in
forma incompleta, nella speranza che possiate perdonare la mia
fretta, avendovi illustrato almeno a grandi linee l'evento.
Nel frattempo avr parecchio su cui meditare, e al momento
opportuno torner su queste riflessioni.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
34.

Pioveva da circa mezz'ora quando la signora Thompson sent
bussare alla porta e prontamente and ad aprire. Non aveva
memoria di una pioggia simile.
Mentre attraversava il vestibolo vide un lampo alla finestra,
seguito quasi subito dal fragore di un tuono. Per la foga le
s'incepp il chiavistello.
Stagliato contro il pomeriggio buio c'era il suo padrone. I capelli
erano intrisi di pioggia, e i lineamenti scavati parevano
formare un'espressione distaccata. Non sembrava che avesse
fretta di entrare; rimase invece fermo per diversi secondi, mentre
l'acqua traboccante dalla grondaia gli si riversava sulla testa e
sulle spalle. La signora Thompson guard costernata l'acqua che
lo inzuppava colandogli attraverso il fazzoletto da collo. Sembrava
quasi del tutto dimentico della sua condizione, intento a riflettere
sulla propria esistenza come avrebbe potuto fare un
estraneo tornato da un lungo viaggio.
La signora Thompson deglut e spalanc la porta. Quasi con
riluttanza, Grange entr e si diresse verso la panchina dove era
solito sfilarsi le scarpe da passeggio. Si sedette con cautela e si
chin in avanti per slacciarsele, ma mentre le dita eseguivano
quei movimenti familiari, prima sulla scarpa destra e poi sulla
sinistra, teneva lo sguardo fisso davanti a s. La signora Thompson
poteva sentire l'odore dei vestiti bagnati, ma Grange pareva
cos assorto che la governante esitava a rivolgergli la parola.
D'istinto l'avrebbe rimproverato, come quando era tornato
dalla fornace zuppo di sudore. Ma questa volta Grange era sorprendentemente
calmo, e la signora Thompson intu che avrebbe
accolto le sue critiche con indifferenza. Cos prese prima una
scarpa e poi l'altra, e le accanton sul pavimento di pietra.
Grange si alz e, a piedi scalzi, si tolse la marsina e gliela
pass. Lei gli esamin il viso per vedere se avesse perduto il
colorito, cosa che se non altro le avrebbe fornito un pretesto
per rimproverarlo d'essere uscito sotto la pioggia. Ma pareva
in salute. Non vi era in lui alcuna traccia di quello sfinimento
che fino a poco tempo prima lo coglieva spesso al termine di una
passeggiata.
Dopo essersi tolto gli indumenti pi superficiali, rimasto in
camicia, pantaloni e calze, Grange scosse brevemente la testa
come un cane.
Quel gesto bizzarro forse lo sblocc, facendogli riprendere la
padronanza di s. Parve uscire dalla trance e sorrise alla signora
Thompson, quasi per scusarsi del suo estraniamento. Lei, per
parte sua, era troppo lieta del suo ritorno in s per muovergli
delle critiche. Cos lasci perdere i rimbrotti, port i vestiti nella
dispensa e and in cerca di abiti asciutti e puliti.
Durante il pomeriggio e la sera, la signora Thompson si chiese se
fosse il caso di lamentarsi con il dottor Hargood per aver permesso
al suo padrone di uscire con un tempo simile. Ma immagin
che Grange avesse lasciato la casa di Hargood prima del
temporale e dell'improvviso acquazzone.
La sua congettura era prossima alla verit. Dopo la loro abituale
passeggiata pomeridiana, Grange aveva lasciato la casa di
Hargood e aveva camminato per un quarto d'ora verso Walhampton
per sfogare la tensione dovuta al clima di reciproco
sospetto che si era creato tra loro. Durante quella passeggiata
solitaria aveva provato un certo stordimento, ma al tempo stesso
si era accorto dello strano affievolirsi del giorno, del buio inatteso
che avanzava dallo stretto di Hurst, dell'improvviso vento fresco
che sollevava le foglie. In una radura sopra Hundreds Hill not
uno sciame d'api che tornava negli alveari situati pi in basso,
alla base di alcuni alti olmi.
Si ferm su un promontorio per guardare verso l'isola di
Wight. Sprazzi di fulmini baluginavano sulle basse colline dietro
Yarmouth. Il tuono romb come artiglieria pesante. Dietro di
esso si lev il lento mormorio della pioggia.
La tempesta spingeva animali e uomini a rifugiarsi al coperto,
e la signora Thompson forse non si sbagliava immaginando l'euforia
di Grange all'idea di essere solo in mezzo alla campagna allo
scoppio del temporale. Coltri d'acqua si abbattevano sugli alberi,
sulle case e sulle fattorie. L'acqua caduta scrosciava accanto alla
strada. Un branco di pecore si era ammassato sotto delle querce
al limitare del prato. Il buio che piomb sul paesaggio somigliava
all'arrivo della notte, tanto che alcuni fagiani e pernici parevano
essersi appollaiati in anticipo sui rami.
La pioggia cadeva cos forte da oscurare la vista del Solent.
L'isola di Wight scomparve dietro una cortina d'acqua. Le prime,
violente raffiche avevano bagnato Grange fino al midollo, e il
suo corpo stava gi riscaldando l'umidit che gli era penetrata
negli abiti. Scese di buon passo lungo Hundreds Lane, deviando
per un sentiero che serpeggiava lungo il fiume.
La pioggia batteva incessante. Violente folate di vento sferzavano
gli alberi. Era cos buio che Grange, con l'acqua che gli
offuscava la visuale, percorse con cautela il sentiero sempre pi
scivoloso che portava gi alla sponda del fiume. A valle, il vento
concedeva un po' di tregua, ma i tuoni seguitavano a
rimbombare.
Gli piaceva il rumore delle gocce che picchiettavano l'acqua
del fiume. Gli uccelli acquatici, almeno, erano nel loro elemento:
folaghe, gallinelle d'acqua, tuffetti continuavano a cercare cibo
mentre la superficie intorno a loro era resa spumeggiante dalla
pioggia. Vicino alla riva opposta scorse lo scatto improvviso del
collo di un cormorano: un'anguilla gli si dimenava nel becco.
Con una serie di strattoni e di movimenti secchi del capo, l'uccello
alline l'anguilla alla gola e la ingurgit a cominciare dalla
testa.
A Walhampton il ponte era sgombro del suo traffico abituale:
quando l'attravers, Grange era solo. Anche Gospor Street era
deserta sotto il violento acquazzone. Non si sentiva alcun suono
eccetto lo scricchiolio delle insegne delle locande, battute dal
vento che soffiava sempre pi forte. Demoni di pioggia turbinavano
lungo la via, tanto che in pi di un'occasione fu costretto a
chinarsi in avanti per vincere il vento. Una debole luce illuminava
le finestre, dove gli abitanti avevano acceso le lampade per poter
svolgere le loro faccende quotidiane.
In High Street impetuosi ruscelletti d'acqua scorrevano
sull'acciottolato. Eppure, per quanto temporaneo disagio potesse
provare, il suo piacere si era tramutato in una sorta di estasi. La
lettera della signora Quill era stata un segnale importante per lui.
Gli aveva dato un boccone da mordere. Se non altro non era
svanita completamente, senza lasciare tracce: si ricordava di lui.
Quando alla fine buss alla propria porta, mentre aspettava che
la signora Thompson aprisse era del tutto incurante del maltempo.
Sarebbero potuti trascorrere settimane, mesi, forse persino
anni prima che la rivedesse, ma adesso il suo isolamento era
finito, perlomeno a suo modo di vedere.
...
35.

Mio caro Leman,
un episodio della mia vita che credevo ormai sepolto  riemerso
a perseguitarmi.
Credo che immaginiate a che cosa mi riferisco, ma mi ritrovo
incapace persino di scriverlo, tanto profondamente l'avevo rimosso
dai miei ricordi.  come se avessi sradicato deliberatamente una
zona del mio passato che non s'accordava pi in alcun modo con il
presente.
Da quando il mio giovane collega sembra aver riacquistato la
salute del corpo e della mente, ha preso a interrogarmi in modo pi
diretto e con maggior insistenza. L'intito, o forse l'istinto, gli
suggerisce che io non gli ho detto tutto quello che so sulla signora
Celia Quill. Mentre parlavamo d'altro, di colpo mi ha chiesto se
conoscessi la ragione che aveva spinto la signora Quill a stabilirsi a
Lymington, quando avrebbe potuto scegliere tra una cinquantina
di altre cittadine pressappoco alla stessa distanza da Londra.
Sembra una domanda innocente, ma ho l'impressione che abbia
subodorato qualcosa e stia seguendo una traccia.
Pur tacendo ci che mi riguarda in prima persona, mi sono
ripromesso di non cedere alla tentazione di mentirgli. Ho evitato
di rispondere subito alla sua domanda sul perch ella si fosse
stabilita proprio a Lymington, chiedendogli a mia volta se vi sia
qualcuno di noi che sa con precisione perch vive in un luogo
piuttosto che in un altro. Infondendo una certa levit alla mia
risposta, ho cercato di spostare la sua attenzione su altri argomenti.
Ma ci non cancella il fatto spiacevole che in realt io ho un'idea
precisa del perch la signora Quill fosse venuta a Lymington. La
verit  che in origine venne a Lymington, ne sono quasi certo,
perch qui ci abito io, bench immaginare quali fossero i suoi
ragionamenti e i suoi piani - supponendo che avesse dei piani -
 qualcosa che va al di l delle mie capacit.
Confessandovi questo vi confesso anche un'altra cosa, che deriva
ineluttabilmente da quanto vi ho appena detto. Conoscevo la signora
Quill sin da prima che arrivasse a Lymington.
Avendovi fornito queste informazioni, a tempo debito sar tenuto
a svelarvi le circostanze in cui la conobbi. Capirete che non
intendo fare del male al mio giovane collega, bens, all'opposto,
desidero impedire che venga a conoscenza di cose che potrebbero
nuocergli. Pi di ogni altra cosa, desidero proteggerlo da ogni
notizia capace di riaprire le ferite che sono guarite nelle settimane
e nei mesi trascorsi.
Tuttavia, in un certo senso egli  pi che guarito. Osservando i
suoi progressi, giorno dopo giorno, mi accorgo che  quasi come se
ricostruisse se stesso; ma l'essere che va modellando non  una
copia esatta del suo io precedente, bens qualcosa di nuovo, di
pi forte. Egli era solito citarmi Hume, ma ora tace su quell'argomento,
vuoi perch ha perso la fiducia nella sua guida spirituale di
un tempo, vuoi perch non si appoggia pi ad alcun consiglio che
non sia il suo proprio.  difficile dire con precisione in che cosa
consista questo cambiamento, ma credo che derivi dal suo incontro
con la signora Quill, e dal superamento della crisi nella quale era
sprofondato in sguito alla sua partenza. Ho l'impressione che il
suo carattere si sia in qualche modo inasprito, come se gran parte di
ci che in lui era pi delicato si fosse consunto. Forse Hume se n'
andato, ma  stato rimpiazzato da uno spirito pi forte e da una
maggiore determinazione. Egli non ha pi bisogno di riporre la sua
fede nell'autorit di un ente esterno, per quanto elevato e ispirato,
ma vive all'interno della propria pelle e dei suoi cinque sensi. 
come se la sua mente, liberata dal giogo del sapere, viaggiasse verso
di me in cerca di una risposta.
Questa lettera, come la precedente,  stata scritta di fretta, nel
mezzo di altre incombenze. Ora debbo lasciarvi fino a che non sar
in grado di scrivervi di nuovo.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
36.

Mio caro Leman,
ho trascorso la giornata nella pi grande angoscia. Una pietra
che porto nell'animo s' spostata oltre il bordo e ora ha cominciato
a precipitare.
Ci che vi racconter  strettamente confidenziale.  come uno
di quei nodi che, una volta compresa la loro estensione e la loro
grandezza, debbono essere completamente districati, oppure lasciati
cos come sono. Mi auguro che non giudicherete con troppa severit
quanto sto per raccontarvi. Per quel che mi concerne, non merito
indulgenza, e sono pronto ad accettare le conseguenze. Non mi
resta che confidare nel fatto che, nel corso della narrazione, comincerete
forse a capire qualcosa del retroscena di questa storia, dei
vincoli a cui sono soggetto e dei quali ho sofferto. Essendo la vostra
mente agile, suppongo che abbiate gi intuito ci che sto per rivelarvi.
Si tratta di fatti che riguardano la mia giovent e che richiedono
una certa digressione nel mio passato. Vi prego di concedermi
questa licenza, poich richiamandoli alla mente metter a nudo la
mia stessa anima.
Quand'ero uno scapolo nel fiore degli anni, giacch possedevo
una casa e parecchie centinaia di acri, ero, credo, un buon partito
per certe giovani rappresentanti del gentil sesso. Per anni ho intrattenuto
una serie di relazioni amorose con alcune donne di
Lymington. Saprete che, in linea di principio, sono d'accordo con
i mniti della nostra professione contro il coinvolgimento emotivo
con le pazienti, e me ne sono sempre tenuto lontano. Le donne con
cui ebbi delle relazioni non erano mie pazienti, bens giovani
donne della piccola nobilt locale in et da marito. Bench non
mi aspetti clemenza da voi circa la mia disposizione d'animo e le
mie inclinazioni d'un tempo, vi dico che questi corteggiamenti
erano condotti in buonafede, in quanto li vedevo come preparatori
al matrimonio. Ci non vuol dire, per, che il mio proposito andasse
in porto. Ogni volta che giungeva il momento di portare il
corteggiamento alla sua conclusione naturale e di legarmi con i
vincoli del matrimonio, mi scoprivo recalcitrante all'idea, nervoso
come un cavallo che avesse fiutato un odore strano. Ci accadeva in
parte perch avevo a cuore la mia indipendenza, ma forse anche
perch non avevo trovato una mano abbastanza delicata o tenace
che mi aiutasse a superare quell'ultima barriera. Rimane poco altro
da dire, se non che si tratta di una situazione ben nota ai giovanotti
che abbiano avuto in dono dalla sorte di ereditare una piccola
fortuna e abbiano vissuto sufficientemente bene da scapoli per
diffidare, in un qualche recesso del loro cuore, delle limitazioni
alla libert imposte dalle istituzioni.
Sebbene questi miei corteggiamenti di donne locali desiderose di
maritarsi non fossero diversi da quelli intrapresi da molti giovanotti
che, per cos dire, corrono la cavallina nella speranza di
trovare prima o poi una vera compagna, cominciai ad avere la
sensazione che, nel loro insieme, essi andassero contro i princpi
della mia professione, o se non altro cos venissero percepiti dagli
altri. Mi accorsi infatti che cominciavo ad avere fama di rubacuori
tra i genitori e i parenti delle giovani donne; passavo, se non per un
libertino, per quello che i francesi chiamano un rou. Dai tempi
della nostra giovent sapete bene che ho sempre avuto fama d'essere
un uomo dal carattere energico, e sono sempre stato disposto a
passare sopra alle piccole ingiustizie, specialmente quelle perpetrate
da me medesimo. Se non avessi ambito a raggiungere un modesto
successo come medico, avrei continuato nella mia ricerca tra le
fanciulle locali, al fine di trovare una compagna che mi ispirasse
a sufficienza da farmi arrendere al matrimonio. Ma la mia attivit
professionale cominciava a risentire della mia indecisione. Cominciai
a percepire che in una comunit piccola come la nostra, cos
dedita al pettegolezzo, si stavano formando alleanze contro di me.
in un primo tempo non vi fu alcun accenno di critica esplicita, ma
non e certo in questo modo che le calunnie nascono o si diffondono.
Esse sembrano piuttosto formarsi spontaneamente, come per
una sorta di istinto collettivo, e si perpetuano poi come se godessero
di vita propria. Bench fossi giovane, capii che le maldicenze,
una volta avviate, sono difficili da fermare.
Accadde cos che certe donne non venissero pi a farsi visitare
da me per paura che la sola associazione con la mia persona potesse
nuocere alla loro reputazione. E dal momento che la maggior parte
degli uomini ha legami con donne - siano esse spose, figlie, sorelle,
cugine - per le quali si sentono in minima o in massima parte
responsabili, anch'essi cominciarono a contribuire alla diffusione di
questa tendenza generale. Ci che ha origine in qualche mormorio
all'interno di una o due famiglie pu trasformarsi presto in una
marea. La marea in questione prese a muoversi lentamente verso di
me. Io ero consapevole della sua esistenza, non da ultimo perch il
numero dei miei pazienti, che agli inizi della mia carriera era stato
in continua e soddisfacente crescita, stava diminuendo
sensibilmente.
Il risultato fu che a un certo punto dovetti affrontare la situazione
e, dopo molte riflessioni e una crescente irritazione nei confronti
di certi uomini che non si avvalevano pi dei miei servigi pur
conoscendomi a sufficienza per sapere che non costituivo una minaccia
alla virt delle mie pazienti, decisi di prendere le opportune
contromisure e di fare una prudente espiazione di quelli che, in
misura crescente, venivano visti come i miei peccati nei confronti
della popolazione femminile. E fu cos che per un lungo periodo
cessai le mie attivit di corteggiamento in mbito locale.
A poco a poco, con il passare degli anni, la mia condotta fu
notata e apprezzata dalle persone che contano della nostra comunit
locale. Poich credo di adempiere bene ai miei doveri professionali
quanto chiunque altro, coloro fra i miei pazienti che in
precedenza avevano mostrato titubanza riconsiderarono la loro
posizione circa la mia affidabilit e, giacch si cominci a pensare
che non fosse pi necessaria un'attenta vigilanza sul mio comportamento,
dopo un po' la mia attivit prese lentamente a tornare
alla sua condizione precedente, e addirittura a prosperare.
Leman, se ero riuscito a risolvere una questione con mia soddisfazione,
e forse anche con soddisfazione della comunit, ve n'era
per un'altra che non avevo risolto. Mi conoscete abbastanza, credo,
per capire che avrei cercato uno sfogo per quei desideri naturali
che sono sanciti in un matrimonio ma a cui la nostra societ guarda
con formale disapprovazione al di fuori dei vincoli matrimoniali.
Presi in considerazione l'ipotesi di prendere presso di me una
governante, o una domestica, non solo per lo svolgimento dei
lavori domestici ma anche per l'appagamento dei bisogni fisici.
Quest'ultima  un'abitudine assai frequente da queste parti, bench
venga altrettanto recisamente negata. Ma le matrone locali,
ancora sospettose del mio atteggiamento verso il gentil sesso, prima
o poi avrebbero scoperto la vera natura di quella relazione. Le
chiacchiere delle matrone sulle inclinazioni dei giovanotti e sui
loro amoreggiamenti non sono certo una novit; tuttavia, data la
professione che avevo scelto e la mia passata reputazione - che
sarebbe potuta tornare sulla scena con la massima facilit - ero
particolarmente vulnerabile a simili voci. Come minimo, ci avrebbe
ridestato l'interesse di molte madri che, avendo visto le loro
figlie da me corteggiate senza alcuno sbocco matrimoniale, avrebbero
vissuto l'arrivo a casa mia di una donna giovane ed attraente
come un affronto inaudito alla loro sensibilit.
Comprenderete, forse, la natura del mio dilemma e i limiti nei
quali ero confinato.  una circostanza alla quale i giovani medici
sono soggetti. E voi, che siete chirurgo, avrete senza dubbio conosciuto
dubbi simili. Ma bench riconosca le mie responsabilit,
almeno sul piano della forma, sono un uomo d'indole pratica e,
anzich crogiolarmi nella sconfitta, mi riproposi di trovare una
soluzione.
Poich avevo la fortuna di avere buone conoscenze a Londra, e
in particolare potevo contare su uno o due protettori tra i membri
anziani del Collegio Reale dei Medici, diverse volte l'anno venivo
chiamato l per questioni professionali. Talvolta tenevo una breve
relazione di carattere medico a un pubblico di miei pari. Altre volte
acconsentivo a svolgere per conto del Collegio determinate mansioni
d'ufficio o di segreteria che i miei colleghi pi illustri erano
lieti di lasciare alle mie modeste capacit. Avendo occasione di
recarmi nella capitale un certo numero di volte l'anno per i miei
impegni professionali, pensai che un modo per alleviare la mia
condizione fosse quello di farmi un'amante a Londra.
Le idee spesso non si realizzano, a meno che le condizioni non
siano propizie. Per quasi un anno, ancora frenato dalla perdita di
un numero considerevole di pazienti sperimentata in precedenza,
non fui sufficientemente risoluto sulla via da imboccare, o forse
non ebbi l'opportunit di mettere in pratica i miei princpi. Ma
all'arrivo della primavera successiva, quando andai a Londra mi
accadde di notare tra i servitori del Collegio dei Medici una giovane
donna, la quale, all'epoca di cui vi parlo, avr avuto s e no
diciassette anni. Ricordo chiaramente che era una sguattera e che le
sue mansioni prevedevano che rimanesse negli alloggi della servit
a svolgere una serie di lavori umili. Solo di quando in quando, nel
corso naturale dei suoi doveri, le capitava di affacciarsi nei corridoi
principali. Era alta, snella, e il suo nome (che prelevo dal passato
come se fosse un'antica reliquia, perfettamente conservata) era
Ccile Duchamp. Venni a sapere che era francese e che apparteneva
ad una di quelle famiglie signorili la cui casa era stata bruciata in
una delle prime agitazioni o sommosse che avevano preceduto la
rivoluzione. Suo padre era morto durante l'incendio cercando di
proteggere i propri beni, e la madre, distrutta dagli eventi e in
preda alla disperazione, aveva mandato la figlia all'estero. Sembrava
che, poco tempo dopo, fosse morta a sua volta.
Presi in simpatia questa ragazza alta e snella che aveva alle
spalle una storia tanto tragica. Forse sorriderete alla mia ingenuit,
ma vi dir che in aggiunta al suo aspetto fisico vi era un tratto del
suo carattere che si avvicinava al riserbo. Avrei detto (non fosse
stato per le sfortunate circostanze) che aveva un indole portata allo
studio. Seppi che il suo defunto padre era stato medico a Parigi e
che l vivevano altri membri della sua famiglia, i quali successivamente
erano stati mandati al patibolo. Mi dissero inoltre che, un
po' per obbligo nei confronti della figlia di un collega e un po' per
carit, i sovrintendenti ai palazzi del Collegio Reale dei Medici
avevano avuto piet per le sue condizioni e l'avevano assunta come
serva nelle cucine.
Capirete, confido, che tentando di corteggiarla mi proponevo
un'impresa bizzarra e difficile. Ella era riservata, e le disgrazie
che si erano abbattute su di lei l'avevano resa diffidente nei confronti
degli estranei. Le mie aspirazioni avrebbero richiesto un
certo tatto e una buona dose di pazienza. Avrei potuto pi facilmente
allacciare una relazione con una giovane prostituta, la quale
sarebbe stata pi che lieta di lasciare il suo lavoro ingrato per un
alloggio e denaro sufficiente per vivere, felice di scambiare i suoi
stracci con dei vestiti decenti e con il ruolo di amante. Invece,
spinto da un sentimento che neppure adesso comprendo interamente,
scelsi di inseguire, con la massima cautela, i favori della
signorina Duchamp.
Come avevo sospettato, ella si rivel un obiettivo difficile. Invero,
la corteggiai per un anno circa. Non vi racconter i particolari
delle mie manovre d'avvicinamento. Vi basti sapere che, quando
acconsent, mi parve che non fosse soltanto per via del guadagno
materiale, ma piuttosto che, nel corso dei nostri incontri e del mio
corteggiamento cauto ma ostinato, si fosse affezionata a me. Questa
non , credo, pura vanit da parte mia, bench sia vanitoso come
ogni altro uomo. Piuttosto, furono le circostanze della sua acquiescenza
a giocare un ruolo in ci che mi appresto a raccontarvi.
Durante il mio cauto avvicinamento a lei, cominciai a notare
non pi soltanto i suoi attributi fisici e un certo timido fascino, ma
anche l'impronta di una mente di qualit, che prima solo vagamente
avevo riconosciuto. La incontravo in una piccola stanza che
divideva con altre due serve. Mentre mi aspettava, leggeva avidamente
opere di filosofi e saggisti. Vi era una biblioteca nella sede
del Collegio dei Medici, alla quale le era consentito un accesso
limitato. La ragazza aveva impressionato il bibliotecario per la
sua fame di conoscenza, e, alla luce del suo amore sincero per la
cultura, questi le permise di prendere a prestito alcuni libri per il
suo consumo. Giacch si trattava di opere di consultazione a uso
dei membri del Collegio, aveva posto come condizione che i volumi
in questione venissero restituiti entro quarantott'ore. Cos ella
leggeva avidamente, spinta da quello sprone particolare. Questa,
dunque, era la giovane di cui inseguii le forme e il carattere nel
corso dell'anno successivo, con il risultato che alla fine ella acconsent
a lasciare il suo impiego e a prendere alloggio in una casa che
le trovai, he promisi che avrei incoraggiato i suoi studi e la dotai
persino di una piccola biblioteca personale. Dopo che si fu trasferita
nella sua nuova dimora, mi diede una lista di certi libri che desiderava
leggere e io, per la sua edificazione, gliene acquistai altri che
ritenevo dovesse conoscere.
Non metter ulteriormente alla prova la vostra pazienza, mio
caro Leman, con il racconto dettagliato delle mie speranze e delle
mie aspettative in questa relazione; ebbi per l'impressione di aver
trovato una compagna rara e, se devo essere onesto con me stesso, i
miei sentimenti erano pi vicini all'affetto che alla passione.
Avevo cercato una sposa tra le giovani donne di Lymington, e
non l'avevo trovata. Adesso cercavo un'amante, niente di pi e
niente di meno, ma ben presto sentii crescere dentro di me quei
sentimenti che di norma sono riservati a una sposa. Tale  la
stranezza del nostro destino.
La sistemai in una casetta a Chiswick, con un'anziana domestica
e fondi sufficienti per permetterle quel po' di benessere materiale
che potr non essere signorile, ma che nondimeno  sufficiente a
mantenere un certo decoro. Tenni fede alla mia promessa di allestire
una piccola biblioteca, di cui sapevo avrebbe fatto tesoro. A
tale assenza di sfarzo contribu anche il fatto ch'ella fosse frugale in
ci che faceva, nonch assennata. Per tenerla occupata durante le
mie prolungate assenze, la incoraggiai a prendere lezioni a un
piccolo fortepiano che avevo fatto sistemare in casa, e a sviluppare
un talento per il canto. Tortai nella modesta casa in cui viveva
alcuni libri d'uso non frequente della mia biblioteca, in modo che,
durante le mie visite, potessi far ricorso alla parola scritta, ma
anche perch ella potesse continuare a leggerli in mia assenza, se
lo desiderava. Tur avendole organizzato queste raffinate distrazioni
allo scopo di fornirle un'occupazione durante i miei lunghi soggiorni
a Lymington, credo di non aver mai incontrato nessuno altrettanto
studioso, o con una propensione cos naturale per la
conoscenza.
Presi a interessarmi della sua educazione con una partecipazione
sempre pi entusiasta. E cos passarono tre anni buoni, nei quali
cominciai ad avere la sensazione di essere felice. Quando ero a
Londra, amavo stare con lei tanto per la sua conversazione, la
sua musica e le lunghe discussioni, quanto per gli altri suoi attributi
che mi vincolavano alla strada scelta. In breve, non avrei mai
pensato che il mecenatismo potesse dare una cos grande soddisfazione.
Ella era una di quelle cortigiane, i cui doni andavano molto
al di l di quanto fosse necessario per il semplice piacere.
Cominciai a inorgoglirmi delle sue qualit. Andavamo insieme
a vedere operette, concerti e opere teatrali, e il suo gradimento
rendeva questi spettacoli un piacere costante, tanto che credo di
essere stato spinto a riflettere sui vantaggi della mia cultura pi di
quanto non avessi mai fatto prima. Avevo l'impressione che il mio
incoraggiamento non fosse che l'inizio di un processo, di una serie
di stadi, per cos dire, della sua evoluzione. Ella si proponeva di
apprendere determinati argomenti e si gettava a capofitto nello
studio finch non aveva raggiunto il suo obiettivo. Ogni volta
che tornavo a Londra mi meravigliavo dei suoi progressi in questa
o quella materia. Studiava latino, e poich molte opere classiche di
medicina sono in quella lingua, era in grado addirittura di aiutarmi
a tradurre o a interpretare i passaggi pi sottili dei testi medici e dei
verbali delle sedute alle quali partecipavo come rappresentante o
segretario del Collegio. Io stesso cambiai alla luce della sua influenza,
giacch, quand'ero con lei, trovavo il tempo di leggere in sua
compagnia. Ella divenne, si potrebbe dire, non pi solo la mia
mantenuta, bens la mia complice intellettuale.
Alle nostre attivit sociali erano imposti certi lmiti, della cui
presenza ero consapevole per quanto non mi infastidissero. Era
noto che ella fosse una donna che avevo, per cos dire, raccolto
e sistemato in una casa per le mie esigenze private. Potevo andare a
teatro con lei, ma non mi era consentito di portarla ad una cena con
un collega e la sua consorte. I miei amici e conoscenti tolleravano il
fatto che avessi un'amante, addirittura si complimentavano con me
per la mia scelta, ma non avrebbero gradito la prospettiva della sua
presenza in compagnia delle loro mogli e delle loro famiglie. In
questo, credo, siamo diversi dai nostri grandi nobili, ai quali la
posizione sociale permette di esibire le amanti in societ a loro
piacimento.
In verit ella accettava questi limiti e considerava naturale la
loro permanenza. Per quanto possa azzardarmi a descrivere la disposizione
d'animo altrui, aggiunger che sembrava contenta della
situazione in cui si trovava. La sua indipendenza, combinata con la
sua natura incline all' apprendimento, faceva s che non avesse
grande necessit di una vita sociale. I suoi libri e i suoi studi, la
musica e le lezioni di canto parevano sufficienti a occupare la sua
mente quando io ero assente. Sembrava, anzi, accettare di buon
grado una certa solitudine, giacch le dava la possibilit di perfezionare
le sue doti e di approfondire le sue conoscenze. Forse ne
avrete ricavato l'impressione di una persona dotata di volont e di
carattere, ma le cui virt e inclinazioni erano costrette a piegarsi
alle circostanze.
E cosi la mia vita procedeva con apparente soddisfazione. A
tempo debito scoprii che il mio lavoro per il Collegio era in aumento,
e i miei soggiorni a Londra si fecero via via pi frequenti.
Poich buona parte del mio lavoro consisteva nell'attenta lettura di
tomi eruditi allo scopo di trovare passi che i miei superiori potessero
citare nelle loro discussioni con altri, ero felice che la mia
amante fosse mia complice in questa attivit. In verit, se le dicevo
che avevo necessit di trovare alcuni passi di Galeno sui flussi
sanguigni, o di Harvey sulla teoria della circolazione del sangue,
ella era in grado quanto me di rintracciare la fonte. Tale collaborazione
ci port a un'intimit superiore a quella che si crea fra un
uomo e la sua amante, per quanto io possa apprezzare quest'ultima.
Da parte mia, quando eravamo separati non vedevo l'ora di
rivederla.
Mio caro signore, mi sono dilungato sulle condizioni della signorina
Ccile Duchamp poich, come vedrete, sono strettamente
legate a ci che seguir. Tuttavia, avendo trascorso buona parte
della mattinata a redigere questa lettera, sono costretto dalle circostanze
a continuare il mio racconto in un altro momento. Un
impegno con un paziente incombe. Ma giacch sento dentro di
me tutta la foga e il dolore della confessione, potete essere certo
che vi scriver di nuovo quanto prima.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
37.

A volte Grange aveva l'impressione che le case fossero costruite
intorno al silenzio, che vi fosse un nucleo di quiete nel cuore di
ogni casa, concreto come i mattoni e la malta dell'edificio. Si
diceva che i ciechi riconoscessero la qualit di tale silenzio, che
da una stanza all'altra la sua natura cambiasse. Cerc di immedesimarsi
nella condizione di chi  privo della vista, con tutti gli
altri sensi protesi verso il mondo.
Ma fu la cecit dentro di lui, la sensazione che gli mancasse
qualcosa, a indurlo a fermarsi e a riflettere, in cerca di qualche
circostanza di cui non avesse tenuto conto. Per buona parte della
mattinata rimase in quello stato d'animo, confuso e inerte, riuscendo
tuttavia a far fronte alle poche incombenze domestiche
con coscienza.
Prima che s'ammalasse, fra i suoi pazienti vi erano molti uomini
che lavoravano nell'industria del sale. Nelle fornaci gli addetti
erano vittime di ustioni, colpi di calore e disidratazione.
Squadre di operai esausti vagavano nelle paludi, lavorando a
turni in modo che le fornaci potessero rimanere in funzione tutta
l'estate, senza interruzione. Il sole estivo era il primo motore, il
carbone il secondo, il sudore umano il terzo. Certe notti, quando
il vento calava, le porte venivano aperte per consentire l'aerazione,
e una parte del tetto veniva rimossa; allora, i numerosi fuochi
parevano chiazze bianche sulla superficie del buio. Durante la
notte, nel pieno dell'estate, chi guardava verso le paludi di Oxey
e di Pennington aveva l'impressione che l'intero litorale ardesse.
In autunno, quando la maggioranza delle fornaci chiudeva, e
soltanto poche di esse proseguivano l'attivit, Grange se ne stava
alla finestra a meditare sul panorama, osservando gli sparuti fili
di fumo sottile che salivano nel cielo pallido. Questi erano i limiti
del suo piccolo mondo, i confini della consapevolezza che aveva
sviluppato, in grado di racchiudere il suo lavoro e le sue riflessioni
dilettantesche. Nei momenti di lucidit, durante la malattia,
desiderava ardentemente di riuscire a recuperare l'interesse per
tutto questo.
...
38.

Mio caro Leman,
ho trovato un altro momento di tregua per continuare con il mio
racconto, che affido alla carta non senza una certa trepidazione,
consapevole che ci che trapeler da questa lettera potrebbe suscitare
la vostra silenziosa condanna. Spero, signore, che a tempo
debito vorrete perdonarmi per quanto sto per scrivervi.
Vi erano altre cose riguardanti la mia amante, Ccile Duchamp,
che allora ignoravo. Bench la sua precedente condizione di orfana
fosse autentica, ella non era del tutto priva di relazioni di parentela.
A mia insaputa, era perseguitata da una canaglia che si definiva
suo fratello, sebbene fosse al massimo suo fratellastro: un certo
Henry (o Henri) Duchamp, il quale era divenuto impiegato di
second'ordine negli uffici di un mercante, ma successivamente si
era reso conto che con un misto di suppliche e di minacce avrebbe
potuto ottenere di pi lavorando di meno, profittando della coscienza
della sua congiunta. Malgrado fosse parsimoniosa e risparmiasse
sulle proprie spese, ella tendeva infatti a essere prodiga delle
sue fortune verso coloro che a suo giudizio parevano meritarselo.
Quando la mia amante si trasfer nella nuova casa, quell'uomo,
venuto a sapere delle sue migliorate condizioni finanziarie, cominci
a pretendere parte delle sue fortune. E se ella esitava a soddisfare
le sue crescenti pretese, quello la minacciava di rivelare la sua
condizione di mantenuta a tutti coloro che la conoscevano. Ella
aveva un carattere sufficientemente forte per non lasciarsi influenzare
con facilit da una simile minaccia. Ma egli gliene present
un'altra, pi elaborata. Seppi che le era maggiore di circa undici
anni, e questo gli dava la possibilit di esercitare la potest su di lei.
Secondo le disposizioni del suo affidamento all'orfanotrofio, infatti,
se si fosse accertata la presenza di un parente maschio pi
anziano e in buone condizioni fisiche, ella sarebbe stata a carico
suo fino a che non avesse raggiunto l'et di ventun anni. Il fatto
che lo stesso parente, in precedenza, si fosse sottratto al suo dovere
di mantenerla, ignorandola completamente nel periodo del maggior
bisogno, era un'altra questione. Cos, proprio l'uomo che le
aveva fatto il torto iniziale di ignorare la sua difficile situazione era
lo stesso che poi fin per ricattarla, minacciandola di rivelare a tutti
la sua condizione, quando era in grado di provvedere a se stessa.
Trascorsero quasi diciotto mesi senza ch'io sapessi dell'esistenza
del fratello, e in tutto quel periodo non vi fu il minimo segno che
ella spendesse pi della somma a lei destinata. Al contrario, viveva
in modo tanto frugale che mi insospettii proprio quando ebbi la
sensazione che una parte del denaro non venisse spesa, e dunque
mancasse. Appresi dalla serva che in mia assenza ella non accendeva
candele se non dov'era strettamente necessario ai suoi bisogni,
sebbene le avessi lasciato sego sufficiente per illuminare la casa
a dovere. La serva non s'arrischiava a tradire la padrona, bens,
piuttosto, la elogiava per la sua frugalit. Appresi poi che, mentre
la mia amante concedeva alla serva una giusta quantit di combustibile,
il suo consumo di legna e di carbone nella parte da lei
abitata della casa era appena sufficiente a mantenere la temperatura
al di sopra del punto di congelamento. Cominciai ad accorgermi
che il suo guardaroba - che immaginavo in progressivo
arricchimento grazie alla mia cauta generosit - non comprendeva
che pochi vestiti, da lei conservati ad arte.
Quando mi prendevo la briga di metterla di fronte a queste
eccentricit della sua gestione finanziaria, ella non si abbassava a
negare, ma rifiutava di parlare dell' argomento, confermando cos i
miei peggiori sospetti. Sebbene mi tenesse nascosti certi dettagli,
l'onest del suo carattere le impediva di dire bugie esplicite anche
se messa alle strette. Poich continuavo a incalzarla non pot pi
sottrarsi alle mie pressioni e ammise tutto, pregandomi d'essere
comprensivo giacch quel suo parente era un caso meritevole, e il
fatto che avesse cercato di influenzarla con metodi dubbi non
significava che non avesse bisogno di aiuto. Io ero indignato che
il denaro da me destinato al suo benessere fosse finito nelle mani di
un ricattatore, ed ero furioso con lei e con lui, quasi fossero complici
in una cospirazione ai mei danni. Anche se quell'uomo era un
suo ipotetico parente, minacciai di risolvere la questione con la
spada. Bench in un primo momento apparisse tranquilla e disposta
ad accettare il mio biasimo, convinta forse che non l'avrei
condannata per aver dato sostentamento a un parente con i suoi
risparmi nella gestione domestica, di fronte alla mia collera divenne
vieppi allarmata.
Questo port alla luce un altro aspetto del suo modo di ragionare,
tipico probabilmente del sesso femminile in generale, sulla
cui natura e sulle cui circostanze dovremmo forse riflettere di pi.
Sebbene ammettesse di aver dato denaro a quel furfante, tuttavia
era rimasta entro i limiti della somma che le avevo messo a disposizione,
dunque a suo avviso aveva rispettato il patto stipulato con
me. A quelle parole cominciai a inveire. Il fatto che fosse divenuta
la mia amante era una faccenda che avevamo convenuto fra noi;
che ora stessi mantenendo una seconda persona a mia insaputa era
un'altra questione. Avevo forse scelto io di mantenere un ricattatore?
Ella mi scrutava con una sorta di calma, spaventata dalla mia
ira ma apparentemente convinta che, una volta placata la collera,
avrei cominciato a ragionare. La sua ostinazione, per, non fece che
irritarmi ancor di pi. Non soltanto dava il mio denaro a quella
canaglia, ma era pronta a difenderlo di fronte alle mie accuse. Al
diavolo, ricordo di aver gridato, stava forse difendendo le azioni e i
diritti del fratellastro a scapito dei miei?
Ora, signore, preparatevi a un'altra caratteristica del ragionamento
femminile. Nel corso di queste discussioni, infatti, emerse
che ella non stava mantenendo Henry Duchamp, bens sua moglie
e i suoi cinque figli, che vivevano in estrema povert a Cheapside.
Con questa rivelazione sperava di calmarmi. Invece la mia collera
non conosceva limiti. Urlai che non ero l per aiutare un ricattatore,
non pi di quanto un cane fosse tenuto a provvedere a ogni
pulce che cercasse di vivere su di lui.
A quel punto, cominciai a osservare il suo comportamento.
Prima della mia invettiva si era seduta. Ora si era alzata dalla
sedia e aveva trovato il coraggio di affrontarmi a viso aperto. Quei
bambini, disse, non erano pulci, ma innocenti traditi da circostanze
indipendenti dalla loro volont. Immagino che dentro di s vedesse
quei bimbi abbandonati che piangevano, non gi perch fossero
vittime di un padre dissoluto - ed era questa la vera causa della
loro indigenza - ma perch ella non poteva aiutarli. Nonostante la
mia collera, continu a perorare le sue ragioni negli intervalli tra le
mie sfuriate. Quei risparmi, sostenne, non incidevano su di me,
bens su di lei. La casa non era forse perfettamente illuminata
quando arrivavo io? Il fuoco non era acceso a dovere? Che cosa
cambiava se ella aveva scelto di non consumare legna in mia assenza?
Comportandosi in tal modo era forse una compagna peggiore
per me? Se aveva scelto di acquistare pochi vestiti anzich
molti, mi ero forse mai lamentato della sua trasandatezza? In che
senso, dunque, ne ricevevo un danno?
Io rimasi stupito dalla sua sfrontatezza e dalla fredda passione
con cui esponeva le sue ragioni; tuttavia la mia ira all'idea che
avesse usato il mio denaro per aiutare una persona disprezzabile
non era in alcun modo sopita. Per quel che ne sapevo io, quel
disgraziato usava il denaro ricevuto per comprarsi da bere, e sospettavo
che non soltanto non desse alla moglie alcuna parte dei
suoi guadagni, ma che arrivasse pure a casa ubriaco e in condizioni
pietose. Questo era il risultato delle donazioni che gli venivano
elargite a mie spese: con ogni probabilit, esse andavano ad appesantire
il fardello che quella povera donna e i suoi figli derelitti
portavano su di s.
Dopo che mi fui espresso in questi termini, notai una certa
calma nella mia amante, e cominciai a credere che alcune delle
mie osservazioni fossero andate a segno. Ella si fece pi tranquilla.
Mi aspettavo che mi rispondesse con il rispetto che mi era dovuto, e
per un attimo sembr effettivamente provare vergogna. Ma invece
di scusarsi mi disse che, proprio per quella ragione, dava solo una
parte del denaro a lui e donava il resto direttamente alla sua
famiglia, per il cibo e le altre necessit.
Converrete con me che quella era ostinazione. Il sostegno economico
che le davo non era certo destinato a tal fine. Non si
trattava pi di un ricatto nei confronti di una giovane donna
debole di carattere, ma di complicit attiva con la famiglia del
ricattatore.
Giacch non sapeva disporre del denaro in modo responsabile,
le dissi che avrei adottato con lei la stessa strategia che ella aveva
usato con il suddetto Henry Duchamp. Le avrei acquistato i vestiti
direttamente, e l'avrei pure rifornita di candele; d'ora in poi, inoltre,
avrei affidato alla vecchia serva (di cui avevo piena fiducia) una
somma per il riscaldamento e il cibo, che ella stessa avrebbe amministrato.
La mia amante non avrebbe avuto pi voce in capitolo
nelle spese domestiche. In questo modo avrei impedito ogni suo
futuro tentativo di prodigalit con i miei fondi.
finalmente ella parve colpita dalla gravit della situazione. Capii
che forse cominciava a rendersi conto non solo di quanto fosse
profonda la mia ira, ma anche dell'uso scorretto che aveva fatto
della mia ospitalit.
Ora, tuttavia, dovevo fronteggiare il problema di quella canaglia,
che di certo avrebbe continuato a tormentarla. Immaginai
che, non appena fossi uscito di scena, quello sarebbe tornato di
nuovo a bussare alla sua porta e, da parassita qual era, avrebbe
cercato di spillarle il denaro che lei non era libera di gettar via a
suo piacimento. Considerai la possibilit di affrontare la questione
di petto, intentando una causa contro di lui per estorsione o
affrontandolo a tu per tu e minacciandolo di infliggergli una dose
di legnate se solo si fosse fatto rivedere nelle vicinanze. Ma capii
che un conto era negare il mio denaro per impedire che se ne
abusasse, e un altro era minacciare di fare del male alla stessa
carne ed allo stesso sangue della mia amante. La conoscevo abbastanza
per rendermi conto che una simile azione contro la sua
famiglia mi si sarebbe ritorta contro. Dopo donderosa riflessione,
perci, la informai che vi era un'altra cosa che esigevo da lei se
avessimo proseguito nella nostra relazione: l'avrei sistemata in
un'altra zona di Londra, sotto un altro nome, in modo che potesse
sfuggire alle grinfie del fratellastro.
Ella protest, ma io fui irremovibile. Qualora non fosse stata
d'accordo, le dissi, avrebbe dovuto rinunciare alla mia protezione ed
alla mia generosit. Le avrei dato denaro sufficiente per alcuni mesi
in modo da permetterle di trovarsi un impiego, per il quale avrei
fornito io stesso referenze sulle sue numerose doti e i suoi molti
talenti. Ero convinto, infatti, che ormai fosse a tal punto istruita da
poter trovare, come minimo, un posto come istitutrice. Quella per
sarebbe stata la fine dei miei obblighi riguardo al suo
mantenimento.
Ricordo la sua espressione quando mi scrut. Sembrava essere
almeno in parte innamorata di me, e non riusciva a credere che
potessi essere tanto fermo su una questione di principio. Talvolta
un uomo e una donna si vedono nella loro vera luce solo in
circostanze estreme. Forse ci che scorse in me la spavent. O forse
mi ero rivelato diverso da quello che aveva immaginato od intuito.
Una volta espressa la mia decisione, mi era impossibile cambiarla o
rinunciarvi. Ero troppo risoluto nei miei sentimenti, e avevo ormai
percorso un tratto troppo lungo di quella particolare strada per
prendere in considerazione un percorso alternativo. Le dissi di
dormirci sopra e di comunicarmi la sua decisione il mattino
successivo.
Contrariamente alla mia consueta abitudine di dormire nel letto
matrimoniale che avevamo diviso in modo tanto amichevole per
diversi anni in occasione delle mie visite, ordinai alla serva di
preparare un letto in un'altra stanza per dimostrarle che facevo
sul serio e per concederle tempo e solitudine per riflettere sui suoi
errori.
Mio caro Leman, non so davvero quali siano stati i suoi pensieri
nel corso della notte, ma la mattina seguente era pallida. Probabilmente
non aveva chiuso occhio. Se non m'avesse amato, credo
che se ne sarebbe andata, dal momento che la forza di volont non
le mancava. Ma quando le chiesi quale fosse la sua decisione, alz il
capo verso di me e, mordendosi il labbro, si limit ad annuire.
Annuii anch'io, sollevato e per certi versi quasi rattristato dal
successo della mia linea dura. Per quanto noi uomini possiamo
conquistare le donne in termini materiali, soltanto in sguito ci
accorgiamo di aver subto la sconfitta pi grave. A che serve, infatti,
avere la meglio in una disputa, se nel momento stesso della
nostra vittoria perdiamo il cuore di colei che desideriamo? Tacemmo
entrambi per qualche secondo, poi lei si volt dall'altra parte. E
cos la decisione fu presa.
Feci in modo di sistemarla in un'altra casa a Chiswick e trovai
un nuovo nome per lei - quello che gli scrittori talvolta chiamano
nom de plume - che avrebbe rappresentato una nuova stazione
della sua vita. Immaginerete, credo, a quale nome mi riferisco, se
gi non l'avete pronunciato ad alta voce. Mi sedetti alla scrivania
con la penna in mano e lo scrissi su un foglio bianco, come se fossi
un romanziere o un drammaturgo da quattro soldi che idea un
personaggio per un'opera.*Le avrei dato un nome inglese,
completando cos quel trasferimento nella nostra societ che a mio
avviso le sue qualit meritavano. Ero convinto che questo passaggio,
una volta compiuto, avrebbe costituito un'ulteriore protezione
dalle razzie del fratellastro. Il suo nome di battesimo era
Cecilia, e il caso voleva che certe mie lontane parenti si chiamassero
Ccile, un nome che suonava incantevole alle mie orecchie.

* In inglese quill significa penna d'oca (N.d.T.).

Mi soffermai a pensare per qualche tempo e, mentre riflettevo,
diedi un'occhiata alla penna che reggevo in mano, e il cognome
mi sorse spontaneo. Il suo nome era completo, e da quel momento
in poi ella si chiam Celia Quill. Basti dire che io scelsi il nome
ed ella lo accett, e cos seguitammo a vivere insieme nei termini
che avevamo concordato.
Questi ricordi hanno coinvolto a tal punto le mie emozioni che
mi sento stanco. Ancora una volta mi trovo invischiato nel passato.
Facendovi ritorno, ho rivissuto sentimenti e sensazioni che credevo
di aver accantonato da molto tempo. Risvegliando le emozioni che
provai allora, sono costretto non solo a viverle di nuovo, ma anche
a considerarle con il senno di poi, il che rende le mie riflessioni
forse ancor pi dolorose. Ci nonostante, la distanza temporale
impone un elemento di obiettivit. Ora capisco che in nuce al
nostro scontro sul fratellastro e sulla famiglia di quest'ultimo vi
erano molte cose che avrebbero influito sull'esito finale della nostra
relazione. Il cambio di nome che pretesi da lei allo scopo di
proteggerla da un volgare ricattatore allevi forse un aspetto della
sua situazione, ma, al contempo, ne peggior diversi altri, non
ultimo il fatto che ci avesse messo a dura prova i nostri rapporti,
fino ad allora ottimi.
Confido che mi perdonerete se, essendo la mia mano stanca, mi
congedo da voi fino a che non sar di nuovo in grado di impugnare
la penna. Ripercorrere questi eventi ha turbato profondamente il
mio animo, tanto che, al confronto, metterli per iscritto in una
qualche forma  di gran lunga il male minore.
Spero e confido, signore, che queste rivelazioni non scuotano
troppo la vostra fiducia in me. Vi ringrazio di nuovo per la gentilezza
che mi dimostrate con il vostro continuo silenzio, e mi auguro
che, nella vostra benevolenza, mi accorderete il permesso di continuare
il racconto a tempo debito.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
39.

Hargood aveva preso la carrozza, cos poteva uscire in aperta
campagna.
Percorsero Lymington High Street e attraversarono il ponte a
pedaggio per Walhampton. Quando furono sull'altra riva, Hargood
schiocc le redini, e il roano prese a trottare. Si diressero
verso nord, lungo la sponda del fiume Lymington, quindi imboccarono
la ripida pista che saliva ad Hundreds Hill - il massiccio
roano procedeva senza tentennamenti - fino a raggiungere la
strada alta. L Hargood port la carrozza in una piccola chiazza
erbosa accanto alla pista e mise il freno. Il cavallo aveva la possibilit
di pascolare, giacch era forte abbastanza per tirare la
carrozza con le ruote bloccate per brevi tratti fino ad altre macchie
di vegetazione.
Facciamo una passeggiata, signore disse Hargood.
I sentieri erano bagnati in sguito allo scroscio di pioggia che
la notte precedente aveva inumidito la polvere, rendendo l'aria
limpida. Dopo aver sistemato il cavallo e la carrozza, si incamminarono
in direzione di Boldre.
Quello che  strano in voi cominci Hargood,  che non
le serbate rancore.
Avevano raggiunto uno stadio, nelle loro conversazioni, in cui
potevano riferirsi alla signora Quill senza neppure farne il nome,
come se fosse una presenza costante fra loro.
Perch dovrei? chiese Grange. Camminavano lungo la carreggiata
fianco a fianco, a passo moderato. Tra gli alberi si vedevano
svolazzare mosche e, di tanto in tanto, qualche ape.
Talvolta le ali degli insetti mandavano riflessi di luce.
Per le ferite che vi ha causato.
Non mi ha causato alcuna ferita. Mi sono ferito da solo.
Pu darsi, Silas. Hargood fece una pausa per raccogliere le
idee, assumendo un'espressione paziente. Ma  salutare essere
cos spassionati?
 forse salutare risentirsi senza ragione?
S ribatt Hargood di botto e perentoriamente. Vi sfider
apertamente dicendovi che lo . Credo che il risentimento abbia
poco a che vedere con la ragione. Questa  la mia opinione. La
ragione, di per s, non  causa di risentimento. Le cause del
risentimento sono al di l della ragione. Il risentimento si giustifica
da s.
Credete?
Eccome se lo credo. E vi sarei grato se non rispondeste di
continuo alle mie domande con altre domande. Il risentimento,
mio caro signore, dipende dalle emozioni. La ragione dipende
dalla mente. Tra i due non vi pu essere nesso.
Per un po' camminarono in silenzio.
Bene. Grange fece una pausa. Se mi  consentito farvi
una domanda, che cosa volete sapere esattamente da me?
A me sta a cuore la vostra salute. E in quanto vostro medico,
vi chiedo questo: se riusciste a concedervi un po' di collera, una
certa stizza, non facilitereste la vostra guarigione?
Grange sorrise. Non nutro collera, sicch il fatto che riesca o
meno a concedermela mi sembra al di fuori dei termini della
nostra discussione.
Secondo il mio punto di vista, se un uomo  turbato, forse
ha il diritto, e persino il dovere, di consumare un po' di collera.
Mi pare che, per provare questo risentimento, dovrei credere
che mi abbia fatto del male...
Non ve ne ha fatto?
Grange fece una pausa. Non lo so.
Non lo sapete. Hargood era stupito. Eppure  senza
dubbio il pi facile, il pi elementare degli assunti. Quella donna
vi ha provocato una crisi. La vostra salute  peggiorata in modo
allarmante. Tutto ci non  forse male?
 proprio questo il punto. Quando affermate che lei mi ha
provocato una crisi, debbo ripetervi che forse buona parte della
causa era dentro di me. Avete detto voi stesso che io ero predisposto
a ci che mi  accaduto.
L'assolvete, dunque, da qualsivoglia responsabilit per la
vostra attuale condizione?
Se il male  fatto involontariamente, senza cattiveria, non vi
sono motivi di risentimento.
E non credete che vi possa essere stata volontariet?
Sarebbe dunque una donna cattiva? Non l'ho mai vista cattiva
nei confronti di nessun altro. Perch dovrebbe esserlo proprio
nei miei confronti?
Per varie ragioni. Forse l'avete turbata, o avete minacciato il
suo equilibrio. Avete detto che si era opposta aspramente al
vostro proposito di sposare la figlia.
A quanto pare aveva tutte le ragioni per difendere quello
che considerava l'interesse di Jane. Pur non essendo fonte di
grande felicit, il suo matrimonio se non altro le offriva una certa
agiatezza e una certa stabilit.
Hargood ebbe un sussulto. Avete affermato che il matrimonio
della figlia non era felice?
 cos.
Non me l'avevate mai detto.
Davvero?
No, signore, non me l'avevate mai detto. Hargood pareva
furioso. Sembra che vi sia un gran numero di fatti e di particolari
che non mi avete rivelato. Mio caro Silas, la vostra reticenza
su queste faccende non ci aiuta. Nelle nostre conversazioni
certi fatti fondamentali per la nostra discussione emergono senza
preavviso. Se tendono a saltar fuori per caso, come relitti venuti a
galla di colpo,  perch queste cose ve le tenete per voi.
Di fronte all'apparente sdegno di Hargood, Grange si concesse
un breve sorriso.
Dal momento che mi nascondete cos tante cose insistette
Hargood, non c' da stupirsi se non riusciamo ad andare a
fondo della questione!
Qualsiasi cosa decidiate di credere, Hargood, vi assicuro che
non vi nascondo volontariamente informazioni che potrebbero
essere utili.
No, signore, voi non lo fate.  un'altra la regola a cui vi
attenete. La verit  che voi non fornite informazioni a meno che
non ve le si chieda esplicitamente, o a meno che non si scoprano
casualmente nell'mbito di un altro discorso.
Grange taceva. Continuiamo, dunque disse Hargood, soddisfatto
che comunque l'amico avesse espresso la propria opinione.
Avete detto che il matrimonio della figlia non era felice.
Permettetemi di chiedervi chi vi ha informato.
Informato?
S.  stata la madre o la figlia a darvi questa informazione?
Credo la signora Quill.
Vi ha detto che il matrimonio della figlia non era felice?
Da quel che ricordo, me lo disse durante una conversazione.
Discutevamo delle donne in generale. O meglio, era lei a parlarmene.
Mi disse che molti matrimoni erano insoddisfacenti. Poco
dopo, quasi a mo' d'esempio, cit il caso di sua figlia.
Ve ne parl prima che incontraste sua figlia?
Credo di s.
Dunque, quando vi present la figlia, sapevate sia che era
sposata sia che non era felice del suo matrimonio.
S.
Dopodich vi incoraggi a manifestare il vostro affetto nei
confronti della figlia.
Hargood, siete ingiusto con lei.
Ingiusto? Io mi limito a inseguire i fatti.
I fatti sono solo la superficie.
Davvero, signore. I fatti sono solo la superficie.
Ci che conta, credo,  il cuore.
Il cuore, certo. Ci che conta  il cuore.
Mi sembrate agitato.
Sono agitato, signore.
Perch mai?
Perch mi pare di scorgere una mano dietro a questa
faccenda.
Quale mano?
La mano della signora Quill.
Non la vedo.
Non la vedete.
Ho l'impressione che continuiate a ripetere quello che
dico.
Ho l'impressione, signore, che comprendiate la natura delle
vostre risposte solo se io ve le ripeto. Ripetendovele, signore,
sono deciso a farvi vergognare al punto da ricondurvi alla
ragione.
Grange sorrise. Credo proprio di essere in grado di capire la
natura delle mie risposte nel momento stesso in cui ve le
fornisco.
E allora proseguiamo disse Hargood, fingendo che le
capiate.
Proseguiamo, vi prego disse Grange.
La signora Quill, facendovi un discorso in generale, vi dice
che certe donne sono infelici. Quindi vi fa l'esempio specifico di
sua figlia, la quale non sarebbe felice del proprio matrimonio.
Successivamente incoraggia le vostre attenzioni verso la giovane.
Non vedete alcuna manipolazione in tutto ci?
No disse Grange.
No? chiese Hargood.
Nei primi due casi - ovvero l'affermazione che le donne,
certe donne, siano infelici, e che sua figlia sia infelice - vedo solo
dei dati di fatto. Nel terzo e ultimo caso - il fatto cio che
incoraggiasse le mie attenzioni verso la figlia - non scorgo altro
che generosit e fiducia.
Generosit e fiducia ripet Hargood.
Ho l'impressione disse Grange, che abbiate ripreso a
farmi il verso.
Mi sembra che non ammettiate la presenza della cattiveria
nel mondo. Per voi il male non esiste.
Non  questo il problema. Diciamo che non attribuisco
intenzioni malvagie a chicchessia, a meno che non sia l'unica
spiegazione possibile.
Ma  assurdo afferm Hargood. Non vi  dubbio che si
debbano attribuire intenzioni malvagie laddove questa sia la spiegazione
pi adeguata, ovvero la pi semplice.
Ma  quasi sempre la spiegazione pi semplice. Se siamo
colpiti da un fulmine, diciamo che si tratta della collera di Dio.
Se la gente muore senza causa apparente, pensiamo che sia colpa
degli spiriti maligni. Mi pare che la maggior parte della nostra
professione medica, se non tutta, consista nel respingere la spiegazione
"semplice" della cattiveria a vantaggio della verit.
Mi pare disse Hargood, che la verit sia un'amante con la
quale non avete rapporti molto intimi.
Grange cap che questo era il mnito finale di Hargood, almeno
per il momento, e che il compagno desiderava riflettere sui
propri pensieri. Hargood sottoline tale intenzione con un cambio
di passo. Fino ad allora avevano passeggiato tranquillamente;
adesso Grange si sentiva trascinato dalla maggior energia che il
pi anziano dei due conferiva alla sua falcata. Si chiese se Hargood
stesse cercando di imporre il silenzio con la ferocia della
sua velocit, o se magari intendesse punire il collega pi giovane
per la sua dabbenaggine.
Quale che fosse il motivo del comportamento di Hargood,
anche Grange fu lieto di mantenere il silenzio mentre attraversavano
i lunghi prati in direzione della costa per poi svoltare a
destra lungo il litorale e procedere per diverse miglia verso Beaulieu,
prendendo il sentiero che rasentava le saline costiere.
...
40.

Avevano raggiunto una lunga valle, o meglio un declivio, con
boschi da un lato, e un vasto prato e campi d'orzo o d'avena
dall'altro. In mezzo alla valle scendeva un torrente. Dinanzi a
loro, un velo di bruma s'innalzava dall'erba umida del prato.
Decisero di riposare per qualche minuto all'ombra di una
macchia di querce.
Grange fissava uno sprazzo di luce estiva che bagnava l'altra
sponda del torrente, oltre il prato. L scorse una lepre, seduta in
posizione eretta. Fu colto dalla singolare idea che la bella creatura
fosse femmina, e che quella sua postura, cos calma e vigile,
fosse di ascolto. L'animale, che aveva una chiazza bianca sul
fianco, indietreggi di un paio di metri e quindi prosegu in
avanti, procedendo lesta a grandi balzi. Le zampe posteriori
parevano un solo arto, poi doppio, e poi di nuovo singolo. La
lepre si ferm con la zampa sinistra appoggiata piatta sul terreno,
la testa bassa e un'espressione concentrata. Si mise a brucare,
muovendosi lentamente da un ciuffo d'erba all'altro. La videro
scivolare sempre pi in l, nella luce abbagliante.
Ho sentito dire che la lepre  un simbolo pagano disse
Hargood pacatamente.
Una divinit femminile ribatt Grange, e poi, come per
attenuare la forza della sua asserzione, aggiunse: Cos dicono.
Si era concentrato a tal punto sull'animale che ora gli dolevano
gli occhi. Per concedersi un temporaneo sollievo, diede uno
sguardo tutt'intorno. Api volteggiavano nella radura, posandosi
sui piccoli fiori purpurei ai bordi dei campi. Aleggiava un odore
di putrefazione. Nel sottobosco, la carcassa di un roditore era
coperta da un nugolo di mosche blu.
Grange distolse lo sguardo e cerc di individuare la forma
immobile della lepre stagliata sull'erba luccicante. All'improvviso,
allarmata, essa saltell in avanti, producendo con le zampe un
rumore sul terreno. La sua ombra si muoveva dolcemente su e
gi sotto di lei. Grange osserv la spina dorsale dell'animale
contrarsi e distendersi finch il corpo e l'ombra non si dileguarono
oltre l'ultimo sfavillio del campo.
Rimasero in silenzio per alcuni secondi. La scomparsa della
lepre sembrava aver infranto un incantesimo.
Procediamo disse Hargood.
Presero a discendere il prato. Nella radura c'era una casa
abbandonata e cadente, con accanto dei vecchi carri agricoli
ormai a pezzi. Il luogo era pervaso da un'aura di silenzio. Nubi
passavano dietro gli ingranaggi arrugginiti di un vecchio mulino
ad acqua sull'altra sponda del torrente.
In un angolo della radura c'erano delle arnie molto malmesse.
Grange immagin che fossero abbandonate, ma da almeno due
di esse saliva della foschia o del fumo. Quando si avvicinarono gli
insetti iniziarono a somigliare piuttosto a palline o a losanghe, ad
avena selvatica, a semplici granelli di polvere. Sul limitare opposto
del bosco si estendeva un lungo campo d'orzo che digradava
verso un torrente. Grange contempl la quiete del lungo declivio.
Abbiamo visite, credo disse Hargood.
Uno sciame d'api si muoveva come uno spettro sulle arnie: un
turbine che barcollava come un ubriaco, o forse un animale privo
di scheletro. In lontananza le api parevano vaghe come un effluvio
od un profumo, ma da vicino vibravano e ronzavano. I
singoli insetti si muovevano cos veloci da somigliare a indistinte
meteore color ambra. Ora la radura era attraversata da sprazzi di
fuoco dorato. La loro folle musica si trasform in singoli, distinti
impulsi sonori.
Grange prov la prima fitta di dolore alla mano, la seconda
sotto l'occhio. Poco dopo lui e Hargood, come un unico animale
in preda al panico, correvano buffamente congiunti alzando le
ginocchia tra le felci, inseguiti dall'ombra informe delle api,
mentre Hargood urlava: Maledette bestie, signore, maledette
bestie. Discesero l'alto argine di fango, a scivoloni, e poi sbatterono
sulla superficie dell'acqua con le ginocchia e i gomiti,
infrangendone la lucentezza.
Come nuvole precipitate, furono sommersi dal torrente e dal
suo silenzio calmo e senza tempo.
L'acqua limpida era gelida; il letto di ghiaia dorata rifletteva la
luce del sole. Grange emerse inspirando profondamente. Lo
sciame oscurava ancora la superficie dell'acqua. Attorno a lui
l'orizzonte sembrava bassissimo. Di Hargood era visibile solo
la testa, sopra la superficie chiara dell'acqua, la giubba rovesciata
sulla testa a mo' di cappuccio. Il ronzio impazzito delle api si
abbass su di loro, ma poi di colpo l'ombra informe si allontan
come se, per qualche inesplicabile ragione, fosse stata improvvisamente
colta dalla noia.
Nella luce sfavillante, Grange emerse cauto dall'acqua e si
guard intorno, girandosi verso il compagno.
I capelli di Hargood aderivano al cranio come il pelo di una
lontra, perfettamente divisi a met dall'acqua. Gli occhi avevano
un'espressione spiritata. Vi sono poche cose che mi commuovono
pi di uno sciame, signore. Il sollievo l'aveva reso loquace.
La passione collettiva della massa, quella sensazione di fame
di carne e di parti tnere. Credo, signore, che vi siano poche cose
pi esaltanti per i sensi.
Si guardarono intorno con circospezione nella radura. Gli
insetti sembravano spariti. Camminarono lentamente nell'acqua
verso la ripida sponda.
C'era uno stretto solco nella terra che scendeva al torrente,
usato dagli animali per andare ad abbeverarsi. Lo risalirono,
Hargood faceva strada. In cima alla sponda, furono entrambi
assaliti dal freddo. Un tiepido sole batteva loro sulla schiena.
Si tolsero gli stivali e li svuotarono dell'acqua. Grange sent un
brivido inatteso, la stessa sensazione di calma quasi palpabile che
provava dopo aver eseguito un intervento chirurgico od un'amputazione,
il sospiro di sollievo del suo corpo una volta passato il
pericolo.
Attaccate ai loro abiti c'erano ancora delle api, fradice d'acqua.
Spiegavano le ali al sole e, una dopo l'altra, prendevano il volo.
Grange immagin i sottili ingranaggi della vita nei campi, gli
insetti ronzanti, i fiori che si chiudevano o si aprivano alla luce
del sole. Si figur il meccanismo delle api, le ali che battevano
con perfetta sincronia, come uno di quegli straordinari orologi.
Posso togliervele di dosso, se vi danno fastidio disse Hargood.
Ma Grange alz la mano facendogli segno di tacere e
seguit a osservare le ultime api ritardatarie che spiccavano il
volo.
Il sole batteva su di loro. Quel tuffo improvviso aveva messo a
fuoco la loro situazione, e i brividi non scacciavano tale pensiero.
Credo che faremo bene a tornare a casa mia, prima di prenderci
un'infreddatura disse Hargood.
Si trascinarono faticosamente per i campi, con le scarpe bagnate
che cigolavano.
...
41.

La carrozza era a circa a un miglio di distanza, e altrettanta strada
c'era da percorrere per arrivare a casa di Hargood. Il sole li
riscaldava a sprazzi. Le more cominciavano ad apparire sui rovi
accanto ai fossi e alle siepi.
Giunti al vialetto d'accesso, scesero dalla carrozza, e Hargood
leg il roano. Quindi si avvicinarono alla casa, conciati come
vagabondi. Grange ebbe una breve visione di loro due che venivano
scambiati per perdigiorno e cacciati via da Simmonds.
Hargood sollev la maniglia e apr la porta. Simmonds
chiam.
Signore? fece la voce leggermente querula proveniente
dall'interno.
Siamo bagnati fradici url Hargood. Abbiamo bisogno
subito di abiti di ricambio per due.
Simmonds apparve sulla soglia, fece un cenno al padrone e
scrut brevemente Grange, notando i rigonfiamenti che aveva
sul viso e la spiccata decolorazione sotto l'occhio destro.
Uno sciame d'api spieg Grange. Siamo stati costretti
alla ritirata.
Simmonds annu nuovamente e disse: Api selvatiche, signore.
Sono assolutamente imprevedibili. Quindi si gir e si inoltr
nella casa, in cerca di vestiti asciutti. Grange osserv la sua
sagoma curva dissolversi nell'oscurit.
Hargood e Grange entrarono nel vestibolo. Hargood chiuse la
porta dietro di loro. Erano ancora talmente zuppi che sul pavimento
si formarono pozze d'acqua, ma la situazione non era cos
straordinaria da impedire ad Hargood di recitare una breve omelia
sulla natura di certi insetti: Stranamente, se calpestate un nido
di vespe, queste si levano in volo e vi attaccano per pungervi. Ma
se vi ritirate o scappate, non vi seguono en masse. Le api, invece,
sono diaboliche: sembra che l'inseguimento le ecciti.
Quali sono le vostre conclusioni?
Penso che la natura si suddivida in conservatori e rivoluzionari,
signore. Le vespe si infuriano se invadete il loro territorio, ma non si
spingono oltre. Le api, invece devono avere una punta di fanatismo
dentro di s. Si potrebbe parlare di animo rivoluzionario.
Credete che siamo stati vittime di un attacco da parte di
rivoluzionari?
Ne sono convinto. Ma ora spogliamoci sugger Hargood.
Mi auguro che il fuoco sia acceso nello studio.
Abbandonarono le giubbe, i calzoni, le camicie ed i fazzoletti
da collo sulla sedia del vestibolo e attraversarono l'ampia sala
interna dove Hargood lavorava e scriveva le sue lettere.
Con addosso solo la biancheria intima di lana, Hargood somigliava
ad una di quelle grosse larve bianche e virulente che vivono
sotto la corteccia degli alberi. I residui di un pallido fuoco bruciavano
nel camino. Hargood vi gett sopra nuovi ceppi di legno
di faggio e si freg le mani. Prese il mantice ed attizz il fuoco.
Un bicchiere di brandy?
Grange annu, assorto nei suoi pensieri. Notando quell'aria
preoccupata, Hargood gli porse un bicchiere pieno, quindi riprese
a soffiare sul fuoco con il mantice. Credo che siamo stati
aggrediti da una presenza maligna, signore disse.
Credete?
Senza dubbio ora mi direte che quelle dannate creature non
volevano farci del male, che le loro intenzioni erano benevole.
Forse abbiamo disturbato il loro equilibrio.
Entrando nella radura? Al diavolo, avremo bene il diritto di
attraversare una radura senza essere attaccati dai suoi abitanti. Si
sono comportate, se posso dirlo, come la plebaglia di Parigi.
Se invadiamo il loro mondo, signore, forse hanno il diritto di
scagliarsi contro di noi.
Finito di ravvivare il fuoco, Hargood si gir verso di lui, e stava
per rispondergli. Ma Grange si era di nuovo distratto e studiava i
mutevoli riflessi del liquido che si muoveva nel bicchiere.
Che tipo strano siete, Silas disse Hargood. Siamo sfuggiti
incolumi a una folla inferocita, ci siamo fatti un bel bagno, e voi,
anzich provare sollievo, sprofondate di nuovo nella contemplazione
della vostra amata.
...
42.

Dove si  cacciato quel dannato Simmonds con i nostri abiti?
chiese Hargood. Quell'uomo  troppo meticoloso. Sar l di
fronte al guardaroba ad esaminare una mezza dozzina di combinazioni
possibili, incapace di decidere.
Si alz e usc dalla sala. Grange lo ud urlare, quindi percep
una sorta di conciliabolo sulle scale. Hargood afferm che i
nuovi cambi non erano del tutto adeguati, e poi arring Simmonds
con garbo sull'opportunit di una scelta diversa. Entrambi
risalirono le scale fino alla camera da letto del padrone, dove
Hargood continu ad ammonire Simmonds sulle corrette combinazioni
di giubba, calzoni e fazzoletto. Nel frattempo, Grange
fu lasciato solo accanto al focolare.
L'aria calda presente nella stanza veniva risucchiata dalla canna
del camino. Da quando Grange era stato immerso da Swann
nelle fiamme della fornace, tutti i fuochi gli parevano repliche in
piccolo di un unico grande fuoco. Sapeva che si trattava dello
stesso fenomeno fisico: mentre guardava le fiamme, la parte
anteriore del corpo si scaldava, ma alle sue spalle il freddo si
addensava come una premonizione. Si alz dalla sedia e si inginocchi
di fronte al camino per disporre accuratamente i ceppi
con un attizzatoio. Intanto rifletteva sulla stranezza e sulla persistente
intensit dei propri sentimenti per Celia Quill: ardeva al
calore delle proprie emozioni e al contempo gelava per effetto
della mente, dei processi razionali sempre in atto in fondo ai suoi
pensieri.
Grazie al suo intervento il fuoco avvamp, poi lentamente si
plac. Dopo un po' Grange si rialz e si mise di nuovo a sedere,
le lunghe gambe piegate in modo goffo. Appoggi la testa allo
schienale, continuando a fissare le fiamme. Di quando in quando,
nel legno annerito dal fuoco divampavano scintille che parevano
occhi. Linee rosse di calore si diffondevano, simili a grinze
di bocche immaginarie. La sua fantasia cominci a partorire
demoni di fuoco con sopracciglia corrugate e fauci rosse.
Si lasci cullare dai pensieri. Il fuoco pareva raggiungere gli
intimi recessi della sua mente. Riflett sui concetti di fedelt e di
condiscendenza. Almeno per un verso Hargood aveva ragione: la
sua ossessione sulle circostanze della partenza della signora Quill
non accennava a diminuire. Il tempo non aveva alcun effetto su
quel processo. Esso si rinnovava costantemente, traendo la propria
energia da una zona profonda dell'io, situata al di l del suo
raggio d'azione immediato. Si chiese per quanto tempo ancora
tali pensieri avrebbero continuato ad ardere nella sua mente, e
quali condizioni fossero necessarie per fermare il flusso del combustibile.
Mentre la sua mente rimuginava irrequieta su questo
tema, si ricord di quando Swann gli aveva detto che gli operai
delle fornaci, per poter convivere col fuoco, imparavano a svuotare
le loro menti, come gli ind. Grange aveva l'impressione che
anche gli amanti facessero lo stesso: permettevano al fuoco di
circolare dentro di s, si lasciavano andare, non tanto perch lo
volessero, ma perch tenere a bada le fiamme era uno sforzo
ancora pi grande. Sapevano istintivamente che nel tentativo
di arrestarne il flusso avrebbero corso il rischio di scottarsi,
bruciarsi, ferirsi, consumarsi fino alla morte. A volte avrebbe voluto
essere capace di spiegare ad Hargood che arrendersi alla sua ossessione
significava imboccare la strada della minima resistenza,
quella del minimo danno alla mente ed al corpo. Non poteva
impedire che il processo facesse il suo corso, che le fiamme
ardessero: era costretto a sottomettergli la sua mente e le sue
emozioni, nella speranza di uscirne senza troppi danni.
Eravate seduto cos tranquillo che pensavo vi foste
addormentato.
Stavo solo pensando. La legna ora brucia bene.
Davvero. E su che cosa riflettete?
Medito sulle vostre idee circa le ragioni della signora Quill.
 saggio da parte vostra riflettere sulle mie idee intorno a
qualsivoglia argomento approv Hargood. Ecco qua degli
abiti asciutti per voi.
Gli mise davanti della biancheria pulita, una giubba di velluto,
un fazzoletto da collo, calzoni color crema e calze.
Coraggio, signore, toglietevi di dosso quella roba umida.
Hargood diede l'esempio sfilandosi la maglia dalla testa e togliendosi
le brache. Grange vide il petto e la pancia ricoperti
di peli, i genitali pesanti, un corpo rubicondo simile a quello
di Pan. Si alz e si sfil la maglia. In confronto al corpo dell'amico,
il suo aveva arti esili, era bianco e aveva ossa lunghe.
Hargood gli porse una maglia asciutta e pulita.
Si vestirono velocemente, entrambi parzialmente girati di
spalle per riguardo alla presenza dell'altro.
Mio caro Silas, posso essere in disaccordo con voi sulle
ragioni della signora Quill, ma qualsiasi dubbio io nutra nei suoi
confronti, vi assicuro che considero sacra la sua vita privata. Mi
capite, vero?
Grange ebbe l'impressione che fosse una domanda retorica,
ma annu in segno d'approvazione e continu a vestirsi.
Chinandosi per allacciarsi i calzoni, Hargood prosegu: Non
dobbiamo in alcun modo permettere che le voci sulla sua partenza
si diffondano tra la popolazione. Per quanto gli abitanti di
questa citt, presi uno per uno, siano brava gente, la loro volont
collettiva non  cos benefica per la nostra causa. Sono pronto a
parlare con franchezza a qualsiasi uomo, ma il mormorio della
folla, in cui un sussurro ingigantisce l'altro,  l'anticamera
dell'inferno. No, vi prometto che le faccende di cui abbiamo discusso
saranno risolte tra noi, e da noi soltanto, nelle nostre
anime, di fronte a Dio, senza la terribile partecipazione della
volont comune.
Da come parlate, sembra che i cittadini di Lymington siano
una banda di rivoluzionari.
Credo che gli individui siano anche benigni, signore, ma
tutte le collettivit sono potenzialmente pericolose. Se c' una
cosa di cui sono contento  di essere nato da questo lato della
Manica e di vivere in una societ civile che rispetta l'individuo e
le sue eccentricit.
Fintantoch non lede le eccentricit degli altri?
Precisamente.
Pensate che qualsivoglia interesse per la collettivit sia
insano?
Ne sono convinto.
Eppure obiett Grange,  senza dubbio la nozione di
bene collettivo a guidare i nostri pi validi legislatori.
Non posso parlare per i politici ribatt Hargood.
Credete che vi sia una differenza tra la nostra professione e
quella dei politici?
Certo.
Non ci occupiamo forse anche noi, come loro, del miglioramento
del destino umano?
Vi  una grande differenza tra le due professioni insist
Hargood, che non pu essere colmata.
A quale differenza vi riferite di preciso?
La medicina tratta l'individuo, la politica la massa.
 questa la differenza?
 una differenza profonda, signore. La pi radicale differenza
esistente al mondo.
Grange intu che Hargood si era rifugiato dietro una trincea, e
che di l avrebbe opposto strenua resistenza. E voi credete che
questa differenza sia assoluta?
Sapete bene che sull'altra sponda della Manica vi sono persone
che hanno permesso a questa volont collettiva di esplodere,
incoraggiandola attivamente. E non sto parlando di qualche contadino
arruffapopolo. Mi riferisco a uomini istruiti, avvocati e legislatori,
persino ad alcuni medici, i quali credono che lo stato e il suo
funzionamento debbano essere fondati sulla volont collettiva.
Non siete d'accordo?
Quando la volont collettiva  separata da quella individuale
e comincia a dominare gli interessi e i desideri dell'individuo, si
trasforma in un'entit sconosciuta e pericolosa. Diviene capricciosa
come quel dannato sciame d'api.
Grange sorrise. Credo che quello sciame d'api finir per
ossessionarvi, Hargood. Nei vostri sogni sarete inseguito da frotte
di rivoluzionari alati.
Finirono di vestirsi e, dopo che Hargood ebbe persuaso
Grange ad accettare un secondo bicchiere, questi si conged e
si avvi verso casa, barcollando un po' per effetto del brandy
bevuto a stomaco vuoto e con la mente occupata ad inventarsi
scuse per la signora Thompson che giustificassero il nuovo infradiciamento.
Ripass le spiegazioni che sarebbe stato costretto
a dare per il cambio d'abiti, e cerc di ripetersi la storia fino a
farla apparire convincente. Era sempre pi dell'idea che la verit
fosse anch'essa un genere di finzione, buona essenzialmente per
adattarsi ai fatti. Le ferite superficiali che aveva sul viso (le punture
d'api gli avevano provocato visibili gonfiori bluastri e verdi),
pens, sarebbero state una prova fisica sufficiente del loro alterco
con le api, e avrebbero avvalorato la sua storia. Cos, se non
altro, la signora Thompson non l'avrebbe accusato di essersi
tuffato in un fiume freddo con l'espresso e specifico proposito
di irritarla e di mettere a repentaglio la propria salute.
...
43.

Stranamente, a dispetto di quanto aveva detto a Hargood sull'inseguimento
da parte di rivoluzionari alati, quella notte fu lo stesso
Grange a sognare le api; sogn il lieve sibilo della loro operosit,
le loro sagome segmentate, i corpi compatti e le ali luccicanti
come smalto. Le immagin nelle profondit dei loro alveari,
immerso in uno stato di coscienza a met tra il sogno e la veglia. Si
figur le deboli tracce luminescenti attraverso la cera dei favi, la
loro esistenza nascosta e mummificata, e le celle pulite delle giovani
api. Non vi era alcun senso nella loro attivit e nel loro
perpetuarsi. L'alveare era un ciclo dalla giovinezza alla vecchiaia
e poi di nuovo alla giovinezza. Tuttavia ogni generazione subiva
trasformazioni spettacolari. La pelle ed i muscoli disseccati esplodevano
in nuove ali e in nuovi corpi segmentati e lucenti. Erano
come angeli che salivano al cielo in una nube di sfere d'ambra
oscillanti che si muovevano di volont propria. Ma allo stato
collettivo sapevano essere rapaci ed eccessive; aveva sperimentato
la loro rabbia gretta e violenta, il modo in cui si infilavano nei
vestiti e tra i capelli. Le immagin assumere diverse forme: sagome
di animali, di una casa, di una porta priva di cardini. Le vide
uscire come fumo dalle arnie, colme di indignazione, e si dest
mentre sognava di sprofondare in acqua, con la fronte imperlata
di sudore freddo, mentre la nuvola nera si allontanava.
...
44.

Mio caro Leman,
ora che ho dato inizio al mio racconto, sono costretto a
proseguirlo.
La mia amante e io avevamo raggiunto una condizione che
aveva prodotto una nuova intesa fra di noi, portando per con s
anche altri aspetti, come un certo distacco, forse, o una certa fragilit.
Tale intesa fu scossa a sua volta da ci che ora vi racconter.
Avendo spinto la mia amante a cambiare nome e domicilio per
evitare ulteriori attenzioni indesiderate da parte del fratellastro,
traslocammo in una nuova casa. L continuammo alla stessa maniera
di prima, ed ella seguit a dedicarsi agli studi e alla musica
per alcuni anni. Aveva ormai passato i vent'anni ed era una donna
giovane, bella e di grande fascino, e aveva gi cominciato a far
colpo su coloro che s'imbattevano in lei, grazie alla sua forza di
carattere ed alla vastit delle sue conoscenze. Forze aveva perso un
po' di vivacit dopo l'incidente di cui vi ho parlato nell'ultima
lettera; si era fatta pi riservata, ma si applicava comunque con
determinazione nei suoi studi. La mia ammirazione per lei cresceva.
Ero consapevole d'aver trovato, in quella ragazza umile, una
compagna per la mente, se non addirittura per l'anima. Col senno
di poi, oggi potrei dire che ammiravo la sua mente e la sua indole
pi di quelli di chiunque altro, bench a quell'epoca mi limitassi a
benedire la mia buona sorte ed il mio intito, che mi avevano
permesso di trovare un'amante siffatta.
Mentre prima avevo desiderio di mostrarla al mondo, o almeno
ai miei amici, ora preferivo tenerla per me. Quando si comincia a
cogliere l'autentico valore di una donna del genere, l'opinione
altrui non  pi necessaria. Sebbene vi fossero in lei segni di
perplessit o di freddezza in sguito al nostro alterco sull'uso improprio
dei fondi che le avevo assegnato, credo che, se era comparsa
una certa maturit da parte sua nella nostra relazione, ci non
avrebbe fatto che accrescere il mio rispetto per lei.
Cos continuammo per altri due anni circa. Poi accadde qualcosa
i cui effetti incisero a tal punto sul nostro piacevole mnage che di
l in poi i nostri rapporti mutarono in modo irreparabile.
Vi ho gi parlato del fatto che tra le mie conoscenze non ero
riuscito a trovare una compagna per la mia anima. La decisione di
trovarmi un'amante a Londra, lontana dalla mia vita lavorativa e
quotidiana, aveva svolto la sua funzione in modo ammirevole. Non
costituivo pi una minaccia o un flagello per le ragazze di buona
famiglia. E invero, se adesso le matrone avevano motivo di lamentarsi,
era perch mi ero ravveduto troppo e, al di fuori degli obblighi
sociali, non mostravo particolare interesse per alcuna delle loro
figliole. Gi questo, forse, dava adito a commenti, ma la mia moderazione
non era certo motivo di scandalo. Cos continuai a raccogliere
successi nella mia professione. Mi cautelai affinch le mie
frequenti visite a Londra avvenissero sempre sotto gli auspici del
Collegio dei Medici, nei cui affari seguitavo ad avere il mio ruolo. Il
miglioramento della mia posizione sociale tra i cittadini di Lymington
non era d'ostacolo a un crescente coinvolgimento negli affari del
Collegio, sicch ero a tutti gli effetti al di sopra di ogni sospetto.
Erano giorni felici per me, e spesso durante la mia attivit
pensavo alla mia amante, sebbene avessi l'impressione di non conoscere
appieno la sua mente.
Dopo il nostro cambiamento di domicilio, non seppi pi nulla di
quel mascalzone di Henri Duchamp. Posso solo ipotizzare che fosse
tornato alla sua occupazione precedente e, se cos fu, credo che il
suo ritorno a un impiego rispettabile sia stato benefico per la sua
persona e per l'edificazione della sua anima. E anche se la mia
amante, probabilmente, mi serbava rancore per ci che avevo fatto,
ero dell'opinione che il cuore tenero del sesso femminile non fosse
sempre la guida migliore nelle relazioni sociali, sicch un'energica
dimostrazione di carattere da parte dell'uomo, se controllata a
dovere, poteva aiutare a disperdere gran parte della confusione
che accompagnava le buone intenzioni delle donne.
Credevo di aver posto la nostra relazione su una giusta base, e se
la conseguenza era una certa freddezza da parte sua, si trattava del
prezzo da pagare per il nostro equilibrio. Cos, dopo aver superato
la buriana, tornammo a una condizione serena. A un certo punto le
restituii il controllo sulle finanze della casa, e da allora in poi ella si
dimostr un eccellente amministratrice sotto ogni aspetto.
Non vorrei congratularmi troppo con me stesso per i risultati
raggiunti, tuttavia per alcuni anni conducemmo una vita tranquilla,
come si conviene a un uomo e alla sua amante. Raccontandovi
questa vicenda ho riaperto, per cos dire, un capitolo del mio passato
che dev'essere completato prima di tornare al presente.
Narrarvi il sguito di questa vicenda sar doloroso, ma dovr farmi
forza e metterlo per iscritto, per il bene stesso della mia anima. Ora
per il dovere mi chiama, e prima di continuare debbo chiamare a
raccolta tutte le mie risorse. Poich i fatti che vi riferir mi bruciano
ancora, sono lieto di questa tregua. E cos, signore, concludo
questa missiva. A tempo debito vi scriver di nuovo.
Hargood.
...
45.

Fermo in mezzo alla palude, Grange era impegnato in una schietta
conversazione con Swann. Un vento da sud-ovest soffiava sulla
pianura coperta di gramigna. A volte il vento fischiava cos forte
che i due erano costretti ad alzare la voce. Ho visitato una
fornace di notte, e ho visto con i miei occhi le condizioni in cui
lavorano quegli uomini. Ma supponiamo che volessi vedere da
vicino una fornace alla luce del giorno per esaminare pi a fondo i
particolari del suo funzionamento, che cosa dovrei fare?
Dovreste osservare con discrezione.
Con discrezione?
Gli uomini delle fornaci sono molto sospettosi verso le persone
che desiderano assistere alle loro operazioni per lungo
tempo.
Perch?
Per via degli Ufficiali del sale.
Ma io non sono un Ufficiale del sale.
Swann studi Grange brevemente, quasi si domandasse se
quell'ostentazione di ingenuit nei confronti della realt locale
fosse voluta. Dopo aver constatato che la perplessit del medico
era autentica, rispose: Penserebbero che voi possiate riferire a
qualcuno le informazioni raccolte. In passato gli Ufficiali del sale
si sono serviti di spie.
Spie? Ma  assurdo, signor Swann. Parlate come se fosse in
corso una guerra.
Non  forse cos, signore?
Swann, ora mi sembra che esageriate. Durante le mie passeggiate,
ho visto io stesso gli Ufficiali del sale nell'esercizio delle
loro funzioni.
Le loro funzioni, signore?
Ne ho visti uno o due che osservavano le paludi con il
cannocchiale...
"Sorveglianza", credo che la chiamino.
Sorvegliano ed effettuano controlli, cos come prevede la
loro mansione.
Swann scrut Grange attentamente e decise di cambiare tattica:
La tassa sul sale, se paragonata al valore materiale di
quest'ultimo,  la pi alta del regno.  pi elevata che per qualsiasi
altra merce. E i produttori di sale hanno il dente avvelenato
per questo.
 comprensibile. Ma non vedo in che modo ci dovrebbe
portare alla situazione che descrivete.
Perch le autorit, per riscuotere la tassa, ritengono giusto
inviare un corpo di uomini con il compito di sorvegliare il lavoro.
Cio gli Ufficiali del sale?
Swann fece una pausa per scegliere bene le parole. Se
fossero qui semplicemente per raccogliere le tasse, perch avrebbero
bisogno di cos tanti barcaioli e ufficiali a cavallo a Lower
Woodside Green? Basterebbero pochi impiegati.
E voi sostenete che l'intero corpo di uomini  impegnato a
spiare?
A spiare ed ad incutere timore, signore. Tutti nelle paludi ne
sono al corrente, tranne... Swann si interruppe.
Tranne forse un certo medico, signor Swann?
Swann si pass la lingua sulle labbra. Voi non vivete sulla
costa, signore. Ci passate soltanto, durante le vostre passeggiate.
Voi invece ci vivete disse Grange, e dunque lo sapete.
Il valore del sale prodotto  di uno scellino al bushel. La
tassa sul sale  pari a dieci scellini al bushel. Sicch la tassa  dieci
volte superiore al valore della merce tassata.
Qual  la vostra conclusione?
Che  questa l'origine dell'attrito.
Perch, allora, le imposte sono cos alte?
Swann scroll le spalle. La Corona, signore,  avida di profitti.
Forse il motivo  che le fornaci sono controllabili. Se vi 
una parte dell'attivit umana che pu essere sorvegliata, regolata
e munta come una vacca,  proprio questa.
E i produttori di sale sfidano la legge?
La tentazione c' sempre. Per ogni partita di sale che vendono
senza pagare la tassa, risparmiano dieci volte il suo
prezzo.
Capisco.
Capite, signore? chiese Swann con aria ingenua, e Grange
si chiese se per caso nel suo tono vi fosse una lieve impertinenza.
Fece scivolare rapidamente lo sguardo su Swann e, contrariamente
a ci che si aspettava, vide che gli occhi dell'ex marinaio lo
guardavano con una certa benevolenza. Prov un repentino senso
di colpa per aver dubitato delle intenzioni del compagno.
Torniamo, dunque, alla mia domanda originale, dopo questa
interessante... digressione. Come posso fare per osservare una
fornace da vicino?
Con discrezione, signore, come vi ho detto.
E voi potreste aiutarmi?
Credo di s.
Si avviarono verso il litorale, rasentando i fossi e i canali che
correvano tra le fornaci.
E in che modo, dunque, evitano la tassa? chiese Grange.
In tutti i modi possibili e immaginabili.
Potreste entrare nei particolari?
Le norme locali prevedono che il sale debba essere trasportato
in primo luogo all'Ufficio del sale a Woodside. L va pesato
con precisione prima di essere spedito nell'interno per essere
venduto.
E come si pu aggirare questa procedura?
Durante il giorno c' un continuo movimento di carbone
diretto alle fornaci. A volte il sale viene stivato di nascosto nei
carri vuoti che tornano indietro.
Grange annu.
Gli ufficiali a cavallo destinano uomini al controllo dei carri
vuoti. Un altro metodo consiste nell'usare le chiatte che talvolta,
con l'alta marea, trasportano il carbone direttamente alle fornaci
lungo i canali. Arrivano con un carico di carbone e ripartono con
i doppi fondi pieni di sale. Quando se ne sono accorti, gli Ufficiali
del sale hanno mandato dei barcaioli a controllare le chiatte
in uscita.
Grange riflett sulla curiosa battaglia tra volont contrapposte
che si era venuta a creare intorno all'imposizione di una tassa: gli
sforzi per sfuggire alla legge, il costo degli uomini addetti al
controllo e alla prevenzione, i rinnovati sforzi per schivare i
controlli, e il costo ulteriore della sorveglianza che si faceva sempre
pi complessa, via via che le varie scappatoie erano prima
sfruttate e poi scoperte. E cos ora tutti i metodi di evasione
sono stati individuati?
Swann sorrise di nuovo. Hanno cominciato a spedire il sale
di notte, con il favore del buio.
E quale rimedio  stato studiato?
Pi ufficiali, signore. Ora c' una vera e propria ronda
notturna.
Grange si figur una nuova razza di Ufficiali del sale in grado
di vedere al buio, magari selezionata segretamente in qualche
scalo deserto dell'Isola dei Cani.
Hanno inserito nelle norme il divieto di traffico tra la costa e
le fornaci fra il tramonto e l'alba.
Capisco.
E ora lo fanno osservare rigorosamente. Con il buio  imposto
il coprifuoco sul movimento di tutti i carri, e chiunque venga
colto a trasportare anche una manciata di sale di notte, viene
messo sotto processo.
Per lasciate intendere che vi sono altri metodi.
Ve ne sono altri, meno diretti.
E quali sono, se  lecito?
Il sale che viene esportato verso i porti stranieri  esente da
dazio, signore. Quella  un'altra strada.
Come sarebbe? Se in quel caso l'imposta non c'...?
Caricano il sale su delle chiatte per l'esportazione. Un ufficiale
accompagna il carico alla nave. Il sale  sigillato nelle casse,
e la nave parte per l'America. Ma di notte si ferma in prossimit
di un altro punto della costa inglese, e il sale viene scaricato a
terra di nascosto, talvolta a Christchurch, signore, o nella baia di
Lyme.
Ormai niente mi sorprende, Swann.
Questo metodo  stato molto efficace per diversi anni,
finch l'Erario non ha mangiato la foglia. Allora il comandante Case
ha messo fine a questa pratica, perlomeno nella nostra zona.
Il comandante Case? Grange se lo ricordava: era un uomo
basso e tozzo, con una profonda cicatrice diagonale su una
guancia.
Comanda il cutter dell'Erario. Dicono che non sia
suscettibile.
Grange era divertito dalla terminologia di Swann.
Suscettibile?
Alle tangenti, signore.
Cos un'altra strada  stata sbarrata.
Non del tutto.
Cominciavo a sospettarlo.
Quando si  fatto troppo rischioso portare il sale a terra di
nascosto in questa zona, hanno cominciato a scaricarlo al di fuori
della giurisdizione del comandante Case. Lui opera tra Needles e
Swanage. Oltre Swanage,  un'altra storia.
E in che modo gli Ufficiali del sale fronteggiano questa
nuova trasgressione? O non sono a conoscenza di quest'ultimo
metodo?
Oh, lo conoscono bene, signore. Esigono documenti in piena
regola dall'importatore americano. Ecco perch hanno assunto
nuovi impiegati all'Ufficio del sale.
Altri uomini ancora!
Sissignore. E ora, per di pi, mandano uno o due uomini a
bordo delle navi per controllare la pesa del sale all'arrivo a
destinazione.
Ho la sensazione che mi stiate istruendo, signor Swann.
Cerco di spiegarmi, signore. Se vogliamo assistere al lavoro
in una fornace, dovremo superare alcuni ostacoli. E credo che di
notte sia pi semplice.
Temo che dovremo superare un problema di sorveglianza
dei miei movimenti che  ancor pi grave di quello degli Ufficiali
del sale e del cutter dell'Erario.
Signore?
Mi riferisco alla signora Thompson disse Grange.
Vide Swann sgranare gli occhi, e poi sbattere lentamente le ciglia.
Ora comincio a capire la dimensione del problema, signore.
Una volta a casa, seduto di fronte al fuoco, Grange ripens a
quella curiosa e animata battaglia tra volont contrapposte che si
svolgeva segretamente e senza tregua nelle paludi. La sua mente
corse con inquietudine a David Hume, a cercare la logica di una
singola regola - una tassa dieci volte maggiore del valore della
merce tassata - che portava, per naturale estensione dell'azione
umana, a una guerra complessa e autoperpetuantesi. Si chiese se
la Corona, nell'esercizio delle proprie funzioni, avesse riflettuto
sul costo dei mezzi dispiegati per riscuotere la tassa, e se tale
costo - ammesso che lo si potesse calcolare - non fosse superiore
al gettito ricavato. Per riuscire a penetrare pi a fondo nella
questione, si sforz di capire se una simile scoperta avrebbe
dissuaso i rappresentanti della Corona dal tentativo di ottenere
una quota degli utili di un'industria senza avere alcun ruolo nei
suoi meccanismi produttivi. Ma quando fiss il fuoco, osservando
le fiamme che danzavano lentamente intorno alla legna, ebbe
la sensazione che l'avidit, come l'amore, fosse infinita.
Trascorso un altro po' di tempo immerso nei suoi pensieri, si
alz, si inginocchi davanti al camino e smosse i ceppi con l'attizzatoio.
Per alcuni minuti ancora riflett sulla natura di quell'impresa
industriale, ma la sua mente non trovava alcun appiglio
per nuove considerazioni sul problema di una tassa dieci volte
superiore al valore di mercato di una merce. Dietro al comportamento
contorto degli uomini dell'Erario si aprivano le fiamme
delle bocche dell'inferno. Figure indistinte attizzavano il fuoco
con lunghi bastoni dalla punta di ferro. Fiamme al calor bianco si
stagliavano nel cuore della notte. Torn a sedersi sulla sedia,
chiuse gli occhi e sprofond di nuovo nei propri pensieri, mentre
sotto le palpebre una pioggia di scintille sprizzava verso l'alto e si
dissolveva nell'oscurit.
...
46.

Mio caro Leman,
proprio quand'ero nel pieno della soddisfazione per la mia
amante Celia Quill, si verific l'evento che cambi i nostri rapporti,
costringendomi al contempo a mutare le mie abitudini. La verit
 che, privo di aspettative matrimoniali e contento del mio destino,
in modo del tutto inaspettato m'innamorai della signorina Eleanor
Wright, figlia del signor James Fenton Wright, un proprietario
terriero locale. Giacch non pretendo di conoscere i processi misteriosi
all'origine dell'innamoramento di un'anima per un'altra,
non cercher di spiegare l'improvvisa e inattesa potenza della mia
infatuazione. Fu una passione totale e divorante, la mia prima e
forse unica esperienza di quello che talvolta viene chiamato amore.
Era un fatto singolare, non privo di una certa ironia: quando
avevo cercato seriamente una giovane donna da sposare, non ne
avevo trovata alcuna che mi ispirasse. Nel momento in cui, invece,
mi sentivo completamente appagato da una donna di cui ammiravo
il carattere e la cui compagnia era per me un piacere, ecco che
m'innamoravo di un'altra. Con questo non voglio fare della filosofia;
mi limito a registrare la strana incongruenza della vita,
dopodich passo subito alla questione del mio matrimonio.
Bench avvenente ai miei occhi, la mia promessa sposa era di
costituzione piuttosto fragile, e nel mio cuore la mia pi sincera
devozione per lei si mescolava al desiderio di proteggerla da ogni
minaccia. Suo padre mi mise in guardia: a suo avviso, era cos
vulnerabile che non avrebbe potuto mettere al mondo figli senza
che ci andasse a grave detrimento della sua salute. Io lo assicurai
con il cuore in mano che ero consapevole della sua fragilit e che
avrei fatto di tutto per proteggerla.
Desideravo dei figli, lo riconosco, se non altro per avere un
erede che portasse il mio nome, ma tali considerazioni erano poca
cosa in confronto alla venerazione che provavo per lei. Cos ci
fidanzammo. Ci saremmo sposati nella vicina chiesa di Boldre,
dove si erano uniti in matrimonio anche i suoi genitori e nel cui
cimitero erano sepolti numerosi dei suoi e dei miei antenati.
Leman, provate a pensare alla condotta degli uomini. Ne conosco
diversi che, vivendo lontani e mantenendo due case distinte,
non hanno mai informato le amanti delle loro questioni private. A
loro avviso, meno quei due mondi separati si incontrano, e meglio
 per tutti. Coloro che hanno una seconda vita non temono forse
sempre che un'amante offesa possa informare la moglie dell'infedelt
del marito? Ricorderete che qualcosa del genere accadde al
nostro buon amico John Claridge, il quale tenne l'amante all'oscuro
del proprio matrimonio per sei o sette anni, fino a quando non
decise di prendersi una nuova amante. Quando l'amante precedente
lo venne a sapere, per vendicarsi inform immediatamente la
moglie della loro relazione. E forse vi rammenterete che la moglie,
una volta informata, chiese il divorzio e torn dai genitori, presso i
quali credo viva ancor oggi, portando il lutto come se fosse vedova.
Si potrebbe argomentare che non avevo alcuna necessit di informare
la mia amante di una faccenda tanto privata: se non avessi
nutrito troppo rispetto per lei per tacerle le mie intenzioni nei riguardi
della signorina Eleanor Wright, avrei potuto continuare a
tenerla all'oscuro di tutto. Ma ero ormai troppo avvezzo a confidarle
i miei pensieri pi intimi. Inoltre credevo che la sua mente istruita, il
suo trovarsi a proprio agio in quella condizione, insieme con il
vantaggio di avere del tempo libero per i suoi studi, tutto ci mi
avrebbe aiutato a farle capire che la prosecuzione del nostro accordo
era nel suo stesso interesse. Cos, nel mio successivo viaggio a Londra,
a tempo debito le feci visita e, non appena il momento mi parve
propizio, la informai con cautela e discrezione di questa nuova eventualit.
Le dissi che intendevo sposare un'altra, ma che avrei continuato
volentieri a mantenerla in quella casa; che nutrivo il massimo
rispetto per lei e giudicavo la sua compagnia un privilegio. Da parte
mia, non vedevo alcuna ragione perch non dovessimo proseguire la
nostra relazione. In una situazione di quel genere, credo d'essermi
comportato in modo pi onorevole di molti altri uomini.
Forse, avendo letto la descrizione che vi ho fatto del carattere
della mia amante, sospetterete ci che accadde poi. Mentre parlavo
ella mi fissava muta, e quando ebbi concluso rimase cos, nel
silenzio pi assoluto, per un certo tempo. Quel suo ostinato tacere
mi inquietava. Consumammo buona parte della cena senza aprire
bocca. Ella non lasciava trapelare alcuna reazione, salvo che aveva
continuato a desinare con molta calma, pur senza mangiare granch.
Sebbene ci comportassimo con la massima civilt, almeno in
apparenza, quel silenzio sulla pi delicata delle questioni, che in
prima battuta mi era parso naturale, cominci a turbarmi. Iniziai a
temere qualcosa che prima non era mai stato esplicito fra di noi,
ovvero che lei, per tutto quel tempo, avesse sperato che alla fine mi
sarei risolto a prenderla in moglie, e magari si fosse preparata
all'evento. In mia difesa debbo aggiungere che, pur avendo un
profondo rispetto per lei, non le avevo mai lasciato intravedere
la speranza che l'avrei sposata. Perch un conto era mantenerla
sotto falso nome in una casa modesta, al di fuori della mia cerchia
sociale, un altro era metterla al centro della mia vita, dove il suo
passato di amante poteva essere scoperto.
Quasi a vincolarci al mutuo rispetto, vi era un altro legame tra
noi, in virt del quale mi sentivo moralmente obbligato a proseguire
nel nostro patto. Negli ultimi mesi era apparso ormai chiaro
che la mia amante era gravida. Mentre mi guardava senza fare
alcun commento, le dissi che avrei onorato il bambino premurandomi
di fornirgli ogni benessere materiale finch non fosse stato
abbastanza grande per trovare la sua strada. E una volta nato, in
sincerit l'avrei trattato come la mia carne ed il mio sangue: in tutto,
fuorch nel nome.
Leman, vi ripeto che molti uomini, dopo aver avuto quello che
volevano, l'avrebbero buttata fuori di casa o le avrebbero trovato
un lavoro come serva o governante, e magari avrebbero persino
insistito perch il bambino venisse dato in adozione. Mi pareva di
essere stato un uomo d'onore con lei, dal momento che non le
avevo mai ventilato il matrimonio e che, dopo averle annunciato
la mia intenzione di sposare un'altra, le offrivo condizioni praticabili
e ragionevoli vuoi per il proseguimento della nostra relazione,
vuoi per il benessere del suo rampollo. Credevo che a tempo debito
si sarebbe adattata alla nuova situazione.
Continuavo ad attribuire il suo silenzio al fatto che fosse venuta
a conoscenza di altri eventi che per loro natura, meritavano un'attenta
riflessione. Ero convinto che avrebbe accettato i nuovi termini
della nostra relazione, e non immaginavo che avrebbe potuto comportarsi
altrimenti. Non mi aspettavo entusiasmo per la situazione
che le si prospettava, ma alla luce della sua precedente capacit di
adattamento, avevo ragione di credere che alla fine si sarebbe rassegnata
all'inevitabile, dando una dimostrazione di freddezza di giudizio
che nel corso del tempo si sarebbe tramutata in accettazione.
In base all'analisi della sua convenienza - un'operazione della quale,
in quanto essere umano che deve convivere con gli altri, sono
insieme vittima e perpetratore - ero convinto che la prospettiva di
perdere la mia protezione con un figlio a carico sarebbe stata per lei
cos spaventosa da indurla alla ragione. Proprio i vincoli imposti
dall'infante, se non altro, l'avrebbero resa consapevole dell'importanza
di mantenere i vantaggi del nostro accordo. Avrebbe scelto il
benessere materiale in una comunit che le tributava il dovuto
rispetto. Sospettavo che nella fase di adattamento alla nuova situazione
vi sarebbero state lacrime e scenate, ma sapevo che cosa voleva
dire sopportarle ed ero determinato a tener duro.
Voi, mio caro Leman, che probabilmente siete pi saggio in
materia di donne, e magari avete ricavato dal mio racconto una
certa conoscenza sull'indole della mia amante, capirete meglio di
me ci che ella fece in sguito. Ver essere precisi, in prima battuta
non accadde nulla. Ella mantenne grande compostezza durante il
pasto e non cerc mai di parlarmi di sua iniziativa per l'intera
serata, sebbene rispondesse alle mie domande in modo conciso e
assennato. Dopo che mi fui tranquillizzato ed ebbi cenato, mi
spostai davanti al focolare, com'era mia abitudine, e mi sedetti
l. La mia amante port la sua sedia di fronte a me e prese a
fissarmi in silenzio. Non vi era niente nel suo aspetto esteriore
che lasciasse trapelare una forte emozione, tranne forse il prolungarsi
del suo quieto riserbo, come se mi stesse valutando da una
prospettiva che prima le era sconosciuta. Dopo aver trascorso un
po' di tempo in quella situazione domestica, ella, ostentando la
massima calma, mi chiese il permesso di assentarsi dalla stanza e
and nella sua camera da letto.
Io non la seguii. Era mio costume raggiungerla l, ma per
rispetto verso il suo stato d'animo e il suo bisogno di riflettere
sulle nuove circostanze, decisi di dormire nell'altra stanza. Cos
diedi istruzioni alla serva di preparare un altro letto. Dopotutto,
quel mio comportamento aveva un precedente. Il viaggio fino a
Londra era stato pesante, e bench fossi preoccupato per lei, ero
deciso a farle accettare le condizioni in cui eravamo venuti a trovarci.
Non avevo energie per affrontare una lite, e pensavo che nel
corso della notte avrebbe riflettuto sulla propria posizione. Esausto
per il viaggio, dormii tranquillamente, e il risultato fu che mi
svegliai un po' pi tardi del solito.
Mi vestii, mi rasai e, una volta raggiunta la porta della sua
stanza, la trovai chiusa. Bussai senza ricevere risposta. Dall'interno
non proveniva alcun rumore, come se dentro non ci fosse nessuno.
Rispettoso della sua intimit, non cercai di entrare. Non ero ancora
allarmato, giacch poteva essere andata a fare una passeggiata in
attesa che mi alzassi.
Scesi a pianterreno e interrogai la serva, la quale mi disse che
quel mattino non aveva visto la padrona. Un po' in apprensione,
tornai alla sua stanza, bussai di nuovo alla porta e, non ottenendo
risposta, l'aprii.
La stanza era deserta. Mi guardai rapidamente intorno. Il guardaroba
che conteneva i suoi vestiti era aperto. Con crescente costernazione
vidi che era in gran parte vuoto, con l'eccezione di uno o due
capi che parevano essere stati scartati. Mancavano altri oggetti che le
appartenevano: una spazzola, uno specchio. A quel punto ero davvero
spaventato. Corsi gi per le scale gridando il suo nome e spinsi
via la serva per raggiungere la porta d'ingresso, fuori, in strada, non
vi era traccia di lei. La cercai di qua e di l in preda al panico. Pensai
che potesse essere in attesa di una diligenza e mi misi a correre in
direzione della vicina locanda. Ma, Leman, quasi inseguissi un fantasma,
di lei non era rimasto nulla tranne una strada deserta e i
pochi oggetti scartati che aveva abbandonato in camera sua.
Dentro di me ero consapevole, conoscendo la sua forza di carattere
e la sua risolutezza, che non avrei pi saputo nulla di lei. Aveva
fatto la sua scelta, e la natura repentina e definitiva della sua partenza
me ne trasmise in pieno il vero significato. Per quanto inveissi
contro quell'incidente nelle settimane e nei mesi che seguirono, e
sperassi ancora che la questione potesse risolversi in qualche modo,
nel mio intimo sapevo che aveva preso una decisione definitiva.
Quella, invero, fu l'ultima volta che vidi la mia amante per
molti anni. Quali pensieri serbasse nella sua mente non lo so,
ma ella portava dentro di s anche mio figlio, e col passare dei
mesi mi rassegnai all'idea che non l'avrei mai conosciuto.
Potete immaginare la mia disperazione e la crescente angoscia
che provavo per il mio comportamento nei suoi confronti; comportamento
che, alla luce della sua partenza, continuava purtuttavia a
sembrarmi giudizioso e onorevole. In fondo non l'avevo ingannata.
Mi ero anzi preso la briga di informarla puntualmente della situazione
che si era creata, rassicurandola sul fatto che avrei continuato
a preoccuparmi del suo benessere. Mi persuasi di aver fatto l'imperdonabile
errore di sopravvalutare il suo buon senso. Avevo contato
troppo sui suoi calcoli sul futuro per prevedere che, in preda all'emozione,
avrebbe potuto gettare al vento simili vantaggi. Da tutto
questo ho imparato, credo, un'importante verit: non bisogna mai
confidare che una donna dia dimostrazione di buon senso, in particolare
quando ci entra in conflitto con i suoi sentimenti.
Ora debbo porre termine a questo racconto e tornare ancora una
volta ai miei doveri.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
47.

Nella luce del tardo pomeriggio, Hargood si era avvicinato al suo
paziente senza farsi notare. Aveva legato il cavallo a un pesante
tronco portato sulla spiaggia dalla marea e proseguito a piedi nella
gramigna fino al punto in cui si trovava Grange, una figura solitaria
con lo sguardo fisso sull'acqua. Da lontano Hargood aveva scorto
due persone apparentemente impegnate in una vivace discussione,
fra le quali vi era una differenza d'altezza quasi spropositata: il suo
giovane collega era alto come un palo, mentre l'altro individuo era
grosso e tarchiato. Ma quando aveva cominciato ad avvicinarsi
furtivamente, la figura pi bassa aveva fatto un cenno all'altra, le
aveva stretto la mano e si era allontanata. Hargood si stup della
velocit con cui si era dileguata nelle prime ombre della sera.
Quando Grange finalmente si volt, Hargood disse: Vi ho
visto intento in un'animata conversazione con un uomo che, se
non vado errato,  un ex capitano in seconda.
 il signor Swann, un mio paziente.
Hargood si volt verso il limitare della palude, ma non vi era
traccia dell'uomo. Tenete d'occhio la sua salute?
 pi un amico che un paziente.
Hargood sorrise, ma non fece commenti. Si ritrovarono invece
a discutere di altre questioni, scivolando poi entrambi nel silenzio
mentre il sole scendeva come una rosa scura nel cielo di
ponente. Verso Hurst Castle, un chiurlo solitario lanciava il
suo richiamo nelle paludi, vicino all'acqua.
Il nome di Swann salt fuori di nuovo alcune sere dopo, quando
Grange si rec a cena da Hargood.
Ditemi di quello Swann disse Hargood. Avete per caso
ripreso a vedere i vostri pazienti?
Mi limito a osservare i postumi dell'amputazione che ha
subto.
Mentre io, nel frattempo, bado alla vostra guarigione.
Grange sorrise: Trovate che i nostri casi siano simili?
Simili? Hargood scrut il proprio bicchiere, esaminando la
forma delle ombre che si muovevano nel vino. Forse una somiglianza
c': lui ha perso il braccio, voi vi siete privato delle vostre
emozioni.
Non vi seguo.
La vostra amputazione, direi,  piuttosto di tipo spirituale.
Continuate a essere oscuro.
Davvero?
Grange attese lumi, ma sembrava che Hargood si fosse rintanato
in se stesso. La sua enorme mole era sempre l, a capotavola,
ma Grange aveva l'impressione che la sua mente vagasse altrove,
da qualche parte fuori dalla sala.
Hargood, voi mi divertite. Nelle riviste pubblicate dalla East
India Company ho letto una descrizione del sistema usato dai
leoni quando cacciano. Si dice che per disorientare la preda
emettano un basso ruggito di cui non  possibile individuare la
provenienza e che dunque non fornisce alcuna informazione, ma
serve solo a terrorizzarla e a spingerla dritta nelle proprie fauci
del leone.
Gli occhi di Hargood scrutavano Grange. Sembra una tecnica
interessante.
Credo che ne facciate uso anche voi, signore.
Dite sul serio?
E credo che stasera siate a caccia.
Mio caro Silas, voi mi lusingate. Dal momento che non
conosco molto bene questa tecnica di caccia, forse vorrete spiegarmela
voi.
Voi dite che sono come Swann, e fate un vago paragone tra
l'amputazione fisica e la perdita delle emozioni. Poi per rifiutate
di rendere esplicito il collegamento. Questo  il vostro ruggito.
Voi volete spingermi nelle vostre fauci.
Davvero, signore?
Forse, spingendo la mia mente a riflettere, sperate semplicemente
che faccia io il lavoro per voi.
Da quel che capisco, la tecnica  proprio quella disse Hargood
con soddisfazione. Forse  soltanto pigrizia o indolenza
da parte mia, sperare che voi possiate capire da solo. Ma dal
momento che mi avete spronato, posso continuare?
Ve ne prego.
E allora affrontiamo l'argomento centrale. Quel distacco che
voi auspicate. Non lo si raggiunge forse con una sorta di amputazione,
l'amputazione delle emozioni?
Credo che le mie emozioni siano intatte.
Sono intatte, signore, ma, alla stregua del membro di un
castrone, non vengono molto usate.
Credo invece che siano usate, e che provochino quello che
voi chiamate il mio distacco.
E come?
Potrei dirvi che il mio distacco  attivo, non passivo, e che
richiede il massimo sforzo di volont. Non si raggiunge amputando
le emozioni bens disciplinandole, bilanciandole e forse -
durante il processo - persino intensificandole.
Pu anche darsi che siano presenti sullo sfondo. Ma non
trovate che le emozioni debbano essere assaporate calde, direttamente
nel corso degli eventi?
Io credo che le mie emozioni accompagnino gli eventi, calde
e pronte.
Eppure in qualche modo voi rimanete nascosto, celato,
occultato.  come se il mondo venisse filtrato attraverso un altro
ambiente, un ambiente freddo, prima di raggiungere il cuore.
Senza dubbio la freddezza  solo un'impressione esteriore
creata dalla mente razionale.
O  un principio filosofico dietro il quale ci si pu
nascondere?
Voi state di nuovo teorizzando, Hargood.
Che cosa succederebbe, mio caro Silas, se voi rimuoveste la
mente razionale da queste equazioni?
Credo che mi trasformerei in un animale.
Un animale? Hargood inarc le sopracciglia, come se l'idea
lo attraesse. Un animale, certo.
Hargood rinunci a proseguire la sua esposizione teorica, ma
continu a scrutare Grange, il quale aveva l'impressione che
l'amico avesse emesso di nuovo il suo sommesso ruggito e si
aspettasse che i pensieri dello stesso Grange, in preda al panico,
si gettassero nelle sue fauci come una preda succulenta.
...
48.

Mio caro Leman,
in un modo curioso, che ancora non riesco a comprendere, egli
attende qualcosa, come un uomo che osservi il tempo atmosferico
nella speranza di un cambiamento.
La sua attesa mi contagia. Pi riprende le forze, pi le nostre
passeggiate si allungano. Ormai  in grado di tenere un passo che
certe volte mi lascia senza fiato. E giacch adesso siamo capaci di
coprire dieci o quindici miglia in un pomeriggio, fermandoci di
rado a riposare, a poco a poco abbiamo percorso in lungo e in largo
la New Forest e le coste del Solent, lungo sentieri e stradine che
prima non conoscevo.
Camminiamo in un territorio a me ignoto. Sento cani abbaiare e
sospetto la presenza di un centro abitato, ma non riesco a trovarlo.
Ci addentriamo nel cuore della foresta, dove il fogliame  cos fitto
che la luce si spegne sopra le nostre teste.  come se fossimo
sottoterra. Camminiamo per boschi sconosciuti e scopriamo che
vi sono fenditure nel terreno e piccoli avvallamenti. In una di
queste valli, lo strato di roccia sopra di noi somigliava ad un tetto,
al punto che avremmo potuto trovarci in un'abitazione. E invero
notammo tracce di un vecchio fuoco, le quali indicavano che in
passato esseri umani avevano vissuto l.
Nel tardo pomeriggio sulla zona si addensano le nubi: le ombre
coprono i tetti, e il sole impallidisce.
In sua compagnia a volte ho la sensazione che il mondo sia un
motore, una bella macchina, che il suo funzionamento sia naturale
e tranquillo, che la luce del sole e le foglie seguiteranno a cadere
dolcemente dopo la mia morte. Uno potrebbe dire queste cose con
disinvoltura, ma io le sento nelle ossa. Ogni giorno che passeggiamo,
 come se fossi in attesa di un processo di maturazione della
sua mente.
Ma dentro di me so che egli non soltanto aspetta, ma  pronto a
ricevere certe informazioni che tocca a me rivelargli. Ho visto
come, sotto la superficie dei nostri buoni rapporti, la sua anima
sia bramosa di sapere. Quando, poche settimane or sono, era caduto
di nuovo in preda alle sue febbri, ricordo ancora la ferocia
della sua stretta sul mio polso mentre ero seduto al suo capezzale.
So che cosa aspetta, e debbo farmi forza per raccontarglielo. Se fino
a oggi gliel'ho nascosto per timore che potesse precipitare in una
nuova crisi, ora credo che il momento sia quasi giunto. Ci che mi
manca e il coraggio di dirglielo, poich sono certo che, in sguito
alle mie rivelazioni, i nostri rapporti cambieranno, forse per sempre.
Tali considerazioni gravano su di me, ma non mutano la
questione centrale: quando avr recuperato la piena salute avr
l'assoluto diritto di conoscere la verit sulla mia relazione con la
signora Quill.
Cos procediamo, diretti verso la nostra destinazione, riempiendo
i pomeriggi con le nostre passeggiate, un giorno dopo l'altro.
Ogni giorno che passa  un momento nella mente eterna. Aspetto
ci che prima o poi - lo so - dovr arrivare, preparandomi
all'inevitabile.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
49.

Grange apr il cancello di legno che dava su Barrows Lane ed
entr in una zona di silenzio.
La casa era nascosta dietro un filare di olmi. Non vi era pi
traccia della cura che la signora Quill dedicava al suo giardino. Il
bacino accanto alla meridiana era colmo d'acqua piovana. Nelle
aiuole che lo circondavano i fiori erano avvizziti sui rami. I rampicanti
erano cresciuti oltre i muri.
Grange percorse il vialetto lastricato che gli era familiare e
gir intorno a una siepe di tasso. La casa gli si spalanc alla vista
con le imposte chiuse ed il prato incolto. Dietro di essa, il cielo era
solcato da nubi.
Avanz verso la porta. Avvicinandosi fu colto da un senso di
mancamento. Afferr la maniglia, ma la porta era stata chiusa
dall'interno con il catenaccio. Gir intorno alla casa fino al portico
sul retro. Le sue mani si mossero in cerca della chiave, che
un tempo veniva nascosta in una delle fessure del muro. Ma le
dita, tastando, trovarono solo le cavit tra i mattoni. Spinse la
porta, ma anche questa era chiusa. Percep il senso di vuoto che
dimorava nella casa, la freddezza che la circondava, il peso e la
solidit del silenzio.
Pochi istanti dopo torn sui propri passi, fermandosi nel prato
di fronte alla casa. Di l si godeva di una bella vista sul fiume
Lymington e sul Solent fino a Hurst Castle. La superficie dell'acqua
riluceva. Poteva sentire il lieve odore delle alghe in putrefazione
che una leggerissima brezza portava dalla spiaggia.
Sul punto di andarsene, qualcosa lo fece girare: forse il fruscio
di un uccello o di un piccolo animale nel sottobosco. Nel giardino
delle erbe aromatiche la terra era stata rivoltata, e ora se ne
stava l, densa e ricca. Guard con pi attenzione. Vi erano segni
di attivit. Di recente erano state interrate diverse pianticelle. Per
un attimo si sent mancare il fiato.
Un tempo l c'era una cuoca, che lui aveva visto di rado. Era
forse tornata a coltivare le erbe nel giardino per suo uso personale?
Ignorava il suo nome. Ma d'un tratto gli venne in mente
che la sua padrona forse le scriveva, non foss'altro che per informarsi
sullo stato della casa e del giardino, e magari per assicurarsi
che un occhio amico vigilasse sulla propriet. E se la
signora Quill desiderava essere informata sulle condizioni della
casa, doveva per forza aver lasciato un recapito alla sua corrispondente
ed ex dipendente.
Se solo ci avesse pensato prima! Tuttavia, a prima vista questo
non giovava molto alla sua causa. Chi poteva sapere il nome della
cuoca? Egli stesso non ricordava nulla di lei, se non che una volta
o due aveva intravisto una figura grassottella muoversi nei profondi
recessi della cucina. Non rammentava neppure un particolare
del suo viso. La sua mente cominci a correre. Abbass di
nuovo lo sguardo e osserv la terra rivoltata, viscida sul suolo
scuro. La maggior parte delle piantine che vedeva erano facilmente
identificabili: macis, maggiorana, timo. Rimase l in contemplazione
per diversi minuti, ma nonostante tentasse di ricordare
qualche particolare della cuoca, non riusc a fare alcun
progresso nell'identificazione della persona che aveva vangato
con cura la terra e messo a dimora le pianticelle.
...
50.

Dopo la solita passeggiata pomeridiana, erano tornati a casa di
Hargood. All'invito di quest'ultimo, Grange si accomod sulla
sedia.
Hargood s'avvicin al camino, appoggi una mano alla mensola
e si gir verso il suo ospite. Silas, vi ho seguito durante la
vostra convalescenza. Vi ho visto recuperare a poco a poco le
forze. E per riguardo verso le vostre condizioni, vi ho tenuto in
serbo un'ultima notizia per quando foste stato in grado di
ascoltarla.
Una notizia sulla signora Quill?
Mi sono ripromesso che, non appena vi foste risollevato da
questo incidente, vi avrei rivelato tutto.
Grange annu con prudenza; non voleva parlare per non interrompere
il discorso.
Una volta mi avete chiesto se fossi a conoscenza del motivo
che aveva spinto la signora Quill a trasferirsi a Lymington. Io
non vi ho risposto, anche se, in difesa del mio comportamento, vi
dir che neppure ora sono in grado di spiegarmi del tutto la sua
venuta. Non ho mai conosciuto fino in fondo la sua mente.
Grange lo guardava attento.
Hargood not l'intensit con cui il compagno lo ascoltava,
come se ogni sua parola venisse vagliata. Procedette con cautela,
scegliendo le espressioni pi adatte: Credo, nondimeno, che
quello che so costituisca una parziale spiegazione. La verit 
che, quando la signora Quill era giovane, ebbi modo di apprezzare
la sua compagnia.
Hargood... Il volto di Grange si irrigid. In quell'attimo di
bruciante silenzio, ud il preciso ticchettio dell'orologio collocato
sulla mensola del caminetto, e persino il lieve sibilo del suo
meccanismo.
Lasciatemi continuare. Non vorrei incespicare nel discorso.
Vi parlo di fatti. E il fatto  che in un passato lontano... era la mia
amante.
Di nuovo Grange fu colto dall'improvvisa vacuit dovuta all'intenso
lavorio della mente. Hargood approfitt del momento
di calma, e prosegu: Non mi aspetto che mi scusiate per il mio
ritardo nel comunicarvi questa semplice verit, o per il silenzio
che ho serbato fino a oggi. Ella fu la mia amante per alcuni anni.
Fu un periodo di grande felicit per me, sebbene possa parlarne
solo a posteriori.
In quello sguardo silenzioso che adesso gli incuteva timore,
Hargood non riusciva a scorgere alcuna emozione. Ma fu proprio
quell'assenza ad indurlo a terminare il discorso.
Avevo il massimo riguardo per lei. La sistemai in una casa
rispettabile sotto ogni aspetto. Per mantenere il decoro, andavo a
farle visita come suo tutore: una definizione che in un certo senso
si addiceva alla mia funzione, dal momento che cercai in tutti i
modi di aiutarla a raggiungere quella rispettabilit che lei inseguiva
e al contempo meritava. Aveva una mente straordinaria,
anche quand'era giovanissima. Bench non riuscissi ad apprezzare
fino in fondo le sue doti, le conoscevo abbastanza per capire
quanto fosse opportuno dare loro una certa libert d'espressione.
In breve, vigilai su di lei come un padre vigila su una figlia di
talento.
Grange si alz di scatto. Non per un attacco d'ira, n perch
aveva intenzione di affrontare Hargood. Alla radice del suo gesto
sembrava esserci piuttosto una fredda eruzione d'angoscia. Mio
caro Silas disse Hargood. Ma Grange si spost dalla parte
opposta della sala, come se gettando lo sguardo oltre le paludi
di Lymington, verso Pilewell e Sowley, potesse cogliere qualcosa
in quel paesaggio pallido che l'avrebbe aiutato a mettere ordine
in quella nuova realt.
Da quanto tempo Grange era alla finestra? Hargood non riusciva
a ricordarlo. Gli venne in mente che gli aveva voltato le
spalle anche perch non fosse visibile l'espressione dipinta sul
suo volto.
Nel silenzio che segu, lo stesso Hargood fu soggetto a una
serie di emozioni. Era stato interrotto nel mezzo del discorso, e
provava un normale e comprensibile risentimento verso chi gli
aveva impedito di portarlo a termine. Comprendeva l'angoscia
del collega pi giovane, ma adesso era preoccupato del modo in
cui si sarebbe potuta manifestare. Nei movimenti di Grange c'era
un che di agitato e di meticoloso al tempo stesso. Si era alzato di
colpo, come se i suoi pensieri l'avessero spinto verso l'alto, ma
era abbastanza padrone di s per avvicinarsi in silenzio alla finestra
e guardare fuori con intensa concentrazione.
Per qualche tempo nulla si mosse. Grange aveva allungato
entrambe le mani per afferrare le due maniglie della finestra,
come se intendesse sollevarla per far entrare aria fresca. Stava
immobile, assorto nei suoi pensieri. Hargood osserv le sue dita
strette sulle maniglie: erano sottili, ossute e bianche in corrispondenza
dei tendini e dei legamenti. Per il momento, almeno, non
sembrava avere alcuna intenzione di girarsi n di tener conto del
fatto che anche Hargood era agitato.
Quando si fu un po' ripreso, Hargood si accorse di avere la
gola secca per la tensione. Deglut, espir, alz gli occhi al soffitto
e poi li abbass di nuovo sulla figura alla finestra. Una figura
che non gli era mai parsa cos enigmatica.
...
51.

Grange scrutava la costa, osservando il variare delle condizioni di
luce. Oltre la fila di arbusti e di agrifoglio che delimitava a sud la
propriet di Hargood, si vedevano diversi pescherecci. Una delle
cose che pi lo affascinavano era il continuo mutamento della luce
sull'acqua, quasi da un attimo all'altro, come se due elementi fluidi,
incontrandosi, potenziassero le rispettive propriet evanescenti.
Non era tanto la collera per la reticenza di Hargood ad animare
le sue emozioni, quanto lo stupore per non aver mai pensato
alla possibilit di una sua relazione con la signora Quill. Il
fatto che l'idea di un legame del genere non lo avesse mai sfiorato
costituiva un monumento al proprio egotismo. Alla rabbia per il
proprio fallimento segu la paura: l'improvvisa sensazione viscerale
che, se non aveva mai considerato questa eventualit, forse
aveva valutato male anche altre cose. Il susseguirsi delle emozioni
gli rese il respiro pi profondo. Aveva sempre pensato ad Hargood
come a un'entit fissa, solida, inamovibile. Ora che si trovava
tra due elementi fluidi, la sua agitazione si potenziava.
Dietro di lui, Hargood si schiar la voce.
Finalmente Grange parl, ma era come se si rivolgesse a un
uomo differente. La sua abituale prudenza gli venne in aiuto.
Hargood, debbo riflettere sulla mia posizione.
Hargood annu. Scrut il viso di Grange in cerca di indizi.
Non vi fermate a cena, signore?
Vi ringrazio per la vostra gentilezza, ma ora  meglio che
vada. Riprenderemo il discorso in un secondo tempo.
Hargood, per una volta, non riusc a dire nulla, come se
qualsiasi parola fosse inadeguata e parlare rappresentasse un'intrusione.
Annu di nuovo e si alz.
Percorsero in silenzio il corridoio principale. Nel vestibolo
Grange, quasi a voler anticipare il padrone di casa, afferr il
mantello appeso al solido attaccapanni di quercia e se lo mise
sulle spalle. Per qualche istante Hargood pens che se ne sarebbe
andato senza dire una parola. Ma all'ultimo momento il collega
pi giovane tese la mano e, come se volesse mantenere una
qualche forma di comunicazione tra loro, strinse la mano dell'amico
con cauta formalit. Fiss brevemente Hargood negli occhi,
poi accenn un inchino e usc dalla porta aperta.
...
52.

Mio caro Leman,
sono trascorsi tre giorni dalla mia ultima lettera, ed  il dolore
che mi spinge a scrivervi.
Vi prego vivamente di non allarmarvi per il mio stato, o per ci
che ora vi dir. Il solo fatto che sia in grado di raccontarvelo  il
segno che, qualsiasi minaccia o pericolo fosse sottinteso, ora non
grava pi su di me.
Ieri l'altro, durante la nostra consueta passeggiata, il mio giovane
collega mi ha sferrato un pugno sulla guancia con tale violenza
che ho perso l'equilibrio e sono caduto gi per un breve
pendio. Per giunta, in sguito all'impatto ho cominciato a ruzzolare,
e quando alla fine mi sono fermato e ho cominciato a fare la
conta dei danni subiti, mi sono accorto d'essermi pure slogato la
caviglia. Ma, pi del corpo, era la mente a essere rimasta traumatizzata
dall'accaduto. Non  facile descrivervi l'impeto della sua ira.
Quando vengono scosse le nostre radici pi profonde, infatti, sembra
che la violenza scaturisca dal nostro intimo come una forza
insopportabile. Egli si  poi avvicinato al punto dove giacevo, e
mentre scendeva verso di me, in preda alla sua fredda ferocia, ho
temuto che fosse deciso a portare a termine l'opera iniziata. Ma
qualunque cosa avesse spinto la sua mente ed il suo braccio ad agire
in modo cos irragionevole l'aveva abbandonato, ed egli l per l
non mostrava alcuna intenzione di spingersi oltre. Quando mi ha
raggiunto, infatti, pareva distaccato, quasi estraniato. Dopo essersi
accertato che mi ero sufficientemente ripreso, mi ha aiutato a
rialzarmi senza pi lasciar trapelare alcun segno di furia, ma anche
senza scusarsi: una parte di lui, evidentemente, aveva la sensazione
che ci che aveva fatto fosse giusto.
Quando la rabbia di un altro ci viene scagliata contro a tutta
forza, non si tratta solo di un impatto fisico, ma forse anche
dell'appassionato messaggio che una mente sconvolta trasmette a
un'altra. Nell'mbito di una disputa, infatti, una simile percossa
non  semplicemente un'espressione fisica, bens una violenta comunicazione
tra anime. Tuttavia, quando mi si  avvicinato senza
palesare pi tracce dell'ira che lo aveva colto, una volta ripresi i
sensi non ho provato rabbia n desiderio di rendergli la pariglia. In
qualche strano modo sentivo che la sua azione seguiva ad un'estrema
provocazione. Gli ho perdonato quel gesto impulsivo e, mentre
tornavamo a casa mia - io con passo incerto e un po' claudicante,
ed egli che mi assisteva al mio fianco - non abbiamo fatto parola
della sua aggressione, come se per tacito accordo vi avessimo gi
messo una pietra sopra.
Ma se pure non ne abbiamo parlato, le conseguenze fisiche sono
rimaste a farmi compagnia. Per due giorni sono stato a letto con
febbre e mal di testa, la gota e la mascella gonfie, la caviglia (che
nella caduta aveva subto uno strappo) fasciata, e una sensazione
generale di malessere.
Come se non si trattasse che di un dettaglio, mi accorgo che nel
mio racconto ho omesso proprio ci che scaten la sua furia, o per
lo meno che ne fu la causa. Il giorno prima gli avevo spiegato le
ragioni per cui, in precedenza, non gli avevo mai rivelato che in
giovent la signora Quill era stata la mia amante. Allora mi aspettavo
uno scoppio d'ira, ma lui si era recato con calma alla finestra e
aveva guardato fuori per diversi minuti. Credo che sia stata la
dimostrazione pi lampante del suo autocontrollo. Dopo essersi
girato di nuovo verso di me, si era limitato a pregarmi di comunicargli,
nelle nostre future discussioni, tutto ci che riguardasse
direttamente la sua situazione. Avrei dovuto prenderlo come un
mnito contro ogni nuovo affronto nei confronti del suo stato
d'animo e della sua indole.
Forse ho confidato troppo nel suo autocontrollo. Quando il
giorno seguente, durante la nostra passeggiata, gli ho parlato delle
circostanze nelle quali Celia Quill e io ci separammo, sembrava
accogliere ci che gli dicevo, se non con equanimit, almeno con
quella calma esteriore che lo caratterizza. Cos ho proseguito con
dovizia di particolari il racconto di quando ella mi lasci, ed egli mi
ha ascoltato con la massima attenzione, ma senza segni immediati
di biasimo.  stato quando gli ho rivelato che ella portava in
grembo un figlio mio che qualcosa dentro di lui  parso spezzarsi.
Mi ha colpito all'improvviso, senza preavviso e con estrema ferocia.
Io lo perdono, come vi ho detto, perch la sua ira l'ha sorpreso e
travolto tanto quanto ha stupito me. Lo perdono anche perch, da
che lo conosco, questa  forse la prima volta in cui l'ho visto
perdere il controllo di s. E a parziale attenuante della sua azione,
possiamo se non altro scorgere il segno di quell'essere fallibile che
alberga in ognuno di noi.
Scrivere mi  disagevole, date le mie condizioni. Ma debbo
ribadirvi quanto ho gi sostenuto sopra: non preoccupatevi per
ci che vi ho riferito sul mio stato, poich, sebbene il mio fisico sia
stato duramente scosso, dentro di me non provo pi rabbia di
quanta ne proverei se il mio cavallo m'avesse disarcionato; e ora
che ho ritrovato la lucidit mi accorgo che, malgrado le contusioni,
non ho alcun osso rotto. Dopo quell'incidente provo un certo
sollievo, come se le cose avessero potuto facilmente andar peggio.
Resta il fatto che sono di robusta costituzione, e questo all'occasione
mi protegge. Sicch, considerando la questione nella sua
interezza, provo ora una certa indulgenza, e persino un che di
protettivit, nei confronti del mio giovane collega che finalmente
 uscito allo scoperto. D'altro canto sono abbastanza convinto che,
dando libero sfogo a un atto di violenza, se non altro contribuiamo
ad attenuare l'impulso che vi sta dietro.
Vi  un altro aspetto di questa faccenda, tuttavia, che pu essere
fonte di un certo rammarico. Ho fatto del mio meglio per sgravare
il mio collega del fardello dei suoi pazienti, in modo che potesse
guarire pi rapidamente senza sottoporsi alle fatiche aggiuntive
impostegli dalla sua professione. Invero, ho voluto a ogni costo
assumermi l'onere dei suoi pazienti in quanto ci faceva parte
dei miei doveri per assicurargli la guarigione. Ora che sono io a
dover guarire dalle ferite che mi ha inflitto, egli parimenti deve
assumersi, per pochi giorni almeno, la somma dei nostri doveri
congiunti. Sicch la sua azione ha avuto altre conseguenze - bench,
in questo caso, pi lievi - che al momento opportuno spero lo
aiuteranno a riflettere su eventuali nuove intemperanze nel suo
comportamento.
Un paio di risvolti di questa faccenda potrebbero persino avere
riflessi positivi. Assumendosi questo doppio carico di lavoro, al
quale non d segno di volersi sottrarre, egli ha l'opportunit di
dimostrarmi di aver recuperato la buona forma fisica. Ha preso a
farmi visita ogni giorno per seguire la mia guarigione, come se fossi
uno qualsiasi dei suoi pazienti, e mentre vluta i miei progressi, io
sono in grado di sincerarmi del suo benessere.
Com' strana la vita! In sguito a un episodio breve ma violento
la situazione pu precipitare tutto d'un tratto. Ho maledetto il mio
temporaneo malessere ed inveito contro la mia segregazione, dovuta
all'incidente. Ma ci mi ha dato anche la possibilit di riflettere su
altre questioni, la cui visione mi era del tutto od in parte ostacolata
dalla pratica quotidiana e dall'assillo dei pazienti. Ho molto di che
essere infastidito, ma in questo stato di forzata inattivit comincio
se non altro ad affrontare le mie paure. In quanto al mio giovane
collega, sono convinto che l'incidente gli sia servito a confrontarsi
con il suo io interiore, e tale incontro ha fatto emergere certi aspetti
della sua mente portandoli per cos dire alla luce del sole, tanto che
possono essere compresi nella nostra descrizione.
Questo, signore,  il sunto di quanto vi ho scritto: che sono
abbattuto, eppure stranamente lieto per le intuizioni che me ne
derivano, mentre il mio collega, che mi ha ridotto in questo stato,
deve trovare posto nella coscienza per le proprie azioni. Nel frattempo
ha l'opportunit di dimostrare che  almeno parzialmente
tornato in salute.
Non appena sar in grado di occuparmi di nuovo dei miei
pazienti, e dei suoi, insister perch si prenda almeno un altro
mese di convalescenza, per consolidare le fondamenta dei suoi
progressi e impedire che possa precipitare di nuovo in uno stato
febbrile. E poich  tormentato da un certo rimorso per quello che
mi ha fatto, credo proprio che acconsentir a questa richiesta.
Le mie paure sono pi complesse. Quest'ultimo episodio ha
fatto s che egli abbia intravisto una ragione alla base dell'esito
della sua relazione con la signora Quill, nonch una spiegazione
per il comportamento tenuto da quest'ultima. Nel mio intimo so
bene che, lungi dall'essere appagato da ci che ha appreso intorno
al passato della signora Quill e ai motivi di certi suoi comportamenti,
continuer le sue indagini con un accanimento ancora maggiore.
Dunque, signore, debbo prepararmi a nuovi sconvolgimenti.
Vi scriver di nuovo non appena mi sar possibile.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
53.

Quando Hargood si fu sufficientemente ristabilito per poter
riprendere le sue mansioni, Grange visit l'ospizio dei poveri.
La signora Quill aiutava i poveri e i diseredati. Assisteva gli
storpi e gli ammalati. Era nota per la sua carit, e il suo raggio
d'azione si allargava sempre pi. La sua dedizione per i disgraziati
del Comune sembrava non conoscere limiti. Se vi era un
campo in cui aveva dominato la scena, era proprio questo.
L'ospizio era un edificio essenziale, con le sue stanze da lavoro,
le lunghe assi ricavate da querce giganti, le robuste travi del
tetto inclinato ricoperte di tegole d'ardesia, e varie aggiunte successive,
rese necessarie dall'espansione delle attivit. Sia le porte
esterne sia quelle interne erano state lasciate socchiuse per permettere
alla leggera brezza della giornata autunnale di entrare.
Grange percep la presenza della signora Quill nei muri massicci;
la sua calma aleggiava come un'ombra.
Buongiorno, signor Cruitt.
Joseph Cruitt, l'ex braccio destro della signora Quill, sedeva
alla sua scrivania presso l'ingresso. Grange vide la sua mandibola
allungata e gli occhi freddi nella penombra dell'interno.
Cruitt alz la testa con cautela per scrutare il visitatore, alla
maniera di un vecchio cane, e fiss Grange senza dire una parola.
Deglut una sola volta, in un modo che sarebbe parso lento e
angoscioso se non fosse stato per i resti di pasticcio di prosciutto
visibili su un piatto bianco accanto a lui. In che cosa posso
aiutarvi, signore?
Avrei bisogno di esaminare i registri delle spese degli ultimi
tre anni.
Cruitt lo guard per diversi secondi, immobile, mentre una
variet di espressioni scorreva dietro ai suoi occhi.
Bene, signore rispose finalmente Cruitt, come se avesse
preso una decisione. Si alz, s'inchin a Grange come per rivolgergli
un mnito malinconico, quindi si volt e si avvi nei recessi
oscuri della sala. Grange not la stoffa grigia di una tenda
che si scompigliava mentre Cruitt penetrava nel suo dominio.
Nel silenzio che segu diede un'occhiata intorno. Il luogo aveva
l'odore tipico degli istituti. Su tre lati, le pareti erano in mattoni
a vista. La quarta parete era poco pi che un tramezzo d'assi.
Il pavimento di legno era stato pulito con una pietra e dell'aceto,
e portava i segni sottili del passaggio della pietra. Nell'angolo
c'erano diversi mucchi di effetti personali, anche se effetti personali
era forse un'espressione troppo forte per una collezione
tanto miserabile di vecchi vestiti e calzature, dal momento che
ora palesemente non appartenevano pi a nessuno. Senza dubbio
erano le ultime povere cose di propriet dei vagabondi deceduti.
Vi fu un altro fruscio di tessuto grigio nella parte interna della
sala. Cruitt torn con alcuni pesanti registri rilegati in pelle sotto
il braccio. Li depose con cautela sulla scrivania tra lui e Grange,
quindi alz lo sguardo e fiss di nuovo il visitatore, come se lo
sfidasse a dire qualcosa. Grange ebbe l'impressione che Cruitt
avesse l'atteggiamento di un ex funzionario della Marina, in delicato
equilibrio tra l'obbedienza e l'insolenza.
Desiderate esaminare qualcosa in particolare, signore?
Vorrei studiare i registri in modo piuttosto approfondito.
Cruitt esit. Grange ebbe di nuovo l'impressione, questa volta
pi acuta, di avere di fronte un vecchio cane per niente intenzionato
a mollare l'osso.
In questo momento, signore?
Adesso, se non vi dispiace, signor Cruitt.
Un elementare senso di cortesia avrebbe suggerito che Cruitt
mettesse a disposizione del medico in visita il piccolo ufficio
interno per consultare i registri. In fondo era stato Grange, pi
di Hargood, a prendersi cura della salute dei poveri dell'ospizio.
Ma quando si trattava di controlli esterni sul suo piccolo regno,
Cruitt aveva l'abitudine di non fornire nulla che non gli venisse
richiesto esplicitamente. Grange, dal canto suo, era deciso a non
rimettersi in modo troppo smaccato alla scarsa ospitalit di Cruitt.
I registri giacevano l, in mezzo a loro, come una propriet
contesa. Con un cenno del capo e un'ultima occhiata ai mucchi
di indumenti dei vagabondi, Grange accost una sedia alla scrivania,
si sedette e trascin i volumi verso di s sulla superficie
graffiata della scrivania. Apr il primo registro e, senza alzare lo
sguardo, cominci a girare le pagine.
Cruitt se ne rimase l in piedi a disagio, con lo sguardo chino
sul visitatore.
Allora io vi lascio disse dopo qualche istante, ma indugiava
dalla parte opposta della scrivania, restio ad andarsene.
Grange seguit a voltare le pagine, deciso a ripagare Cruitt della
stessa moneta. Alz gli occhi solo per mostrare sorpresa di fronte
alla permanenza dell'uomo. Buona giornata, signor Cruitt.
Buona giornata, signore.
Cruitt tir la tenda dietro di s. Il guizzo della sua mano
bianca parve quello di un pesce nell'acqua torbida di uno stagno.
Le pagine del registro erano eleganti, le annotazioni nitide e
chiare. La loro superficie color crema aveva il profumo dell'erudizione.
Esaminandole con pi attenzione, Grange cap perch
Cruitt considerasse quei registri come una propriet personale.
Tutte le pi piccole transazioni, il dare e avere dell'ospizio dei
poveri, erano registrate con l'amorevole attenzione di uno scriba.
I meschini dettagli dell'umanit vi assumevano una distinzione
chiara e pacata. In passato, ogni volta che Grange aveva consultato
brevemente i registri, si era sempre intenerito nei confronti
di Cruitt. Ogni uomo ha il proprio regno. In quelle pagine, con
le loro annotazioni attente e precise, il burbero e taciturno direttore
dell'ospizio dei poveri portava ordine nella propria vita.
Non meravigliava che covasse una sorta di risentimento verso il
medico in visita che aveva aperto i registri con le dita sottili,
escludendolo completamente dalla disamina del contenuto.
Vi erano numerose registrazioni ordinarie:

1 dozz lb burro salato 9s 0d.
A moglie e figlio dell'internato Wheeler 3s 0d.
Pagato per 320lb roba vecchia 10s 0d.
In conto moneta falsa ricevuta dai sovraintendenti 16s 6d.
Chiodi e piattine 10s 6d.
Un paio di occhiali per Lucy Barnes 2s 0d.
Affitto trim. simbolico per Buckland Cottage 1s 0d.
3 galloni di acqua di menta 11s 10d.
Nicholas Read, paralisi 7s 6d.

Nel corso della mattinata, Grange studi con attenzione quelle
registrazioni criptiche, pagina per pagina, scorrendo il dito lungo
il margine in cerca di segni. Eccetto per una serie di annotazioni
a margine del funzionario comunale, ogni registrazione
tradiva la grafia meticolosa di Cruitt. Le maiuscole erano alte, i
numeri fluenti e precisi. Per circa due ore Grange fu assorbito
dalla sua ricerca. A un certo punto dietro di lui si verific una
breve scena penosa, quando una donna anziana apparve inaspettatamente
alla porta chiedendo di vedere il marito, rinchiuso da
qualche parte nell'edificio. Grange avrebbe voluto cercare di
aiutarla, ma all'ultimo momento Cruitt sbuc dall'interno, le
mise una mano simile a un artiglio sulla spalla per calmarla e
la scort su per la scala a chiocciola di legno, nell'oscurit del
piano superiore. Grange ud i loro passi sull'assito, quello stanco
di Cruitt lievemente strascicato, fino a una stanza in cui il marito,
che la notte prima era stato trovato in giro ubriaco e riottoso,
era stato legato a un letto contro la sua volont e messo in
isolamento.
Grange ud diversi tonfi quando il prigioniero, costretto al
silenzio dal bavaglio, prese a calci la parete di legno. Poi scese
di nuovo la calma, una sensazione d'aria ammaccata. Grange si
lasci distrarre senza volerlo. Il silenzio sembrava attirarlo verso
l'alto. Dopo un po' la donna lanci un'imprecazione a voce bassa
che lui non riusc a distinguere, quindi cominci a piangere,
emettendo un ululato basso e crescente. Grange immagin che
marito e moglie si fossero in qualche modo riconciliati.
C'erano altre annotazioni.
D'un tratto Grange si sent gelare; la sua mente sembr
vacillare:

Sig.ra Celia Quill per tutela, Chorley 9s 0d.

Nel registro c'era un segnalibro di pelle. Grange lo inser in
quella pagina e continu le ricerche. In una o due occasioni,
Cruitt emerse dall'interno e attravers la sala per sbrigare delle
commissioni, portando capi di vestiario o mobili. I due non si
scambiarono una parola.
Dove si trova Chorley? chiese Grange alla fine.
Cruitt, che stava trasportando alcune paia di vecchi calzoni e
una giacca piena di rattoppi, parve bloccarsi. Non esiste un
posto con quel nome.
 scritto qui disse Grange, e la scrittura  la vostra.
Volt il registro dalla parte del direttore.
Ma Cruitt ignor le pagine e lo scrut nell'oscurit, come se
cercasse di scoprire il motivo di quella domanda.  una
famiglia.
Grange annu. Una famiglia. Attese con pazienza che l'altro
gli fornisse maggiori delucidazioni.
Cruitt esitava. Deglut diverse volte. Alla fine toss, bench si
trattasse piuttosto di un'emissione di fiato stantio nell'aria tra
loro, e parve scegliere le parole con cura: Se si pu chiamare
famiglia un insieme tanto disgregato.
Grange avrebbe potuto sorridere di fronte a quell'indignazione
strozzata e al suo straziante precipitare in un'espressione tanto
curiosa. Si era gi fatto l'idea che Cruitt fosse una sorta di erudito,
e provava una certa simpatia per tali bizzarrie. Questo
"insieme", dunque, risiede a Lymington?
No, signore.
Allora vive in libert.
In libert, signore?
Come gli uccelli. Allo stato naturale.
Cruitt ignor l'ironia e tacque. In lui predominava l'esitazione.
L'oscurit sembr avvolgerlo. Pareva sul punto di dire qualcosa,
e forse voleva prima riflettere sulle conseguenze.
A Pilley disse Cruitt.
A Pilley, dite. Grange conosceva abbastanza bene Cruitt
per sapere che avrebbe ottenuto poco interrogandolo su questioni
non pertinenti. Attese di nuovo, deciso a estorcergli con cautela
le parole di bocca battendo sempre la stessa pista. Si tratta
dunque di una famiglia di Pilley?
Qualcosa si schiar nella mente o nella gola di Cruitt, un
blocco od un impedimento venne rimosso; poi la sua improvvisa
veemenza nei riguardi di quel luogo sorprese Grange. Ora Cruitt
parlava con vivacit: Pi che altro  una banda, unita dallo
stesso sangue. O meglio una trib, anche se l'unica cosa che
hanno in comune  il fatto che sono tutti quanti dei buoni a
nulla.  la loro fede...
Quale fede sarebbe?
Cruitt toss di nuovo. Nessuna fede che voi o io
riconosceremmo.
Allora Pilley  una sistemazione adeguata.
Signore?
Ho sentito dire che nei sobborghi vi  un insediamento
pagano.
Dissenzienti? Cruitt era scosso.
Non dissenzienti. Pagani.
Quella parola non aveva alcun significato per Cruitt. Grange
continu: L risiede una dozzina e passa di famiglie con costumi
simili a quelli degli zingari. Non  possibile stabilire il loro numero
esatto perch molti di loro sono vagabondi. Hanno le
proprie leggi.
Davvero? Cruitt era attratto suo malgrado.
Sono stato chiamato soltanto due volte in qualit di medico
da una di queste famiglie. Sembrano disporre anche di rimedi
propri.
La rabbia di Cruitt era svanita; forse adesso si stava addirittura
pentendo del suo sfogo. Pareva intenzionato ad aggiungere
qualcos'altro, ma poi ci ripens. Deglut strabuzzando gli occhi
per lo sforzo, ma per diversi secondi non si mosse.
Grazie, signor Cruitt. Grange indic i registri. Desidererei
esaminarli ancora un po'.
Cruitt annu, si gir e si allontan. Stava gi per svanire dietro
la tenda, quando Grange lo chiam: Signor Cruitt?
Signore. Cruitt si ferm, incorniciato dalle falde del pesante
tessuto.
Questi registri sono davvero eleganti. Avete una scrittura da
uomo di lettere.
Girato a met, il direttore dell'ospizio si morse le labbra per
non tradire il proprio compiacimento, annu di nuovo senza
guardare in faccia Grange e spar nel conforto della tenda
grigia.
Grange perse la cognizione del tempo. A un certo punto, nel
corso delle ore seguenti, spost la scrivania di qualche metro per
sfruttare la luce vacillante che penetrava dall'unica finestra,
situata sul lato est della sala. Dall'esterno si udiva un flebile canto
di uccelli e il frinire degli insetti. La sua concentrazione dissolveva
il tempo. Il debole ticchettio dell'orologio da tasca appeso
alla catena gli ricordava vagamente il secco strofinio delle zampe
degli insetti.
Verso met mattino, inaspettatamente, Cruitt sbuc dall'interno
con una brocca di birra e la pos con enfasi sulla scrivania;
accanto piazz un boccale di terracotta. Non prest attenzione al
Grazie, signor Cruitt pronunciato da Grange. Dopo aver
riempito frettolosamente il boccale, scivol di nuovo dietro la
tenda con il pomo d'Adamo che guizzava nell'oscurit come un
bizzarro pesce spigoloso.
Quelle annotazioni costituivano una singolare tranche de vie,
come se la lama di un'ascia avesse messo a nudo le radici e i
dettagli della vita dell'istituto. I poveri venivano alloggiati e blanditi,
gli indolenti ammoniti, gli artigiani inseguiti affinch concludessero
i lavori. Agli indigenti era imposta la disciplina, ai
benefattori venivano accordati favori. I sorveglianti erano ripagati
con pasti e birra.
Hargood una volta aveva detto: Se non fosse stato per le
leggi sull'assistenza ai poveri, avremmo avuto anche qui una
rivoluzione come in Francia. Di questo non ho dubbi. Grange,
deciso a non permettere al suo collega anziano di far passare le
leggi sull'assistenza ai poveri per un'astuta riforma attuata dai
conservatori, aveva chiesto: Era questo, secondo voi, l'intento
dei legislatori? Dunque quelle leggi non furono promulgate per
dispensare carit, bens per prevenire la rivoluzione? Al che
Hargood aveva ribattuto pomposamente: La causa e l'effetto
sono due cose differenti. Aveva chiuso gli occhi come se meditasse
sull'efficacia del suo commento, poi, credendo forse di
aver dato una risposta definitiva, aveva reclinato la testa sul
tavolo, come sempre pi spesso tendeva a fare quando beveva.
Il tentativo di Grange di proseguire la conversazione si era infranto
sul suo sonoro russare, che si interrompeva solo di tanto in
tanto, quando Hargood cambiava leggermente posizione, per poi
riprendere inalterato. Poco dopo, mentre beveva l'ultimo sorso
prima di andar via, Grange era stato costretto a spostare bruscamente
all'indietro la sedia perch un boccale pieno di vino,
urtato dalle dita irrequiete ma insensibili di Hargood, si era rovesciato
sulla tavola e il liquido si era sparso sul legno in un rivolo
scuro come sangue. Aveva osservato il vino che si rovesciava sulle
lastre di pietra del pavimento, accanto alle proprie gambe che
aveva prontamente ritratto.
Grange volt pagina.
Le prove della bont d'animo di Celia Quill cominciarono a
fare la loro comparsa. Un'annotazione indicava che la signora
Quill aveva raccolto di persona i seguenti oggetti da mettere in
vendita:

3 cucchiaini d'argento 4s 2d.
Un fazz. di seta rigato 1s 6d.
2 sottovesti4s 0d.
Un lenzuolo di calic 4s 6d.
Un fazz. di mussola 2s 1d.
5 cuffie e un fazz. di mussola 3s 8d.
Un vestito di seta 9s 3d.
Un vecchio indumento intimo di seta 2s 7d.
Un mantello rosso (vecchio) 1s 3d.
Una buona sottana 5s 8d.
4 altre vecchie sottane 4s 0d.
Un cappellino di seta 1s 0d.
Una cassa 1s 1d.

Il contributo della signora Quill sembrava esclusivamente benefico,
se paragonato alle normali funzioni dell'ospizio dei poveri.
Vi erano infatti altri compiti pi crudi, oltre a quelli della semplice
assistenza e carit. Le leggi sull'assistenza ai poveri prevedevano
anche che i funzionari del comune avessero la facolt di
rispedire al luogo di nascita, insieme con la sua famiglia, qualsiasi
uomo che gravasse sulle imposte locali. Il timore che individui
poco raccomandabili potessero stabilirsi nel Comune per sempre,
sfruttando la carit, instillava una tale paura nelle menti
delle autorit locali da indurle a esercitare i loro poteri con
severit, spesso sobbarcandosi pure delle spese considerevoli.

Vetturino per trasporto Richard Dean e famiglia  17 3s 0d.
Rinviato a Huntingdon. Spese di viaggio  1 12s 7d.

Signor Cruitt! chiam Grange.
Dopo un intervallo adeguato, Cruitt sbuc dalla tenda.
Grange attese che si avvicinasse alla scrivania. Guardate
questa registrazione.
Quale, signore?
"Vetturino per trasporto Richard Dean".  una spesa molto
alta per espellere un uomo.
Cruitt toss, quindi mosse la bocca. I sovrintendenti sono
convinti che pi il tragitto  lungo, pi  difficile che la persona
torni indietro.
Dunque un lungo tragitto  un buon investimento.
Cruitt ignor il sottile sarcasmo. I sovrintendenti attribuiscono
molta importanza alla lunghezza del tragitto, signore. 
mio dovere seguire le loro disposizioni.
E questa? chiese Grange con il tono di chi fa una
digressione.

Matthew Chorley non rinviato. Inchiesta conferma.
Spese di  3 11s 8d.

Che cosa volete sapere, signore?
Se il viaggio non  stato effettuato, come mai una simile
spesa?
I giudici conciliatori, signore. Dopo l'inchiesta  stata offerta
loro una cena.
E quest'altra?
Era quello il vero motivo per cui aveva chiamato Cruitt, anche
se aveva fatto in modo che sembrasse un'osservazione casuale.
Quale, signore?
Grange punt il dito sull'annotazione immediatamente
successiva.

Spese gentilmente sostenute dalla signora Celia Quill.

Cruitt alz gli occhi e deglut. Quale aspetto vi interessa,
signore?
Chi  Matthew Chorley?
Matthew Chorley? Cruitt esit, cominciando a insospettirsi,
ma sembr non trovare alcuna scusa per tergiversare oltre.
Grange ebbe l'impressione che la mandibola dell'altro si spostasse
in modo indipendente. Cruitt mosse di nuovo la bocca; sembrava
lottare per riuscire a esprimersi.
Il signor Chorley gli ricord sommessamente Grange.
 il figlio della cuoca della signora Quill.
Come si chiama la cuoca?
Mary Chorley, signore.
La signora Quill  intervenuta in aiuto di suo figlio?
Quello si era messo nei guai.
Che genere di guai? chiese Grange, deciso a non dare a
Cruitt la possibilit di indugiare oltre. Aveva l'impressione che
alcune delle sue pose - quel continuo deglutire, la rettitudine
afflitta, la parsimonia attenta e meticolosa - non fossero altro che
tecniche di temporeggiamento.
Aveva commesso un furto, signore.
E che cosa aveva rubato?
Alcuni oggetti, signore. Non ricordo.
A chi li aveva rubati?
Alla signora Quill.
Ma se aveva commesso un furto, non si trattava forse di un
reato penale?
La signora Quill... Cruitt fu celere almeno in questa occasione,
apparentemente per anticipare Grange. La signora Quill
gli fece restituire ci che aveva preso e scrisse di suo pugno ai
giudici una lettera di scusa per i suoi misfatti.
Tuttavia... Grange sapeva che le pene per i ladri andavano
da una lunga prigionia fino alla deportazione in una colonia
penale. Se era imputato di furto, doveva essere processato
disse con enfasi.
La signora Quill sfrutt la sua influenza per ottenere una
scusa scritta dal giovane. Ella dichiar che il ragazzo aveva preso
in prestito quegli oggetti da lei, e che glieli aveva semplicemente
restituiti in ritardo.
E i giudici hanno accettato il suo intervento?
Era la parte lesa, signore, e non present denuncia.
Era un altro segno della forza di carattere di quella donna, e
del pacato zelo del suo moralismo.
E allora perch i sovrintendenti cercarono di espellerlo dal
comune?
I sovrintendenti disse Cruitt, avevano un'opinione pi
severa su quel ragazzo rispetto alla signora Quill.
Dal momento che non venne citato a giudizio, presero in
mano la faccenda,  questo che intendete? E ordinarono la sua
espulsione?
S disse Cruitt. Ma poi la signora Quill and a parlare
con loro, perorando la sua causa.
Prese di nuovo le parti del ragazzo?
I sovrintendenti accolsero la sua richiesta, purch ella si
facesse sua garante.
E la signora Quill accett?
Cruitt annu.
A questo punto Grange pass alla questione che gli premeva:
Quella donna, la madre del ragazzo, vive nelle vicinanze?
Signore? Cruitt era sorpreso dell'improvvisa svolta del discorso.
Il pomo d'Adamo gli rimbalzava su e gi, in allarme, e
Grange ebbe di nuovo l'impressione di udire quello strano sommovimento
di forze interne, il lieve schiocco della lingua di
Cruitt, la saliva che gli scivolava gi nell'esofago. Il vecchio ora
esaminava con occhio incredulo quel gelido intruso che sembrava
pronto a spaventare quelli che non si lasciavano impressionare
da lui.
Si tratta degli stessi Chorley che abitano a Pilley?
S, signore.
Il posto dei pagani. E in quale via?
Posso consultare gli elenchi, signore.
Voi avete una memoria da erudito, signor Cruitt. Confido
che ve lo ricordiate.
La strana fisionomia di Cruitt si mosse di nuovo: l'ingegneria
della mandibola e della lingua, il palpito della gola, l'oscuro
senso di indignazione per quelle domande, controbilanciato dalla
curiosit, e ora messo alla prova. Hendon Lane. La prima delle
tre casette. Dopo la svolta in Hendon Lane, sulla destra.
Grazie, signor Cruitt. Restituisco i registri alla vostra cura
premurosa.
Cruitt annu, deglut nuovamente e, con intensit solenne,
guard l'alto medico girarsi e andarsene. Osserv Grange passare
attraverso la porta interna e quella esterna come una corrente
d'aria fredda, quasi avesse il sospetto che potesse cambiare idea e
tornare un'altra volta ad interrogarlo.
...
54.

Mio caro Leman,
ora che vi ho riferito le ultime notizie e le circostanze in cui ho
recuperato la mia integrit fisica, credo sia pi che mai mio dovere,
nello stato di riposo al quale sono temporaneamente costretto,
continuare la storia di Celia Quill, quell'invenzione della mia
stessa mente che si fece carne e sangue, e in sguito torn a rammentarmi
i miei antichi peccati. L'ultimo castigo che ella ha inflitto
al mio animo, per mano del suo ex amico e protettore, ha preso la
forma di un livido sul viso e di una caviglia slogata.
Ho del tutto perdonato il mio giovane collega per la sua intransigenza.
Credo sia stato sopraffatto dalla velocit dei suoi pensieri e
abbia sfogato le sue conclusioni sulla mia persona. Questi sono i
fatti, ridotti all'osso. A parziale giustificazione del suo comportamento,
mi accorgo ora che altri pensieri possono aver esacerbato la
sua reazione, fra questi, forse, l'idea che il bambino ch'ella portava
nel ventre fosse la stessa giovane donna della quale egli s'era
infatuato, ignaro che potesse essere mia figlia. Tali sono le complicazioni
che ora ci circondano.
Vi ho gi raccontato il resto, o almeno tutto ci che credo
desideriate sapere. Sono crollato a terra, e ora mi sono quasi del
tutto ristabilito, sebbene porti ancora i segni di qualche ammaccatura
provocatami dalla caduta, e senta le ossa e le articolazioni un
po' rigide quando monto a cavallo.
Ma questi non sono che aspetti fisici di minore importanza. Vi
sono altre questioni che seguitano a tormentarci. Potete giudicare
da voi la natura distante dei miei rapporti con la signora Quill
dopo il suo arrivo a Lymington e il mio riguardo verso la sua vita
privata, se considerate che, malgrado tutta la mia curiosit sull'argomento
e le mie speranze di avere una discendenza, non mi
sentivo in diritto di chiederle se fossi io il padre di sua figlia. Da
ci capirete anche la singolare profondit del mio rispetto per la sua
indipendenza, dopo tutto quello che vi era stato tra noi. Pur essendo
in gioco la mia paternit, infatti, sono convinto che ella,
avendo cresciuto sua figlia da sola e senza alcun sostegno esterno,
abbia ogni diritto sul futuro della giovane donna. Sono io a dovermi
fare da parte per consentire il corso naturale della giustizia in
materia di priorit.
Comprenderete il turbamento che provai quando vidi quella
giovane donna e cercai di intuire, d'acchito, se i suoi tratti o il
suo spirito avessero una qualche rassomiglianza con i miei. Queste
impressioni ora piovono su di me.
Ricordi simili sono come confessioni. Essi ridestano nel mio
animo i terrori di un tempo. Portarli alla luce mi sfianca. Spero
che mi perdoniate se oggi smetto d'affaticarmi su questi fogli, dal
momento che il malessere assorbe le mie energie come se fosse una
spugna.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
55.

Mentre Grange andava a caccia di tracce della signora Quill, le
fornaci delle saline continuavano a ossessionare la sua immaginazione.
Esse costituivano una sorta di sfondo, o di scenario, a
tutte le sue attivit. Nelle tre fornaci rimaste in funzione, le
bianche ombre degli operai alimentavano il fuoco anche di notte.
Al culmine della stagione, ogni giorno venivano prodotte quaranta
tonnellate di sale per evaporazione, e per ogni tonnellata
occorreva bruciare diciannove bushel di carbone. Fuoco, ossigeno,
acqua, sale: questi gli elementi di quella che era forse la pi
grande concentrazione industriale del mondo. Lymington costituiva
il suo polmone nero, e colui che, pi di ogni altro, ne era
stato il medico, adesso era costretto al rango di spettatore ed
osservava gli ultimi tre fuochi rimasti che ardevano come chiazze
bianche nell'oscurit del litorale.
Di tanto in tanto veniva spinto ad assumere un ruolo pi
attivo. Durante una delle passeggiate che era solito fare la sera,
stava per scavalcare un cancello che sbarrava un sentiero quando
uno strano odore gli venne alle narici: rancido, con una punta di
fumo e di sudore, inequivocabilmente umano. Pens che potesse
trattarsi di un povero vagabondo che giaceva in un fosso. Oltrepassato
il cancello, aveva gi abbassato gli occhi sul terreno con il
vago proposito di individuare l'origine dell'odore, quando ud un
tintinnio come di chiavi e, guardando nella direzione dalla quale
proveniva il rumore, vide, a trenta metri circa di distanza, le
sagome indistinte di un gruppo di uomini nella penombra.
Non avevano energia n animazione: parevano fantasmi. Si erano
fermati accanto ad alcuni cespugli di sambuco, forse a causa
della sua improvvisa comparsa. Quando gli occhi si abituarono
all'oscurit, cominci a intuire, dal misero stato dei loro vestiti,
che si trattava di una squadra di operai di una fornace di ritorno
nelle paludi. Un po' in disparte dagli altri, il caposquadra lo
osservava. Ne riconobbe i tratti: era Jacob Reynolds, un uomo
che viveva a Pennington.
Con la luce alle spalle, Grange doveva essere visibile agli occhi
di Reynolds, mentre il caposquadra e i suoi uomini erano in
buona misura invisibili a lui, confondendosi con la massa scura
della campagna e degli alberi. Dopo aver visto Grange scavalcare
il cancello, Reynolds aveva probabilmente intimato l'alt al gruppo
con la mano alzata, in attesa che il medico passasse. Ma il
fatto che Reynolds e i suoi uomini se ne stessero a una certa
distanza da lui, come se volessero evitare di avvicinarsi, suscit
una certa curiosit in Grange, desideroso di scoprire il motivo
del loro comportamento. Avanz con cautela verso di loro.
Signor Reynolds? chiese.
Il caposquadra non rispose, limitandosi a fare un breve cenno
affermativo con il capo.
Siete diretti alle fornaci, immagino.
Il caposquadra seguitava a tacere.
Grange guard gli uomini dietro di lui. Diversi di loro non
riuscivano a stare dritti. Uno sembrava appoggiarsi a un compagno
per tenersi su. Un intenso puzzo di sudore e di birra gli
giunse alle narici.
Ho l'impressione che i vostri uomini siano cos pieni d'alcol
da non reggersi in piedi disse Grange in tono affabile.
Reynolds fece un rapido cenno d'assenso, come per riconoscere
un'amara verit, e poi aggiunse: Per sono in grado di
camminare, signore, come vedete.
Gli uomini fermi in fila avevano un'aria mesta; ognuno teneva
lo sguardo fisso sulle spalle dell'altro. Le mani e i volti erano
parzialmente illuminati dalla luce che proveniva dalle fornaci
nella palude. Tuttavia non sembrano essere in condizione di
lavorare continu Grange.
Questione di punti di vista ribatt Reynolds.
Dietro al caposquadra gli uomini erano immobili come ombre,
come se attendessero l'esito di quel confronto. Guardavano
Grange senza dar mostra di emozioni.
Voi garantite per loro?
Garantiscono loro per s. Reynolds fiss Grange,
implacabile.
Visto il loro stato di ubriachezza insist Grange, credo
che fareste bene a concedere loro almeno un giorno di riposo.
Reynolds toss. Pu anche darsi, signore.
Non siete d'accordo?
Al chiaro di luna Grange not la mascella di Reynolds irrigidirsi,
una traccia di tensione. Siate cos gentile da scostarvi,
signore. Dobbiamo andare a lavorare.
Non avete risposto alla mia domanda, signor Reynolds
disse Grange.
Reynolds taceva. Per un attimo Grange pens che l'altro avesse
intenzione di farsi strada a forza. Ma c'era qualcosa che intimidiva
in quel medico longilineo la cui sagoma scura si stagliava
contro le fiamme delle tre fornaci, in quel corpo scarno contornato
di luce con il volto parzialmente in ombra.
Perch non lo chiedete direttamente a loro? sugger d'un
tratto Reynolds.
Grange cap di non avere altra scelta: doveva accettare quella
sfida. Fece un cenno al caposquadra, quindi lo oltrepass e si
mise a camminare a fianco della fila di operai.
L'odore che lo aggred era un misto di fumo di legna, sudore e
alcol. Si chiese se gli schiavi dell'antichit che si trascinavano in
catene dietro alle carovane o lavoravano in miniere dimenticate
offendessero l'aria allo stesso modo.
Annunci ad alta voce: Il vostro caposquadra vi d il permesso
di tornare indietro e riposare per una giornata.
Senza paga grid Reynolds nell'aria notturna.
Senza paga concesse Grange.
Non si lev neppure un sussurro. Grange non aveva mai visto
figure tanto immobili. Quel silenzio era inquietante, anche perch
si cominciavano a cogliere i primi segni del potere coercitivo
che Reynolds esercitava sui suoi uomini. Non foss'altro che per
guadagnare tempo, Grange riprese ad avanzare in modo da potersi
rivolgere anche agli ultimi della fila. Passando loro accanto,
cercava di distinguerne i volti nella luce calante. Riconobbe diversi
suoi ex pazienti, fra cui uno in particolare, un ex ciabattino
di mezza et che in alcune occasioni aveva assistito nella sua
angusta casetta. Man mano che passava in rassegna la squadra,
gli uomini si voltavano a fissarlo. Le fattezze che osservava erano
parzialmente illuminate dai fuochi nella palude: i volti anneriti
dallo sporco, gli occhi arrossati per la stanchezza. Parecchi erano
troppo ubriachi per sostenere il suo sguardo.
Uno dei vice-caposquadra in fondo alla fila, approfittando
della sosta, si gir da un lato con noncuranza, allung la mano
nei calzoni per estrarre il membro e prese a orinare copiosamente
sul sentiero. Se avesse voluto continuare la sua ispezione, Grange
sarebbe stato costretto ad attraversare quello zampillo vitreo e
luccicante. A quel punto si gir con calma, come se l'avesse
deciso di sua volont, e torn senza fretta verso il caposquadra.
Credo che per oggi abbiate vinto voi, signor Reynolds
disse Grange, bench disapprovi il vostro uso dell'artiglieria.
Un tempo ero bombardiere, signore riconobbe Reynolds,
quindi sput un fiotto di saliva.
Vedo.
Uno impara a usare le armi che ha.
Grange annu e si fece da parte. Lentamente la colonna si
mise in moto, e gli uomini sfilarono accanto a lui. Parecchi di
loro gettarono un'occhiata all'alta figura del medico che li esaminava,
appoggiato alla sua canna, con un lato del viso illuminato
dalla luce proveniente dagli acquitrini e l'altro in ombra.
Nessuno rise o sogghign per la sua sconfitta, fosse pure solo per
mancanza di energia.
...
56.

Mentre toglieva la polvere nera dal davanzale della finestra, Hargood
ripercorreva la storia di Lymington. Qui siamo sottovento
rispetto alle fornaci saline. Si volt verso Grange. Sono nella
mia villa, circondata dalla campagna, nei miei terreni, eppure, a
giudicare dal fumo, potrei essere nella capitale.
Data l'attrazione che Londra esercita su un uomo che ha
un'amante l disse Grange, questo  senz'altro un
complimento.
Hargood sorrise, ma prosegu imperterrito. Questo strato di
sporcizia che ricopre tutto - tutto ci che tocchiamo -  la
quintessenza del peccato, non vi pare?
Che cosa intendete?
Il peccato  una fonte di contaminazione inesauribile.
Tuttavia le sue tracce mi sono singolarmente di conforto. Forse
questo vi parr strano. Ma se non esistesse, in un certo senso
dovrei andare a cercarlo altrove.
Magari a Londra sugger Grange, sornione.
A Londra, certo. No, mio caro amico, quello  semplicemente
il luogo dove si trova la mia amante. Non  l che cerco il
mio peccato. Guard Grange in faccia. Vedo che faticate a
comprendermi.
Grange taceva, cos Hargood continu: Credo di portare il
mio peccato con me, come tutti.
La nozione di peccato non mi  molto familiare.
Da ateo, non avete un vostro senso personale del peccato?
Nel senso che vi sia qualcuno che un giorno mi giudicher?
No di certo.
Neppure nel senso pi elementare di sfida ad un ordine
esterno?
No.
Forse la vostra coscienza?
La mia coscienza  interiore. Fa parte di me. E morir con
me.
Non so se siate fortunato o sfortunato disse Hargood. Il
mio peccato, d'altro canto,  nella mente del Creatore, e sospetto
che sia eterno.
Non fa meraviglia, dunque, che sia tanto allettante.
Allettante?
Peccando, lasciate il segno in una grande mente eterna
ribatt Grange. Io invece, quando pecco, mi limito a sfidare
la mia stessa insignificante coscienza.
La mia condizione mi pare migliore.
Credo che la signora Quill avrebbe qualcosa da dire in
proposito.
Davvero? Hargood fu sorpreso di sentirla nominare in
modo cos esplicito. La sua presenza seguitava ad aleggiare dietro
buona parte delle loro conversazioni, ma dopo i loro ultimi
scontri, Grange di rado faceva quel nome in assenza di uno
stimolo diretto. Eppure adesso non si peritava di citarla a suo
piacimento.
La signora Quill sosteneva che la presenza delle donne nei
posti di potere porterebbe dolcezza e armonia. Le madri non
manderebbero certo i loro figli in guerra.
Che dire allora della nostra grande regina Elisabetta I? E di
Boadicea? Ogni volta che una donna raggiunge un posto di
potere, godremo anche di un breve periodo di grandezza, non
lo nego, ma un periodo di guerra e di tumulti, non certo
d'armonia.
Ne siete convinto?
Chi  la pi grande donna di Francia? Giovanna d'Arco,
nientemeno... la quale fu cos poco comprensiva verso gli inglesi,
e fren con tanta durezza le nostre piccole scorribande in terra
straniera.
Non era un monumento alla pace, ve lo concedo.
Credo piuttosto che le donne affrontino i problemi in modo
pi diretto, con maggiore onest rispetto agli uomini. Come si 
gi detto, signore, se Elisabetta non si fosse impegnata a promulgare
le leggi sull'assistenza ai poveri, e non avesse obbligato ogni
Comune a provvedere ai bisognosi presenti all'interno dei loro
confini, con ogni probabilit la nostra nazione avrebbe fatto la
fine della Francia, sprofondando sotto il peso della rivoluzione.
Dunque port armonia, sebbene a lungo termine.
A lungo termine! Hargood era indignato. Qualsiasi demonio
di un dissenziente si dice capace di portare armonia a
lungo termine. I rivoluzionari francesi sostenevano che il loro
fine fosse l'armonia futura... per quanto a breve termine, naturalmente,
siano stati costretti a spargere sangue su ogni siepe.
Con che veemenza parlate!
Ho perso parecchi amici nella spedizione di Quiberon.
Per smuovere il discorso da quel vicolo cieco, Grange disse:
Quasi ogni settimana perdiamo vite umane nelle fornaci.
Hargood fece una pausa. Dentro le fornaci?
Qualcuno di loro muore nelle paludi, d'accordo. Sono stato
al loro capezzale: erano avvizziti per la mancanza di liquidi.
Sviluppano poi altre complicazioni: la pelle ingiallita sembra
indicare un malfunzionamento del fegato.
E poi muoiono?
Se continuano a lavorare rimpiazzando i liquidi perduti con
l'alcol, s.
Conoscono i rischi a cui vanno incontro.
Cos come li conoscevano gli uomini che tentarono la scorreria
di Quiberon disse Grange. Se solo vi fosse il modo di
fermare coloro che hanno gi raggiunto un certo stadio...
Sono uomini liberi, signore ribatt Hargood. Abusare del
proprio corpo fa parte della loro libert. Posso piangere i morti
di Quiberon, ma non impedisco agli uomini di fare ci che
considerano il loro dovere.
Ma io ho assistito quegli esseri strapazzati. E quando ho
raccomandato loro di interrompere le abitudini che li hanno
ridotti in quelle condizioni, hanno usato precisamente gli stessi
argomenti che avete fatto vostri.
Dicono cio di essere uomini liberi? Sono tutti d'un pezzo, i
nostri operai...
Non sono pi cos tutti d'un pezzo, una volta morti.
Siamo tutti buoni inglesi afferm Hargood. Sappiamo
che la nostra libert ha un prezzo, e la maggior parte di noi,
quando arriva il momento,  pronta a pagarlo.
In principio Grange ebbe l'impressione che questo commento
non fosse che un'altra generalizzazione volta a contrariarlo od a
mandarlo in collera, prolungando cos il divertimento di Hargood.
Ma intu che quelle parole erano qualcosa di pi che una
semplice provocazione. Soltanto pi tardi, mentre era gi sulla
via di casa, cominci a chiedersi se il prezzo che secondo Hargood
tutti gli inglesi dovevano pagare in cambio della libert
avesse un significato particolare per il suo amico: un significato
personale che forse andava al di l della mera retorica.
...
57.

Caro Leman,
finora non vi ho parlato molto di Lymington, giacch tendiamo
a dare per scontato ci che ci  familiare. Eppure ogni giorno che
passa, quando getto lo sguardo su ci che mi circonda, mi accorgo
che la scena sta cambiando. Malgrado sappia che in realt  la mia
mente a cambiare, tuttavia percepisco tale mutamento nel modo
pi semplice e forse pi infantile, come se le condizioni esterne si
modificassero per adeguarsi al mio stato d'animo.
Ho trascorso una vita felice, qui. Per quanto ricordi, le fornaci
saline sono sempre state accese durante le nostre estati, e la loro
nuvola scura, l'ombra che si stagliava nella direzione donde proveniva
il vento, era per me fonte di rassicurazione: la prova della
nostra vita collettiva e dei nostri continui commerci con il mondo.
Persino ora mi chiedo che cosa saremmo senza di essa, se non un
piccolo borgo il cui porto sull'estuario giorno dopo giorno si insabbia.
Ecco come consideravo queste manifestazioni. I poveri disgraziati
che lavorano nelle fornaci meritano forse la nostra compassione,
e il fumo acre che cala sulla citt a volte s'insinua negli occhi e
nelle orecchie. Ma in questo mondo vi sono pochi guadagni senza
perdite, e ancor meno successi senza sacrifici. Basta a ciascun
giorno la sua pena.*

* Matteo 6, 34, N.d.T.

Abbiamo altre benedizioni delle quali dovremmo essere grati.
La terra qui non  piana, ma ondeggia in dolci colline coperte di
prati e di boschi. Questo generoso focolare dalle falde e dai declivi
erbosi era il depositario delle mie speranze e leniva le mie paure,
giacch noi inglesi non abbiamo forse le nostre radici in una terra
tanto gentile? La parola gentiluomo non viene de facto a coincidere
con proprietario terriero? Con questo non intendo mettere
l'accento sul concetto di propriet; mi riferisco piuttosto al
privilegio di vivere nella comunit rurale, di prendervi parte e di
trarre pace dalle sue antiche tradizioni. Sono profondamente convinto
che queste verit sorgano da quella comunione mistica di
terra e natura, in cui l'una alimenta l'altra. E cos mi chiedo se
al di sotto della nostra religione (che  di natura pragmatica e
alquanto razionale) non sia forse il nostro piccolo mondo locale a
essere il nostro pi profondo salvatore. E quando tireremo le somme
della nostra vita, la nostra anima verr forse svuotata dei
rutilanti momenti che abbiamo trascorso sulla sua superficie?
Quando mi ripeto tali verit, quando cerco di rassicurarmi sui
miei dubbi, mi accorgo che la mente a cui mi rivolgo non m'ascolta,
non  attenta, come se una parte di essa fosse concentrata altrove.
Poich il mio uditorio  costituito da me medesimo, ovvero un
uomo che in circostanze normali  incline al buonsenso, e poich
nessuno pi di me  consapevole della bont dei miei argomenti,
dovrei aspettarmi d'esserne persuaso. Ma non lo sono. Un dubbio
perdura, e quel dubbio sembra ingigantirsi come una nuvola all'orizzonte.
E giacch non sono persuaso, una parte di me comincia a
disperare vuoi della ragione vuoi dell'istinto.
Le nubi passano sopra di noi, ma non ci lasciano indenni. Vi ho
gi accennato in precedenza che, cos come le ombre che sembrano
in procinto di staccarsi dalla terra e di volare via, anche qualcosa di
me si sta allentando. Ricordo che il Marchese di Puysegur, quel
seguace e discepolo di Mesmer, parlava di una seconda mente: la
mente segreta che dimorerebbe sotto il nostro pensiero e sotto le
riflessioni che esprimiamo. Ora mi sento attratto da quell'immagine,
se non altro perch, qualsiasi cosa si sia allentata, essa non mi 
immediatamente chiara. Debbo attendere i suoi effetti e accertare
le sue ricadute su di me. Io, che sono insofferente verso ogni cosa
che non dipenda direttamente dalle mie azioni, e che ho sempre
avuto l'abitudine quotidiana di alzarmi e di lasciare la mia impronta
sul mondo, adesso sono costretto ad adeguarmi alle circostanze.
Sono tempi difficili, mio caro amico, e questo genera una lotta
dentro di me, affinch possa mantenere la pazienza che ora mi
viene richiesta, e alla quale ho fatto cos poco ricorso in passato.
Ecco perch - per tornare al tema di queste lettere - continuo a
osservare con tanta attenzione il mio giovane collega. Vi e qualcosa
nel comportamento di noi due, infatti, che m'induce a pensare che
la teoria di de Puysegur sia veritiera. La seconda mente, posta sotto
la prima, dimora in ognuno di noi.  pi segreta, forse pi oscura, e
noi dobbiamo accettare i suoi meccanismi nascosti.
Nel frattempo, signore, dobbiamo tutti recitare la nostra parte
nella vita, e suppongo che questo sia il vero onere a cui m'espone il
convincimento che il nostro ruolo sia tutto, che esso ci assegni la
nostra posizione nella societ, la nostra condizione e, al contempo,
i nostri obblighi e le nostre responsabilit. Credevo, e buona parte
di me ancora crede, che non vi fosse nulla oltre a questo ruolo, e
che qualsiasi cosa lo sovvertisse fosse nemica dell'ordine naturale.
L'idea che vi sia una seconda presenza al di sotto della manifestazione
esteriore mi mette a disagio, poich suggerisce un'alternativa
all'ordinamento dominante.
Questi pensieri, che mi agitano mentre vi scrivo, non avrebbero
fatto molta impressione al mio io precedente. Il fatto stesso che ora
mi colpiscano m'induce a pensare ch'essi siano la prova del cambiamento
in atto dentro di me.
Non intendo abusare del vostro tempo e della vostra pazienza
con ulteriori disquisizioni, ma vi invier questa lettera nella speranza
che possiate perdonarmi per questa mia nuova violazione.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
58.

Nella seconda met di settembre il clima si mitig, quasi in una
tarda propaggine estiva. Per due settimane le giornate si fecero
calde ed afose.
Grange risaliva Hundreds Hill nella luce dorata che filtrava
dagli aceri. Giunto in cima al colle, pot vedere un'ansa del
fiume Lymington e il bagliore metallico del traffico di carri e
cavalli nella High Street della citt. La terra pareva scaldata dal
sole; egli ne sentiva il calore sulla fronte, sulle gote, sui polsi, sulle
mani.
Pilley non era attraversata da una strada maestra; il villaggio
era disposto in modo talmente casuale che i viottoli si intrecciavano,
e il viandante che li percorreva senza conoscere bene la
zona rischiava facilmente di smarrirsi. Nei giardini e negli orti
delle casupole, le donne lavoravano, o a volte erano appoggiate
allo steccato con lo sguardo rivolto al sole calante. Grange oltrepass
diverse piccole tenute con recinzioni per vacche, pecore,
galline, capre; quasi tutte avevano colombaie ed arnie, queste
ultime sempre a sud delle case, sul lato pi caldo. Camminava a
passo svelto, ma l'intensit del suo impegno non poteva modificare
la geografia del luogo, il modo in cui i sentieri parevano
confondersi l'uno con l'altro, o la maniera in cui lo stesso sentiero
girava intorno a una casa o a una siepe per poi prendere
un'altra direzione, verso un bosco od un prato, come se d'un
tratto avesse cambiato umore.
Riluttante a chiedere consigli di qualsiasi genere, fu costretto
dalle circostanze a domandare indicazioni su come raggiungere
la casa dei Chorley. Di fronte al suo abbigliamento formale, le
persone a cui si rivolgeva parevano esitanti e si esprimevano con
prudenza, scegliendo bene le parole, come se parlassero con uno
che si era smarrito, o forse con un bambino.
Grange si ridest dalle sue meditazioni quando un cane da
caccia attravers il sentiero. L'animale si volt a guardarlo come
se fosse un intruso, apr la bocca come per abbaiare, poi sembr
ripensarci e spar in un varco invisibile nell'aggrovigliata siepe di
cespugli. Grange ud voci di donne che lavoravano nei campi,
senza per riuscire a vederle. La visione sembrava separata dal
suono.
Perlustr diversi viottoli in cerca della casa dei Chorley,
chiedendo lumi ai passanti occasionali. Di nuovo le indicazioni
venivano pensate e fornite come se a domandare fosse un bambino.
Grange percorse le vie che gli erano state indicate.
A un certo punto avvist quelle che in un primo tempo sembravano
montagnole, e invece erano casupole. Avvicinandosi
vide che avevano tetti di paglia, ma intorno c'era cos tanta edera,
erba e felci che le case quasi si confondevano con i loro trascurati
giardini. Buss alla porta di una di esse. In un primo momento
non vi fu alcun segno di vita. Si volt per dare un'occhiata ai
giardini l attorno. Tra l'erbaccia cresciuta a dismisura giacevano
carri abbandonati e sfasciati, senza ruote e senz'assi. Mentre
aspettava, contemplando la luce del sole che filtrava dalle querce
sparse che delimitavano i giardini, qualcuno doveva avere alzato
il chiavistello furtivamente e senza far rumore, poich, mentre
era girato, la porta lentamente si era aperta, in apparenza da s.
La creatura che lo fissava - all'inizio non riusciva nemmeno a
capire se si trattasse di una donna - si confondeva con l'interno
scuro della casupola. Ne intravedeva appena gli occhi.
La signora Chorley? chiese Grange. La porta era cos bassa
che fu costretto a chinarsi.
La donna taceva, pur scrutandolo con attenzione. Grange si
accorse che gli stava esaminando i vestiti.
Grange disse: Siete per caso...?
Si interruppe senza finire la frase. Quando gli occhi si abituarono
al buio in cui era immersa la donna, cap dalla faccia sporca
di fuliggine che era giovane, molto pi giovane di quanto potesse
essere la signora Chorley. Nello stesso momento, la figura sulla
soglia sembrava averlo studiato a sufficienza e finalmente parl:
Desiderate mia madre?
 in casa? domand Grange, e poi, forse in tono un po'
troppo serio: Mi  permesso di parlare con lei?
Non c'.
Sapete dirmi quando torna?
Di che cosa volete parlarle?
Di suo figlio Matthew.
Grange sent di nuovo lo sguardo indagatore della ragazza su
di lui.
Poi qualcosa accadde all'interno della casupola. Un'altra presenza,
di cui non aveva avuto sentore, prese ad avanzare sul
pavimento di legno. Poteva udirne il passo leggermente strascicato.
Not un'ombra che si allargava sullo stipite della porta. Poi
la porta di colpo si richiuse con fragore.
Grange rimase l in piedi all'aria aperta, respirando a pieni
polmoni per placare la violenta sorpresa.
...
59.

Caro Leman,
dopo la mia ultima lettera, pi volte ho cercato di prendere in
mano la penna per scrivere del mio comportamento nei confronti
della signora Celia Quill, ma di nuovo i ricordi sono scaturiti con
tanta nitidezza che mi sono smarrito in una sorta di contemplazione,
e la mia angustia, a sua volta, era cos intensa da espungere
l'idea dello scrivere dalla mia mente.
Sono passati diversi giorni, e ormai ho recuperato la padronanza
di me quanto basta per proseguire il mio racconto.
Dopo la partenza improvvisa e definitiva della mia amante, ci
che mi aiut a usare dallo sconforto fu proprio l'altro evento che
subentr nella mia vita, cio il matrimonio con la mia fidanzata
Eleanor. Cercai di allontanare il mio dolore dedicandomi a lei.
Si dice che nelle emozioni si debba usare fuoco per bruciare il
fuoco, acqua per inondare l'acqua e aria per soffiar via l'aria. Il mio
ardore nei confronti della mia futura moglie non venne sminuito
dalla perdita della mia amante, anzi, addirittura aument. Cos,
nei due mesi che precedettero il nostro matrimonio manifestai una
premura particolare nei suoi confronti; non appena sbrigati i miei
doveri, andavo a farle visita. Era la pi incantevole delle anime,
piena d'entusiasmo a dispetto della sua fragilit, una compagna a
dir poco perfetta. Osservavo le sue gote pallide inondarsi di colore
non appena mi vedeva, e i suoi begli occhi guardarmi emozionati e
divertiti al contempo.
I giorni passavano, e il nostro matrimonio si avvicinava. Eleanor,
come sapevo sin troppo bene, era popolare nella nostra comunit,
che l'apprezzava per la sua dolcezza e la sua sensibilit. Si era
fatta amici e complici grazie alla sua innata gentilezza e al suo buon
carattere. Persino tra coloro che non avevano mai avuto un'alta
stima di me per via delle mie tergiversazioni prima del matrimonio,
la mia reputazione conobbe un insolito miglioramento.
Cos mandammo avanti tutti i preparativi. Ci sposammo nella
chiesa di Boldre, e la cerimonia fu officiata dal Reverendo Gilpin.
Il padre di Eleanor affid la figlia alla ma sicura custodia, dopodich
me ne tornai a casa con la mia nuova sposa in braccio.
Considerati i limiti della debolezza e della fragilit umane,
credo che il nostro matrimonio fosse pi felice di quanto potessi
mai aspettarmi. Vi erano giorni in cui ella si sentiva debole, a volte
persino troppo debole per alzarsi dal letto; allora io ero felice di
restarle accanto, leggendole un romanzo o giocando a carte con lei.
Non avevo mai nutrito grandissime speranze nel matrimonio come
unione spirituale, ma una volta ch'ebbi sperimentato un accenno di
quell'autentica fusione d'anime, scoprii di avere una ragione pratica
per cambiare opinione. Giacch, se un matrimonio  felice,
credo che una parte della donna si insinui nello spirito e nel
carattere dell'uomo.  difficile, per un uomo, e in particolare per
uno come me, parlare d'amore con disinvoltura; eppure posso dire
d'aver conosciuto quella brama di un'anima per un'altra che si
appaga solo quando le due anime sono finalmente congiunte.
La nostra lingua  in grado di trasmettere con maggiore facilit
ira e fermezza, avvilimento e disperazione, che non la sottile bellezza
della vita, tanto intensa quanto fugace. Giacch, laddove il
dolore  feroce e preciso, la felicit sembra invece risiedere in
relazioni pi sottili e articolate. Ma se descrivere la felicit  un'impresa
che va al di l dei poveri sforzi di questo scrittore e di questa
penna, mi limito a registrare che per la prima volta in vita mia mi
sentii appagato, e che non avevo aspettative diverse da quello che
gi provavo. Sicch prendemmo ad adattarci al nostro modo di
vivere, e io cominciai per la prima volta ad investire tutto il senso
dei miei giorni nella compagnia di un'altra persona. La sua salute
seguitava ad essere cagionevole, e io, al pari di suo padre, ritenevo
che non potessimo contemplare l'idea di avere dei figli. Prima che
ci sposassimo, egli m'aveva messo in guardia nei confronti della sua
fragilit. M'aveva fatto capire che stava trasferendo una sacra tutela
dall'uno all'altro; io, a mia volta, in piena sincerit di cuore, lo
rassicurai che avrei adempiuto con la massima cura alle mie responsabilit.
Ma Eleanor era decisa ad imboccare una china diversa.
Voleva un figlio anche a costo di mettere a repentaglio la propria
vita. Se vi era una difficolt tra di noi, era questa. In quanto
medico, l'avvisai dell'estremo pericolo dovuto al suo stato di salute
e, quando l'occasione lo richiese, le rivelai le condizioni alle quali il
padre aveva riposto la sua fiducia in me. Ella si limit a sorridere
della mia determinazione e mi assicur che, almeno per il momento,
avrebbe accantonato l'idea di allevare una famiglia. Cos, grazie a
questo temporaneo accordo, per alcuni anni fummo in grado di
evitare la segreta minaccia che il suo desiderio di maternit sembrava
rappresentare.
Come vi ho detto, credo che quelli siano stati i migliori anni
della mia vita. Non so quale possa essere la vostra opinione su un
simile appagamento, ma poich avevo avuto il tempo di riflettere
sulla questione, e di cogliere la differenza tra quello e altri periodi,
mi sembrava che finalmente la mia persona fosse completa, che i
miei mondi assai disparati avessero trovato un'unit; avevo l'impressione
di muovermi senza ostacolo tra il mio lavoro, la mia
famiglia e la comunit di cui, d'un tratto, cominciavo a sentirmi
parte. Non riesco a ricordare una simile felicit in un altro momento
della mia esistenza. Essa non aveva un centro, forse perch
non risiedeva in alcuna cosa concreta, bens nella relazione astratta
fra tanti aspetti. Non riuscivo ad afferrarne l'essenza, n vi riesco
ora. Bench la sua presenza si muovesse su di noi come le ali
invisibili di un angelo, non mi  rimasta impressa nella memoria
come certi dolori o vicissitudini. Posso solo percepire a posteriori,
mediante ci che voi chiamereste deduzione, o piuttosto grazie al
ricordo dei suoi effetti, che essa esisteva davvero.
La nostra felicit sarebbe potuta durare a lungo, ma gli eventi
cospirarono per mettere ostacoli sulla nostra strada. Dopo un po' di
tempo che eravamo sposati, cominciai a osservare in mia moglie i
sintomi di un cambiamento di stato, e capii che Eleanor portava in
grembo un bambino. Glielo chiesi, ed ella mi conferm che era
proprio cos. Ricordo che quando me lo disse mi guard in faccia,
cercando nella mia espressione i dubbi che avevo sollevato sul
vigore della sua costituzione.
Cominci cos un periodo d'attesa, poich ella era insieme nervosa
ed euforica. Non avevo mai visto tanta gioia e serenit sul suo
viso. Suo padre condivideva la mia preoccupazione, ma non me ne
faceva una colpa, conoscendo quanto me il desiderio della figlia di
avere una famiglia, indipendentemente dai rischi.
I miei timori crebbero con il proseguire della gravidanza. Vedevo
ch'ella soffriva di nausee pi del normale, sebbene le sopportasse
con calmo contegno. Ma per quanto la sua forza d'animo
potesse trionfare sulle circostanze, giunti agli ultimi giorni, le
complicazioni subentrarono e presero a moltiplicarsi. Avendolo previsto
in anticipo, avevo chiesto al Dr Ignatius Harrison di Londra,
una delle massime autorit in fatto di parti presso il Collegio dei
Medici, di venire in visita da noi per una settimana. Poich il
momento fatidico si avvicinava, egli acconsent di fermarsi qualche
giorno in pi. Fu lui ad assisterla durante il parto, e posso giurare,
se non altro, che se vi era una persona in grado di salvarla, quella
era proprio il Dr Harrison.
Mi limito a riferirvi i fatti. La bambina - giacch di una femmina
si trattava - nacque morta. Mia moglie, il mio caro angelo,
mor dopo otto giorni di sofferenza, durante i quali s'indebol
progressivamente. Ricordo ancora il suo viso, svuotato di ogni
emozione, quando spir.
Di quei giorni di felicit, tutto ci che rimane  una vaga sensazione
della sua evanescente presenza. Quel che ricordo sono le
ultime ore della mia amata, quand'ero al suo capezzale mentre la
vita le scivolava via. Non c'era vitalit nei suoi occhi, e in quel
pomeriggio d'attesa sentii solo il debole polso della sua mano.
Non riesco a ricordare molto dei due o tre mesi che seguirono.
Suppongo di aver proseguito a vivere la mia vita quotidiana, dal
momento che vi sono annotazioni nei miei taccuini, bench rammenti
di aver scritto solo alcune di esse. Quando ne siamo costretti,
impariamo a sopravvivere.
Leman, scrivendovi a posteriori, cerco di giustificare la mia
condotta. Ciascuno di noi ha un'opinione sufficientemente distaccata
delle faccende del suo prossimo per non rimanere sorpreso dai
casi della vita. Per tutta la vita ho desiderato una moglie a cui
rivolgere il mio affetto e il mio rispetto, e un'amante per i bisogni
del corpo. Tale suddivisione  arbitraria, ne convengo. Ma  forse
pi arbitraria dell'idea che una sola donna debba essere al contempo
la nostra stimata compagna e l'oggetto dei nostri desideri pi
fisici? E se anche il mio auspicio fosse impraticabile, quest'ultimo
ideale - ovvero che una donna possa racchiudere tutto in se stessa -
non  forse ancor pi improbabile?
Credo ancora che un uomo cerchi pi di una donna nella sua
vita.  un tema, forse, caratteristico dell'inclinazione maschile.
Voi, che capite questo, sarete comprensivo nell'apprendere che, a
meno di tre mesi dalla partenza di Celia Quill, e nel primo mese di
matrimonio con la mia diletta Eleanor, avevo sistemato un'altra
amante nella casa di Chiswick: una giovane donna che ne aveva
abbastanza del ruolo di governante ed era pi che lieta di abbandonare
le ristrettezze in cui si trovava in cambio d'un guardaroba
di abiti eleganti e di una certa sicurezza materiale.
Pu darsi che vi stupiate della mia prodigalit. Tuttavia, in
questa nostra vita ognuno s'arrangia come pu. Avevo promesso
al padre della mia cara moglie che non avrei nociuto alla salute
della figlia con le mie richieste fisiche, e cercai di tener fede alla
mia promessa nel miglior modo che fosse alla mia portata in questo
mondo imperfetto. La mia nuova amante non era una compagna
intima per la mia mente come Celia Quill, ma soddisfaceva i miei
bisogni fisici, dandomi la possibilit di svolgere al meglio il mio
ruolo di protettore di Eleanor. Sono ancora convinto - e quest'idea
mi perseguita - che se non avesse voluto un figlio a tutti i costi, la
mia buona moglie e io avremmo potuto continuare cos per sempre.
Chi pu sapere quali strani conti si fanno con il nostro Creatore?
Ho messo per iscritto qualche pensiero sulla memoria benedetta
di mia moglie, e credo di non rendere un cattivo servizio alla
verit descrivendo una bont d'animo che in lei raggiungeva quasi
la santit. Eppure, se io feci tutto il possibile per salvarla, non fu
forse ella stessa a mettere a repentaglio il nostro matrimonio rischiando
la vita consapevolmente in favore di un figlio, a dispetto
di tutti i pareri contrari? Tali questioni non mi competono, ma
toccano alla misericordia del nostro Creatore. Da parte mia, presi
tutte le precauzioni necessarie per proteggere la creatura che avevo
pi cara.
Qui porto a termine queste disquisizioni sul mio matrimonio
passeggero. Giacch, per quanto possa essere toccato dalla virt
delle donne, in sostanza sono sempre lo stesso, ed  il medesimo
collega e amico che ora vi saluta, porgendovi i suoi pi profondi
rispetti.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
60.

In ottobre il clima cominci a irrigidirsi. La signora Thompson
insist perch Grange mettesse le ghette ed indossasse un pesante
pastrano invernale. Senza i fuochi delle fornaci, l'occhio non
trovava nulla a cui aggrapparsi sull'orizzonte costiero, se non
un freddo cielo grigio. La mente cercava invano sollievo spingendosi
oltre Oxey e le paludi di Pennington. La monotonia era
interrotta solo dalle fortificazioni di Hurst Castle e dai sottili fili
di fumo grigio emessi dalle tre fornaci che avevano proseguito
l'attivit durante l'autunno.
Anche la citt si era fatta fredda, raggomitolandosi su se stessa.
Il pomeriggio lunghe ombre fredde si allungavano nelle vie.
Il vostro brodo, signore disse la signora Thompson.
Da quando Grange aveva rinunciato alla carne rossa, la signora
Thompson guardava alla sua guarigione con scetticismo, prevedendo
che una dieta cos leggera l'avrebbe presto indebolito. Egli
sorb il brodo di pesce caldo cercando di dare il massimo sfoggio
di piacere di cui era capace, motivato dal duplice stimolo di perseverare
nella sua dieta a dispetto delle raccomandazioni di Hargood
da un lato, e di irritare la sua tenace governante dall'altro.
Quando usciva di casa, la signora Thompson gli diceva: Vado
al mercato del porto, signore, come per ricordargli l'irragionevolezza
della sua ostinazione a continuare una dieta del genere.
I pescatori portavano al molo di Lymington sgombri e merluzzi,
ippoglossi e orate. L, sotto le nubi, circondata da una
torma di gabbiani che banchettava con le interiora rovesciate alla
rinfusa sull'acciottolato nero dalle pescivendole, la signora
Thompson mercanteggiava i prodotti pi freschi. Gamberetti e
bianchetti giacevano in canestri e in fusti di ferro. Trote di mare
disposte in file sulle tavole di legno nere mettevano in mostra il
loro delicato splendore moribondo. Anguille e sardine guizzavano
nei barili. Il nugolo di gabbiani ruotava nel sole pallido.
Non volendo portare il puzzo di pesce nel vestibolo e nel
salotto, la signora Thompson entrava discretamente dalla porta
sul retro della casa. Prima di infilarsi in cucina con un profondo
sospiro, non mancava di sbatacchiare gli stivali contro la griglia
del focolare con forza sufficiente per ricordare al padrone l'assurdit
della missione alla quale era costretta.
Se gli uomini fossero stati destinati a catturare ed a mangiare
nient'altro che pesce gli disse, credo proprio che Dio Onnipotente
ci avrebbe forniti di pinne.
Signora Thompson ribatt Grange, ho constatato che i
pi sani tra gli abitanti di Lymington sono proprio quelli che si
nutrono di pesce. Non soffrono di tutta una serie di disturbi
frequenti. Pochi sono colpiti da obesit, gotta o da improvvisi
attacchi di cuore. Se io vivessi in una comunit composta esclusivamente
di pescatori anzich di fabbricanti di sale, commercianti
e agricoltori, penso che sarei rimasto ben presto
disoccupato.
Forse sarebbe stata la giusta punizione disse la signora
Thompson, per una dieta cos misera.
Grange la osserv mentre faceva ritorno in cucina.

Ho saputo da una fonte attendibile disse Hargood, che
persistete nella vostra dieta a base di pesce.
Certamente.
Non credete di dovermi una spiegazione?
Un'indagine statistica sui prodotti ittici commestibili condotta
dall'Universit di Aberdeen ha rivelato che il pesce  l'alimento
pi sano.
Hargood bevette, pos il bicchiere e riprese in mano coltello e
forchetta. Aberdeen ha un'economia basata in gran parte sulla
pesca, presumo.
 cos conferm Grange.
Non faccio che rilevare un dato di fatto continu Hargood
con apparente placidit, bench s'intuisse che alludeva a
qualcos'altro.
Grange lasci passare qualche istante, e poi disse: Non capisco
dove vogliate arrivare.
 una coincidenza insolita - non trovate? - che Aberdeen
sia un grande porto peschereccio e, stando cos le cose, l'Universit
di Aberdeen renda pubblica un'indagine in cui si afferma
che una dieta a base di pesce  l'ideale per chiunque.
State forse suggerendo che vi sia della complicit?
No, voglio solo farvi notare un interessante dato statistico
facendo un collegamento tra le due cose replic Hargood con
soddisfazione. A volte, quando l'occasione lo consentiva, adottava
la tattica dell'insinuazione, che gli dava la possibilit di arrecare
il massimo danno con il minor rischio per la propria reputazione.
Siete stato voi a parlare di complicit.
In risposta alla vostra deduzione.
La vostra deduzione insist Hargood, pi che soddisfatto
dell'esito del proprio attacco e propenso a divorare qualche altra
fetta di carne. La vostra deduzione, direi.
Mi pare che in tutte queste affermazioni e deduzioni l'argomento
originale sia stato seppellito. Il fatto che Aberdeen sia un
porto peschereccio ha poca o nessuna incidenza sulla verit o
meno di un'indagine statistica.
Hargood annu. Una teoria interessante. Nel replicare al
suo collega, era sempre disposto a concedere una svolta speculativa
alle asserzioni di Grange. N dobbiamo dimenticare che
Aberdeen  in Scozia.
Hargood, non capisco...
In Scozia ripet Hargood, quella fonte di saggezza alla
quale sembrate attingere una quantit considerevole di liquido.
Ho studiato a Edimburgo, d'accordo, ma questo di per s
non  sufficiente a...
A provare la vostra affiliazione? A stabilire a chi vanno le
vostre smaccate simpatie?
Quando Hargood alz il bicchiere per brindare, Grange si
accorse che l'occhio del padrone di casa lo scrutava da sopra il
livello del liquido come un sole calmo sull'orizzonte. Il sole ammicc
diverse volte. Il bicchiere venne riposto con una certa
delicatezza sulla superficie lucida, quindi la testa bella e pesante
s'abbass. Ormai era divenuto un rituale dei loro incontri. Quando
la fronte di Hargood toccava dolcemente il solido legno del
tavolo, la feccia del vino tremolava nel suo bicchiere, come se vi
fosse stata una scossa tellurica lieve ma percettibile. Per un po'
regn il silenzio. Poi, alcuni minuti dopo, dalla bocca di Hargood
si lev un russare pesante.
Grange fin gli ultimi bocconi rimasti sul piatto, si pul le
labbra col tovagliolo, si alz senza far rumore e si diresse verso
la zona della cucina dove in genere stazionavano Simmonds e la
moglie. Li inform di ci che senza dubbio gi supponevano,
ovvero che il loro padrone dormiva profondamente e non andava
disturbato. Conosceva abbastanza le abitudini di Hargood per
sapere che odiava essere svegliato e condotto a letto. Una volta
destatosi spontaneamente qualche ora pi tardi, Hargood si sarebbe
alzato dalla sedia, avrebbe preso uno dei candelabri e, con
i suoi tempi, si sarebbe trascinato brontolando su per le scale,
fino al letto.
Simmonds accompagn in silenzio Grange alla porta e gli
porse il pastrano. Fa freddo, signore sussurr.
Grange annu. Simmonds sollev la traversa che teneva chiusa
la porta di quercia, e Grange usc. Una volta nel portico, Grange
si gir verso il vecchio e mormor: Fino a quando gli permettete
di dormire?
Di solito si sveglia spontaneamente nel giro di un'ora o due
rispose Simmonds.
E poi va a dormire in camera sua?
No, signore replic Simmonds. Credo che sia sua abitudine
scrivere.
Scrivere? Di rado Grange aveva provato uno stupore pi
grande. Per un attimo fu cos scosso che, se in quel preciso
istante qualcuno l'avesse sfiorato con una piuma, si sarebbe ritrovato
disteso sul freddo pavimento di legno per tutti i suoi
quasi due metri di statura.
Simmonds pareva colpito dall'effetto che quell'informazione
aveva avuto sull'ospite. Era gentile per natura, ed essendo convinto,
forse a ragione, di trovarsi davanti al miglior amico di
Hargood, immagin che ogni notizia sulle abitudini del suo padrone
sarebbe stata trattata con benevolenza e circospezione.
Lascio il fuoco acceso nella sua camera da letto. Penso che a
volte scriva fino a tarda notte.
 un'abitudine che ha preso di recente? chiese Grange,
temendo che Simmonds potesse considerare eccessiva la sua
curiosit e lasciasse cadere il discorso.
Da un mese o due, credo.
Se vi fosse stato bisogno di un'altra prova del cambiamento
avvenuto in Hargood, pens Grange, questa lo era di sicuro. Il
suo stupore aveva in parte contagiato anche Simmonds, che lo
guardava con quei suoi occhi scaltri e benevoli.
Grazie, signor Simmonds. Spero che voi invece siate in grado
di prendere sonno senza dover ricorrere alla scrittura.
Credo d'essere in grado di prendere sonno in qualsiasi maniera,
bench ve ne siano alcune che preferisco.
Grange ci mise un po' per accorgersi che si trattava di un
amabile sottinteso sessuale, forse addirittura di una garbata
vanteria.
Erano decisamente troppe novit per una sola notte! Hargood
che teneva un diario in gran segreto. Il vecchio Simmonds
che faceva il satiro. L'idea di Simmonds che faceva capriole sulla
prosperosa signora Simmonds era un'immagine che normalmente
Grange avrebbe scacciato dalla mente, ma stavolta si limit ad
abbozzare un sorriso.
Mi fa piacere che la vita vi sorrida, signore. Dalla soglia,
Simmonds lo guardava fisso. Siete stato molto premuroso
concluse Grange. Ora credo che andr.
Simmonds annu. Grange si volt e si avvi lungo il sentiero.
Simmonds attese qualche secondo per cortesia, prima di chiudere
e sprangare la pesante porta dietro di s.
I campi erano imbiancati di rugiada ghiacciata. Le stelle risplendevano
come un'accusa nel cielo nero e sgombro di nubi.
Forse, pens Grange, rappresentano la chiarezza, il presunto
stato d'animo dello scienziato.
...
61.

Mio caro Leman,
dopo le intemperanze della settimana scorsa, il mio giovane
collega si  nuovamente chiuso in se stesso. I nostri rapporti in
apparenza sono buoni. Egli per  ancor pi freddo del solito: pi
introverso, pi distaccato, pi ossessivo.
Ha accettato i miei consigli, senza dubbio anche per farsi perdonare
il suo accesso violento, e ha rinunciato a tornare ai suoi
pazienti per un altro mese, al fine di consentire alla sua salute di
stabilizzarsi. Sebbene abbia fatto buoni progressi sul piano fisico,
riconosce che ora bisogna dare alle ferite interiori la possibilit di
guarire.
Mentre, a mia volta, mi riprendevo dai castighi fisici inflittimi,
ho avuto l'opportunit di riflettere sulla mia situazione. Credo che
la violenza sia la forma pi elementare di comunicazione umana,
l'ultima risorsa dell'animo impaurito e frustrato, e sono deciso a
fare tutto ci che  in mio potere per non far precipitare pi il mio
giovane collega, anche per un solo terribile istante, nella condizione
emotiva in cui la violenza pu divenire l'unica espressione del
suo tormento interiore. Nel frattempo, in sguito a questo mnito
- se cos si pu definire - sulle conseguenze che il nascondergli
delle notizie pu comportare, bench i nostri rapporti restino cauti,
fra di noi sembra essersi creata una nuova chiarezza. Quest'ultima,
di per s, non  qualcosa di definito, ma prende piuttosto la forma
di un'aspettativa di correttezza reciproca.
Tale chiarimento fra di noi, ottenuto al prezzo di una certa
sofferenza, solleva altre prospettive. In diverse occasioni, adesso, il
mio giovane collega e io abbiamo discusso la teoria del Marchese de
Puysegur sulla cosiddetta seconda mente. Durante le nostre passeggiate
abbiamo scherzato sull'argomento. Io ho disapprovato il suo
riserbo ossessivo, lo schermo protettivo con cui cela i suoi pensieri, e
l'ho pregato, nell'interesse del miglioramento delle sue condizioni,
d'essere meno circospetto nella comunicazione con me. Eppure,
riflettendo su quell'allegoria di singolare intensit elaborata dal de
Puysegur, sono rimasto colpito dall'idea che l'atto di violenza commesso
dal mio giovane collega nei miei confronti, apparentemente
scaturito da una parte del suo carattere che sfugge al suo diretto
controllo, possa rappresentare proprio la comunicazione primitiva
della seconda mente. Il suo gesto, infatti, piomb tra noi come una
saetta. E quando mi fui ripreso da quell'assalto improvviso e terribile,
quando il puzzo d'aria bruciata si fu dissolto e mi accorsi
d'essere ancora vivo - bench alquanto malridotto - ebbi la sensazione
di avere assistito a una manifestazione della seconda mente.
Ma ho fatto un'altra riflessione, che deriva dalle conseguenze
della precedente. Noi esseri umani usiamo ogni mezzo a nostra
disposizione per indagare sui misteri dell'esistenza. Comincio a
domandarmi se il de Puysegur, lo scienziato e razionalista laico,
non persegua in fondo la stessa idea che portiamo avanti noi
cristiani quando parliamo dell'anima, quell'altro ente che vive al
di sotto delle manifestazioni fisiche esteriori indirizzando misteriosamente
i nostri desideri pi profondi. E ancora, mi domando se il
grande e razionale Marchese, in un eccesso di fervore investigativo,
non abbia finito per fornire al mio giovane collega e a me un mezzo
di comunicazione che si occupa della medesima cosa.
Di nuovo mi sono smarrito in digressioni filosofiche, signore.
Vi basti sapere che nel frattempo ho recuperato parte della mia
equanimit. E bench il mio collega continui a essere un mistero
per me, credo che una barriera fra noi sia venuta meno e che in
futuro, se il destino lo vorr, potremo avviarci verso una pi intima
comprensione delle opinioni che seguitano a dividerci.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
62.

L'inverno s'impadron del litorale di Lymington, rendendolo
grigio e dorato.
Gabbiani e procellarie si lasciavano trasportare alla deriva
come naufraghi. Nella baia e intorno al fiume un sole grigio
coglieva il luccichio delle loro ali.
Sulla spiaggia di Oxey giaceva lo scheletro di una barca con il
fasciame a pezzi. Pentole, vecchi stivali, i resti di un grembiule,
un materasso di crine venivano sospinti avanti e indietro dalla
marea. Lungo la battigia aleggiava l'odore putrido del pesce in
decomposizione. Nugoli di mosche si muovevano tra le alghe
verdi. Sotto la superficie dell'acqua rilucevano bianchi gusci di
ostrica.
Grange osservava gli aironi che infilavano i becchi appuntiti
nel grigio sottostante. Si ferm, esitante. Una sorta di corrente
profonda, il pungolo di un ricordo sotto i pensieri superficiali, lo
faceva indugiare. Ma il suo disagio non trov appigli. Qualunque
cosa fosse timidamente in agguato nella sua mente, sembrava
non voler uscire allo scoperto.
Si scroll di dosso quella momentanea introspezione e continu
a passeggiare nella palude vasta e deserta. Le case di legno
sulla spiaggia erano costruite su palafitte per non essere invase
dall'alta marea. Pi in l, sulla costa, le spirali di fumo provenienti
dalle fornaci serpeggiavano verso l'alto.
Non so quali calcoli abbia fatto afferm Swann, ma sembra
convinto che in questo modo il suo investimento gli frutter di
pi.
Tenendo in attivit le fornaci anche d'inverno?
Swann annu. Guardava verso il mare. Uno stormo di gabbiani
s'aggirava sulla pi orientale delle tre fornaci rimaste in funzione.
Abbassandosi sulla terra scura, gli uccelli diventavano
pressoch invisibili finch non riprendevano quota, stagliandosi
nella luce proveniente da ovest. Sulle paludi era scesa la quiete
della sera.
Che cosa suscita il vostro interesse in tutto ci? chiese
Grange con delicatezza.
In un primo tempo Swann, anzich rispondere, continu a
fissare il mare. Quando sono in giro per la spiaggia, osservo le
fabbriche.
Per avete in mente qualcosa di specifico.
Swann per un attimo pos lo sguardo su di lui, poi lo distolse
di nuovo e parl con un filo di voce: Davvero un bel calcolo:
profitto contro vite umane.
Le fornaci sono pericolose?
Pericolose?
Quel termine forse era troppo forte per Swann. Tutto, nel suo
mondo, comportava del pericolo. Grange s'accorse che Swann
aveva cercato di usare un'espressione pacata, di esprimere un
dubbio, e cap di aver forzato il senso delle sue parole con un
aggettivo troppo ambizioso e forse troppo crudo.
Davanti a loro, la porta di una fornace era aperta, mostrando
il nucleo ardente delle fiamme. Una fascia di luce bianca illumin
gli zigomi di Swann, le orbite degli occhi, la fronte.
Intorno a ogni edificio disse Swann, dalla parte sottovento
c' una zona nera dove l'erba ha preso fuoco ed  bruciata per
via delle scintille.
Si sono verificati degli incendi?
Ci sono troppi fossi trasversali e pozze d'acqua stagnante
perch il fuoco si possa propagare.
Grange si ferm a riflettere. E allora dove sta il pericolo?
Nelle fornaci?
Il pericolo sta nel vento, signore. Swann era teso, forse in
preda a sentimenti contrastanti. Sono uomini di terraferma.
Conoscono poco il vento.
Lo dite da marinaio?
I marinai, signore, non giocano spesso con il fuoco.
Voi parlate per enigmi, signor Swann.
Swann tacque, apparentemente per raccogliere le idee, e poi
torn a girarsi verso il mare. Il vento di rado  costante.  pieno
di buchi e di raffiche.  questo che non vogliono capire.
Perch no?
Quelli verificano l'intensit della brezza, vedono che  leggera
e spalancano le porte per dare pi aria alle fiamme. Ma il
vento  imprevedibile, signore. Respira a modo suo.
Respira...?
Cpita spesso, per esempio, che la brezza diminuisca prima
di una raffica.
Capisco.
E loro aprono le porte per far entrare pi aria.
Mi sembra una reazione naturale, per mantenere la circolazione
dell'aria nella fornace.
Quando poi arriva la raffica, dalle porte entra pi aria del
previsto, e il fuoco avvampa. Sar capitato anche a voi di vedere
la fiamma fuoriuscire dalle porte: una fiammata lunga e dolce,
come l'ala di un angelo. Non dura pi di un secondo o due.
S, l'ho vista conferm Grange.
Allora sapete a che cosa mi riferisco.
Grange annu. Quando  successo, ho visto gli uomini scappar
via dalle fabbriche... e di corsa, anche.
Se la fiammata  una sola, ce la possono fare.
Grange prov uno strano fremito di interesse, un'intuizione.
Volete dire che a volte vi sono anche fiammate secondarie?
Gli operai hanno imparato, se non altro, a non stare sottovento
alla prima fiammata. Swann fece una pausa. La prima
fiammata raramente fa danni.
Come mai?
Se chiudono le porte, la fiamma consuma l'aria, il fuoco
langue, e cos la fiammata si spegne.
Dunque disse Grange cercando di seguire il ragionamento
di Swann, sembra che il processo si arresti da solo.
Solo per pochi secondi, signore. Quando il fuoco vien meno,
la nuova aria che entra nell'edificio non brucia immediatamente,
se non in piccola parte. Ma quando il carbone ardente incendia
l'aria fresca, ormai presente in abbondanza, pu scaturire un'altra
fiammata, ancor pi grande della precedente.
Grange per un attimo fu colto dal primo, singolare afflato di
poesia della distruzione. Intendete dire che vi  pericolo solo
quando gli uomini tornano e riaprono le porte?
Dipende dal vento. Se c' una raffica nel momento in cui
aprono le porte per far entrare nuova aria, pu essere molto
pericoloso.
Grange smise di incalzare Swann con le sue domande. Cominciava
a comprendere il senso infernale del ritmo, il respiro
autonomo del fuoco, la trasformazione dei processi fisici in esseri
quasi animati. Spazi con lo sguardo sugli acquitrini, dove l'acqua
era illuminata dalla fiamma.  questo che vi preoccupa,
dunque?
Ho visto questo fenomeno ripetersi pi volte di sguito, e
ogni volta la pausa  pi lunga, e la fiammata pi grande. Diventa
come una specie di mantice, quasi un motore. Non so come
potrebbe andare a finire.
Un'esplosione? Grange era completamente avvinto. Avete
visto un'esplosione?
Ho visto gli uomini precipitarsi a chiudere le porte. Ecco
come riescono a tenere il processo sotto controllo: privano il
fuoco di aria fresca per impedire la fiammata successiva.
E cos non avete assistito alle conseguenze peggiori? chiese
Grange. Dunque il processo  abbastanza controllabile.
Quasi tutte le cose sono controllabili, se si sta all'erta.
Grange prov suo malgrado un senso di sollievo, come se una
ventata d'aria fresca si fosse rovesciata sulle sue fantasie. Respir
la brezza marina. Swann, questi discorsi sono molto interessanti.
Voi avete una mente acuta. Ma anche se gli operai delle
fornaci non comprendono i princpi del vento, o la sua natura
imprevedibile, sembrano ugualmente in grado di prendere misure
adeguate per evitare incidenti.
 vero, signore. Sappiamo tenere sotto controllo molte cose
che non capiamo.
E credo che questo valga tanto per la medicina quanto per la
estrazione del sale disse Grange a bassa voce.
Ora i gabbiani che svolazzavano intorno alla fabbrica pi
lontana sembravano essersi dispersi. La palude era immersa nella
quiete.
Il punto , signore, che adesso nelle fornaci lavorano meno
operai che in estate. Le squadre sono ridotte all'osso. E gli uomini
sono pi stanchi e incapaci.
E come mai?
Grange aveva posto quella domanda quasi per cortesia. Pensava
di aver interrogato Swann a sufficienza per quel giorno.
Diede un'occhiata all'orologio, e gi era in procinto di salutarlo
e di avviarsi verso casa, quando l'ex marinaio parl di nuovo con
foga inattesa.
Fanno funzionare le fornaci in base a una mentalit da
banchieri.
Una mentalit da banchieri? Grange si sforz di non sembrare
sorpreso da quell'improvvisa uscita.  per questo che le
fanno funzionare d'inverno?
Proprio cos.
Per il profitto?
Credo di s.
Tuttavia, senza la molla del profitto non esisterebbero le
fornaci.
Ma ora lavorano con squadre ridotte all'osso, signore. A
questo porta, la loro mentalit. Verr il giorno che quegli uomini
non avranno pi le risorse o la forza per correre a chiudere le
porte.
Il proprietario  al corrente dei pericoli? chiese Grange.
Il signor St Just?
Dal silenzio che segu, Grange ebbe l'impressione che Swann
fosse sul punto di scoppiare a ridere, o forse addirittura di lanciare
un'imprecazione. Un barlume nei suoi occhi indic il sorgere
di un altro pensiero, parallelo al primo. Swann parl con
calma, scegliendo le parole: Il signor St Just  un gentiluomo,
signore.
Stava per aggiungere qualcos'altro, ma esit. Le sue parole
sembravano lasciar trapelare una certa critica. Grange sospett
che vi fosse dell'ironia.
Che cosa intendete dire?
Messo alle strette, Swann si ferm di nuovo a riflettere. Dal
momento che  un gentiluomo, signore, l'aspetto pratico della
cosa non  affar suo.
Grange ignor il rimprovero implicito. Il caposquadra alle
sue dipendenze, allora. Se il signor St Just vive nell'olimpo dei
gentiluomini, non dovremmo riporre la nostra fiducia nel suo
rappresentante in terra?
I capisquadra s'arrangiano con quello che hanno a disposizione.
La frase fu pronunciata senza foga, ma le parole di
Swann avevano forza sufficiente di per s.
Di regola Grange non si lasciava andare facilmente alle emozioni.
Quel che provava adesso era un senso generale di disagio,
sufficiente a turbarlo. L'origine di quel disagio era l'ex marinaio.
L'ostinazione di Swann cominciava a sembrargli quasi ragionevole.
Aveva la sensazione d'essere stato messo con le spalle al
muro dalla coerenza rozza ma tenace dei suoi argomenti.
Nella palude, qualcuno doveva aver alimentato il fuoco. Scintille
cominciarono a sprizzare dalla porta aperta come un nugolo
di lucciole. Grange osserv i tizzoni trasportati dal vento. L'erba,
l intorno, era gi stata tutta bruciata, e non vi era pi niente che
potesse prendere fuoco. Le scintille svolazzarono per un po' sul
suolo arso e quindi si dileguarono. Di nuovo ebbe l'impressione
che certi processi fossero in grado di controllarsi da s, e questo
pensiero, se non altro, gli diede una momentanea tregua dagli
strascichi dei ragionamenti di Swann.
...
63.

Mio caro Leman,
ogni giorno che passa sprofondo sempre di pi nei ricordi, e mi
trovo costretto a rievocare il passato, ricreandolo in queste limitate
lettere.
Qui sotto mi sforzer di fornirvi una descrizione degli sviluppi
che vi furono nel periodo del mio matrimonio, i quali toccano a
loro volta gli aspetti pi recenti della mia vita. Vogliate perdonarmi
l'esame che andr a fare di tali vicende, giacch esse hanno
attinenza con ci che seguir.
All'epoca del mio matrimonio, e della mia vedovanza, cominciarono
a giungermi voci su una certa signora Celia Quill.
Poich l'appellativo signora davanti al suo nome indicava senza
equivoco che si trattava di una donna sposata, in un primo tempo
non immaginai neppure oziosamente che potesse trattarsi della
stessa persona che mi aveva lasciato nelle circostanze da me descritte
in precedenza. Inoltre, se quest'ultima si fosse sposata,
avrebbe preso il nome del marito, come da costume. Questi fatti,
insieme con l'improbabilit della congettura originale, mi suggerirono
che quel nome stranamente familiare fosse un semplice scherzo
del destino, ci che talvolta viene chiamato una coincidenza.
Sentii dire che il personaggio in questione era una donna di
fascino e discrezione insoliti, la quale gestiva una di quelle maisons,
numerose a Londra, frequentate da uomini facoltosi in cerca
di svago e di diversivi. Nella capitale giravano molte altre dicerie e
pettegolezzi a proposito di tali istituti. La debolezza di questa
particolare voce non mi diede alcun incentivo immediato a indagare
sulla sua attendibilit.
Nel corso dei mesi successivi, in occasione dei miei soggiorni a
Londra, di tanto in tanto udivo pronunciare quel nome in alcune
conversazioni riguardanti la medesima donna, sposata o vedova che
fosse. A poco a poco le voci si moltiplicavano, ma certi aspetti
cominciarono a destare la mia curiosit facendo come da contrappeso
alla mia tendenza ad ignorare la questione, convinto com'ero
che si trattasse di una mera coincidenza. Certi particolari di quella
faccenda mi provocavano una lieve inquietudine, e niente di pi.
Conoscevo la mia Celia Quill abbastanza bene da ritenerla capace
di riuscire in pressoch ogni impresa in cui si fosse cimentata. Allo
stesso tempo, per, non credevo possibile un qualsivoglia legame
tra lei e il mestiere della matresse, giacch, come minimo, il suo
carattere mi pareva incompatibile con la scelta di una simile professione.
Vi era in lei un che d'incorreggibilmente buono, sulla
qual cosa credo d'essermi dilungato abbastanza nelle lettere precedenti.
Era mia ferma convinzione che avrebbe usato il suo sapere,
frutto dei quasi sette anni nei quali era stata la mia amante, per
trovarsi un posto come istitutrice presso una famiglia onorevole.
Poi forse, in sguito, mentre esercitava tale occupazione malpagata
ma rispettabile, si sarebbe cercata un marito idoneo: un uomo
d'indole tranquilla, disposto a prendere con s anche il suo rampollo.
Credevo allora, come credo oggi, che vi fosse in lei una energia
volta alla bont, una forza morale che io avevo offeso e che in uno
stadio successivo si sarebbe riaffermata, permettendole di rifarsi
una vita. Ho notato infatti che ci che  veramente buono, qualora
venga offeso, non tende a corrompersi ma, al contrario, si tempra.
In un primo tempo, vi ripeto, sembrava che non vi fosse ragione
di indagare su quella voce. La prima volta che giunse alle mie
orecchie, ero innamorato di mia moglie ed avevo sistemato la mia
nuova amante nella casa di Chiswick, sicch per un paio d'anni
credo d'essere stato un uomo in pace con il mondo. Bench fossi
dispiaciuto che la mia ex amante m'avesse lasciato, la ferita infertami
da quell'abbandono era guarita, almeno in parte, grazie alla
buona sorte che mi aveva baciato in altre faccende. Ero semplicemente
un uomo lieto di fare una dolce spola tra Lymington e
Londra, tra il vero amore ed il piacere, celebrando gli aspetti pi
fausti di entrambi.
Quando il destino s'accan contro di me stabilendo che mia
moglie lasciasse questa terra dopo il parto, per parecchi mesi precipitai
nella disperazione. Bench continuassi a mantenere la mia
amante, in tale periodo non le feci visita. (Qualcuno troverebbe
singolare - non ne dubito - il fatto che potessi recarmi allegramente
da lei mentre mia moglie era in vita, e avessi interrotto le mie
visite dopo la sua morte. Ma chi fra noi conosce la bizzarria dei
sentimenti umani?) Credo che quella giovane donna non fosse
insensibile al mio dolore, cos in quei mesi fra di noi vi fu una
sorta di tregua, nonostante la mia mancanza d'attenzione. Ella
continu a ricevere il suo assegno mensile, e a tempo debito ripresi
a vederla. Tornai cos alla mia vecchia vita da celibe, sebbene
passassi per vedovo.
Durante questo periodo, la mia attivit professionale fior come
non era mai accaduto prima. Agli occhi della comunit ero stato un
uomo sposato, e solo la cattiva sorte mi aveva impedito di vivere
una vita serena di marito e di padre. Adesso ch'ero vedovo, certuni
erano disposti a dimenticare le mie passate sconsideratezze: imparai
cos che in questo Paese non vi  scusa maggiore per essere rispettati
della venerabilit. Se viviamo sufficientemente a lungo, signore,
non soltanto sopravviviamo alle nostre disgrazie, ma ci accorgiamo
che la nostra vita viene sottoposta ad una generale reinterpretazione.
Ho ricevuto delegazioni di matriarche locali che venivano
a farmi le condoglianze: quelle stesse donne che in precedenza
non facevano che sparlare sul mio conto.
Se i miei vecchi peccati contro il sesso femminile erano stati
cancellati, almeno agli occhi della comunit, vi era un'altra questione
che seguitava a tormentarmi. Col passare del tempo, non
avendo ricevuto alcuna notizia d'altro tenore sul conto di Celia
Quill, quando le voci su quella maitresse omonima divennero pi
particolareggiate e le descrizioni si fecero via via pi precise, a poco
a poco cominciai a preoccuparmi. Vi erano alcuni aspetti di quelle
dicerie che attiravano la mia attenzione. A differenza di certe altre
donne che esercitavano la sua professione, sembrava infatti che
questa signora Quill si comportasse amabilmente e con modestia,
esigendo le buone maniere nei confronti delle sue signorine e
mantenendo un'atmosfera distinta nella maison. Sentii dire che le
sue ragazze, quando non erano in compagnia, prendevano lezioni
di musica e di ricamo, trasformandosi in persone raffinate grazie a
questi e ad altri mezzi. Gli uomini che cercavano donnacce volgari
venivano dirottati altrove. Qualunque fosse la pratica comune,
correva voce che i piaceri della casa della signora Quill fossero
pi soavi. Sentii uno dei miei colleghi di Londra affermare che
nei salotti di quella maison si respirava un decoro tanto naturale
che non avrebbe avuto nulla da obiettare se sua moglie e le sue
figlie fossero vissute in un'atmosfera del genere.
A questo punto, Leman, cominciai ad avere la sensazione che vi
fosse in tutto ci un disegno del destino, che cominciavo a percepire
come intenzionale, se non ironico, bench all'epoca non riuscissi a
individuare con facilit la fonte diretta della mia inquietudine.
Cominciai a scorgere la traccia di un profilo, la forma di una
sensibilit che riconoscevo e che tuttavia non riuscivo agevolmente
a determinare. Talvolta, nelle ore libere, la mia mente si trastullava
con il pensiero che questa signora Celia Quill, questa matresse,
potesse essere davvero la mia Celia Quill, a cui io stesso avevo
dato quel nome e che, a dispetto di tutti i miei sforzi, si era
svincolata dalla mia protezione con tanta repentinit e
determinazione.
Diversi mesi dopo la morte della mia carissima moglie,
quand'ero ancora in lutto, durante una visita alla mia amante a Londra
mi accadde di ricevere una lettera dai colleghi del Collegio dei
Medici. Mi si chiedeva di fermarmi nella capitale per buona parte
della settimana, allo scopo di collaborare alla traduzione ed alla
spedizione di diverse nuove ordinanze del Collegio. Queste ultime
riguardavano il controllo di certi medici i quali, a detta del Collegio,
si erano lasciati influenzare troppo dalle novit provenienti
dal continente europeo, non ultimo dalle teorie di Monsieur Anton
Mesmer, il medico viennese che allora praticava le sue bizzarre cure
in Trancia. Erano questioni prevalentemente amministrative e
d'ufficio, ma poich rientravano nei confini convenuti dell'attivit
professionale di noi medici, il loro adempimento richiedeva una
certa discrezione. A dispetto di tali complessit, gli incarichi che mi
furono affidati si rivelarono di natura ordinaria, e li sbrigai assai
pi velocemente del previsto. Cos, avevo davanti ancora diversi
giorni prima della mia prevista partenza. Dal momento che la mia
amante dell'epoca, la signorina Harriet Weaver, per quanto amabile,
non aveva alcuna inclinazione per il sapere e non s'interessava
al mio lavoro, una volta che il piacere iniziale della sua compagnia
mi aveva appagato, i miei pensieri correvano di nuovo alla questione
di Celia Quill, che non vedevo ormai da sette od otto anni e
la cui compagnia credo mi mancasse.
Fu cos che una mattina decisi di prendere un calesse dalla casa
della mia amante a Chiswick per recarmi nella presunta maison
della signora Quill, a Cheyne Walk. Non ricordo granch del percorso,
se non ch'ero tutto preso da vari aspetti dei miei pensieri e in
breve tempo arrivai in quella localit. Scesi dalla carrozza e mi
ritrovai sul selciato d'una via con palazzi piuttosto grandi; chiesi
indicazioni a diversi passanti e mi avviai lungo la via finch, su una
lieve curva vicino al fiume, m'imbattei nella casa in questione. Aprii
il cancello di ferro battuto e percorsi il vialetto che conduceva alla
porta d'ingresso. Sollevai e lasciai ricadere il battente, e attesi qualche
secondo. Mentre ero l fermo, debbo ammettere d'essere stato
colto da una strana inquietudine. Una cameriera, una ragazza mora
dalle maniere gentili, apr la porta. Ero inspiegabilmente nervoso e
dovetti concentrarmi per riuscire a chiedere della proprietaria. La
cameriera mi domand cortesemente se avessi un appuntamento. Le
dissi il mio nome e la pregai di portare i miei rispetti alla sua
padrona. Poco dopo, ella ritorn informandomi che la sua padrona
era occupata in un lavoro d'ufficio, ma che se fossi stato disposto a
tornare un'ora pi tardi sarebbe stata lieta di ricevermi.
Me ne andai cos a passeggiare lungo la sponda del fiume, ma la
prospettiva di rivedere la signora Celia Quill catturava a tal punto i
miei pensieri che mi aggirai nelle strade per buona parte di quell'ora
senza quasi accorgermi del trascorrere del tempo. Al mio
ritorno la cameriera, vedendomi di nuovo l, mi preg d'entrare.
La maison era come m'era stata descritta: la casa di una gentildonna.
La cameriera mi guid in un salotto che dava sul corridoio
principale e mi fece accomodare. Io aspettai l, come se fossi in
attesa di una donna importante, e di nuovo precipitai in una strana
fantasticheria. Rimasi l seduto per circa un quarto d'ora. A un
certo punto la cameriera ricomparve annunciando la signora Quill
e si fece da parte. Sentii i passi della sua padrona nel corridoio.
Avrete forse capito che non sapevo bene che cosa attendermi; in
quel momento, buona parte di me era ancora convinta che si
trattasse solo di una coincidenza, e che la comparsa della padrona
di casa avrebbe dissipato ogni equivoco.
La cameriera era sempre l in piedi, in disparte. La signora in
questione sbuc dal corridoio ed entr nel salotto. Era alta e aveva
un'espressione solenne. Si ferm, e per parecchi secondi mi fiss in
silenzio. Durante questa sua muta contemplazione, fui come incapace
di parlare.
Sapevo che era una donna intorno ai trentacinque anni d'et,
ma non ero preparato a ritrovarmi davanti la figura che ora se ne
stava l di fronte a me, immobile, vuoi per la dignit che dimostrava,
vuoi per il suo portamento tranquillo. Forse pensavo che
sarebbe rimasta sconcertata alla vista dell'uomo che aveva lasciato
con tale precipitazione tanti anni prima. Il suo viso non tradiva
alcuna emozione del genere. Vi era qualcosa in lei che non era
cambiato, qualcosa che potrei definire solo come concentrazione, o
purezza, o atteggiamento esteriore. Ero in preda ad un terribile
conflitto d'impulsi. Una parte di me avrebbe desiderato avvicinarsi
a lei e abbracciarla. Ma proprio la sua compostezza mi segnalava
ch'ero nel suo territorio e, date le circostanze, qualsiasi gesto d'affetto
non sarebbe stato ricambiato. Mi studi per diversi secondi
senza muoversi, poi fece un breve cenno di saluto, come per riconoscere
un dato di fatto, e mi tese la mano rispettando, per cos
dire, le necessarie formalit.
Non mi  facile descrivere l'intensit dei miei sentimenti. Vi
erano molte cose che avrei potuto dirle, ma io stesso ero tenuto a
freno da impulsi contrastanti. Le presi brevemente la mano e poi la
lasciai andare, mentre ella mi scrutava ostinatamente.
Per cortesia, pi che per cordialit, m'invit a sedermi e si
accomod ella stessa in una sedia con la spalliera dritta a circa
dieci piedi di distanza. Ora avevo la possibilit di esaminarla con
maggiore attenzione. Aveva ancora la figura elegante che ricordavo,
se non che, nel suo abito modesto, appariva pi calma e distaccata
di quanto rammentassi. I suoi bei lineamenti avevano
perso la loro iniziale pienezza e sembravano avere ormai raggiunto
il loro carattere definitivo. Indossava un vestito sobrio di fustagno
nero, con semplici bordi di pizzo ai polsi e al collo.
A una distanza che si sarebbe potuta definire appropriata, dunque,
conducemmo quella che mi parve una conversazione distinta,
quasi affettata, la quale, pur nei binari di una formale affettuosit,
in realt non teneva in alcuna considerazione i nostri rapporti d'un
tempo. Ma se pure il nostro discorso non lasciava spazio ai sentimenti,
al tempo stesso non mancava di contenuti d'altro genere.
Dovete sapere che la sua franchezza era quasi sconcertante. Faceva
parte di quella trasparenza di carattere che somiglia alla bont,
sempre che quest'ultima si possa accertare. Vi erano in lei, forse
ancor pi di quanto ricordassi, un'onest e una nobilt d'animo
cos palesi che sembravano suscitare una disposizione simile in
coloro a cui ella si rivolgeva. Dopo che ci fummo scambiati le
cortesie di prammatica, mi schiarii la voce e le chiesi senza indugio
come mai avesse avviato un'attivit del genere.
Dapprima non rispose. Temetti d'aver abusato della sua ospitalit,
e non mi sarei sorpreso se avesse posto fine al nostro colloquio.
Invece vidi che mi fissava, per nulla turbata da ci che
avevo detto, quasi stesse pensando a una risposta che potesse risultarmi
comprensibile. Ebbi l'impressione che cercasse di capire
senza fretta se fossi pronto ad ascoltare quanto stava per rivelarmi.
Qui sotto mi limiter a riportare la sostanza della sua risposta.
Mi disse che non era pentita della sua vita precedente con me,
ma che in quegli anni aveva nutrito la speranza che un giorno
l'avrei vista come una donna onesta. La sua prolungata permanenza
con me l'aveva persuasa che, se non poteva aspirare ad altra
relazione che a quella dell'amante, allora avrebbe fatto in modo di
rendere pi ufficiale, e insieme pubblica, la relazione che gli uomini
desideravano avere con lei. Afferm di non vedere nulla di male
nell'opinione comunemente diffusa che gli uomini dovessero pagare
per il piacere della compagnia femminile, dal momento che, in
un certo senso, anch'io avevo pagato per la sua compagnia, mantenendola.
Ma se le cose stavano cos, allora perch fingere affetto?
Era questo che non tollerava, ed era decisa a bandirlo dalle sue
future relazioni.
All'inizio ero incredulo dinanzi a ci che avevo udito. Avrei
voluto obiettare che era stata lei a lasciarmi da un giorno all'altro,
e non io a lasciare lei. Ma proprio nel momento in cui tale obiezione
cresceva dentro di me, seppi, o meglio immaginai, quale
sarebbe stata la sua replica: che avevo rinunciato alla sua compagnia
per una nuova moglie, e che lasciandomi ella aveva semplicemente
messo in atto, per cos dire, l'abbandono che io avevo gi
deciso nei suoi confronti.
Signore, nel mio intimo avevo sperato di cogliere, prima o poi,
un segno d'affetto, un riconoscimento degli oltre sei anni trascorsi
insieme. Ma non ne vidi alcuno. Mentre lottavo con le mie emozioni,
ella mi esaminava con quella che mi appariva come un'equanimit
oggettiva e assoluta. Seduto in casa sua, alla merc della sua
benevolenza, ero incapace di replicare a ci che aveva detto. Questa era
la situazione: sedevo nel suo salotto, sotto il suo sguardo fisso, e l
discutevamo con una sorta di distaccato decoro sulle idee che s'era
fatta e che senz alcuna protezione se non la propria, aveva cercato
di mettere in pratica. Dopo un altro quarto d'ora circa, durante il
quale ci scambiammo ulteriori formalit, la nostra conversazione
parve raggiungere la sua naturale conclusione. Non avevamo pi
niente da dirci. Mi sentii in dovere di prendere congedo da lei. Mi
alzai e la ringraziai per la sua cortesia. Anch'ella si alz, accenn un
inchino in risposta al mio inchino pi profondo e mi segu alla
porta del salotto con un'aria di distaccata benevolenza.
Mi accompagn fino all'ingresso. L mi diede la mano, quindi la
cameriera apr la porta. Mi voltai per andarmene. Mentre oltrepassavo
la soglia, mi fermai un istante per gettare un'occhiata dietro di
me, nella speranza di cogliere un'ultima immagine di lei, ma ella si
era gi voltata e in silenzio si allontanava da me, dirigendosi verso
l'interno della casa.
Debbo riconoscere che quell'incontro mi lasci alquanto scosso.
Il senno e la chiarezza della sua risposta erano indubitabili. La
cameriera chiuse la porta dietro di me. Percorsi il vialetto fino al
cancello di ferro battuto e mi ritrovai fuori. Ero cos turbato da
quanto era successo che per diversi secondi rimasi l impalato: la
complessit dei miei pensieri mi lasciava quasi senza respiro. Ero
stato a colloquio con la mia ex amante, la quale mi aveva pacatamente
rinfacciato le mie colpe ricordandomi l'ingiustizia del trattamento
che le riservavo, e, dopo avermi esposto la sua filosofia di
vita, mi aveva congedato cortesemente ed in modo formale.
Ricordo che cominci a piovere e che diverse donne a passeggio
per la strada sollevarono il cappuccio del soprabito per proteggersi
dall'acquazzone. Si vedevano lampi sul lato sud del Tamigi, e la
pioggia si faceva sempre pi forte. Sollevai il braccio per ripararmi
dal diluvio e, cos celato agli occhi degli altri, mi abbandonai a un
singolare stato d'animo, soggetto a sentimenti che passavano dalla
collera allo stupore, dall'ammirazione allo sdegno.
Senza neppure sapere quello che facevo, mi allontanai dal fiume
spostandomi verso Fulham, dove trovai un calesse che mi riport a
Chiswick. Ero cos perso nei miei pensieri che non riesco a ricordare
i dettagli precisi del tragitto fino alla casa in cui abitava la mia
amante dell'epoca. Rammento soltanto che dopo un po' mi ritrovai
nel quartiere a me familiare.
Scesi dal calesse, pagai il vetturino e m'immersi di nuovo nell'atmosfera
circoscritta e privata dei miei pensieri. Fui travolto da
una nuova ondata d'emozioni, di cui neppure ora saprei dire l'origine.
Ero fradicio di pioggia e, avendo viaggiato in calesse in quelle
condizioni, forse avevo un principio di infreddatura. Ma sono uno
che si fa vanto della robustezza della propria costituzione, e un po'
d'acqua non mi aveva mai fatto male prima d'allora. Poco dopo che
il calesse se ne fu andato, tuttavia, mentre camminavo verso la casa
della mia amante, cominciai a tremare come una foglia. I miei arti
presero ad agitarsi e i denti mi battevano in modo incontrollabile.
Sentivo dentro di me i primi sintomi della febbre. Poi, con mia
stessa sorpresa e imbarazzo, scoppiai del tutto inaspettatamente in
una sonora risata al pensiero della sua completa vittoria su di me e
della situazione in cui ella s'era venuta a trovare, tanto che diversi
passanti rimasero sconcertati dal mio comportamento e s'allontanarono
da me come se fossi un pazzo. La loro reazione non fren
l'imprevedibilit del mio umore. Il mio riso, di natura nervosa, non
accennava a placarsi, allarmando ulteriormente molti di coloro che
mi vedevano in preda ad emozioni che non riuscivo a controllare.
Rimasi l piegato in due, in attesa che l'attacco mi passasse. Dal
momento che pioveva ancora, non mi restava che sperare che,
quando mi sarei raddrizzato e guardato intorno, coloro che avevano
assistito alla scena non si fossero accorti delle lacrime copiose che
ora, parimenti inattese, mi scorrevano sulle guance.
Mio caro Leman, la lettura di queste pagine ha messo sufficientemente
alla prova la vostra pazienza. A rischio di apparirvi indulgente
con me stesso nella mia condotta, e insieme frammentario
nel mio racconto, debbo di nuovo congedarmi da voi. I miei pensieri
e i miei ricordi sono stati smossi, e sorgono di nuovo dal
profondo a reclamare la mia attenzione. Nel frattempo cercher
di riacquistare la mia compostezza, cos da poter completare questo
racconto in modo ragionevolmente ordinato, arrivando a tempo
debito fino al presente.
Vi ringrazio di nuovo per la vostra pazienza, giacch sono convinto
che scrivere queste lettere mi serva in parte anche a esorcizzare
la mia mente dalle sue bizzarre inclinazioni. Se non altro per
questo, vi chiedo perdono.
Cordialmente vostro,
Hargood.
...
64.

A casa di Hargood, Grange disse: Il signor Swann, il mio
paziente, a volte mi parla degli operai delle saline. Avete visto
le loro ustioni?
Ne ho curati parecchi.
 strano continu Grange. Quegli operai vi diranno che
il loro  il lavoro pi duro che esista, peggio ancora della miniera.
Vi parleranno del calore insopportabile, della perdita di peso e
d'appetito, al punto che il corpo alla fine della giornata somiglia
ad uno spaventapasseri. Eppure  proprio dagli orrori della loro
industria che traggono il loro orgoglio.
Hargood annu. Il loro orgoglio  come una fenice: nasce
dalle ceneri.
Li ho visti sollevare le camicie prosegu Grange, e mostrarmi
le cicatrici di ustioni che avrebbero potuto ucciderli. Non
tanto per vanagloria, quanto per deferenza - quasi - verso i colpi
che la loro professione aveva inflitto loro.
Noi abbiamo rispetto delle cose pericolose. Hargood fece
roteare il liquido nel bicchiere, osservando le ombre che si muovevano
all'interno. E forse questo vale anche per le emozioni.
Grange rise di fronte all'ostinazione dell'amico. Hargood,
voi andate sempre a parare l.
Come credo sia mio dovere, signore.
I vostri discorsi si dirigono sempre verso un solo argomento.
La signora Quill non  un semplice argomento.  il nome,
signore,  il nome ed il titolo della vostra condizione.
E anche della vostra? chiese Grange.
Anche della mia rispose Hargood.
Verso la fine della serata, le enormi dita di Hargood cinsero la
base della caraffa, e il vino ondeggi simile a sangue nella mano
aperta. Aveva riempito due volte la caraffa nel corso della sera,
consumando egli stesso la maggior parte del contenuto.
Oggi non bevete not Hargood.
Se bevo, voi subito tornate a riempirmi il bicchiere. Dovessi
obbedire alle vostre ingiunzioni a fin di bene, finirei per bere con
la stessa rapidit con cui voi siete in grado di mescere il vino.
Vorr dire che riempir il mio bicchiere, che confido di
svuotare da me.
Hargood sollev la caraffa e osserv il liquido rosso precipitare
nei suoi stessi oscuri abissi. Bere  una questione d'esperienza.
Vi esorto a imparare da me.
Ho un buon maestro.
Hargood agit il liquido nel bicchiere. Pi che mai Grange ebbe
l'impressione che bevesse deliberatamente per raggiungere l'incoscienza.
Poi, con un certo sforzo, sembr ridestarsi. Statemi a
sentire. Poich mi accusate di tornare sempre sullo stesso tema,
scegliamone un altro. Avete accennato al vostro amico mutilato...
Swann?
Gi. Sembra godere di buona salute, eh?
Direi di s rispose Grange.
Hargood si appoggi alla spalliera. State seguendo la sua
guarigione?
Da quel che posso vedere, le sue condizioni sono eccellenti
disse Grange.
La sua capacit di recupero vi meraviglia?
Proprio cos.
Hargood bevette con aria assorta. A che cosa pensate si
debba il suo recupero?
Grange esit, forse innervosito dalla piega che Hargood stava
dando al discorso. Alla sua costituzione robusta, credo. Ma
anche, forse, a un certo abito mentale.  come se avesse voglia
di salute.
Voglia di salute? ripet Hargood Questa, se mi permettete,
 un'espressione interessante.
E perch mai?
Potreste dire lo stesso di voi?
Grange era prudente. Cerco di fare progressi.
Ci credo. Ci credo. Ma continuo a pensare a
quell'espressione.
Vorreste dunque applicarla a me?
E in che modo?
Credete forse che nel mio intimo non sia motivato a
sufficienza?
Grange era avvezzo ai bonari rimproveri del suo mntore, ed
aveva imparato che la cosa migliore da fare, in quei casi, era
affrontarlo di petto. Ma Hargood ignor il contrattacco e si
ritrasse. Al contrario. Mi sembra che la vostra guarigione proceda
rapidamente. No. Hargood tracann il suo vino. Vorrei
poter applicare quell'espressione a me.
A voi?
Pi tardi Grange si sarebbe chiesto che cosa avesse notato in
quel momento che non aveva notato prima. La linea della mascella
di Hargood non sembrava diversa dal solito. Le sue spalle
massicce, compresse dalla giacca, non parevano meno vigorose o
imponenti di prima. Ma era come se un nucleo - misterioso
come l'ipotetico centro di gravit teorizzato da Newton - si fosse
spostato o l'avesse abbandonato.
Hargood alz la testa e per un po' rimase a scrutare il soffitto.
Ho l'impressione di aver perso l'impulso alla salute.
L'avete perso? chiese Grange stupito.
Hargood seguit a contemplare il soffitto senza muoversi. Poi
finalmente abbass gli occhi e scrut Grange come se fosse un
oggetto distante. Dico che l'ho "perso" perch perdiamo facilmente
quello che non sappiamo di avere.
Voi mi sorprendete.
E una volta perso quell'impulso continu, non si guarisce
facilmente.
Hargood, queste sono riflessioni insolite e, se mi consentite,
anche un po' morbose...
Non cerco la vostra compassione, mio caro Silas. Mi limito a
registrare un dato di fatto.
Nondimeno, ci che dite mi preoccupa sia sul piano personale
sia su quello professionale.
Cercher di prendere delle precauzioni, non temete.
A questo punto permettetemi di farvi una domanda. A quali
circostanze credete che ci sia dovuto?  un disturbo fisico?
Probabilmente mi accade perch non vivo pi molto nel
presente. Sento che il passato mi sta risucchiando.
Quale passato?
Hargood sembr riprendersi e agit la mano. Non  niente.
Solo un turbamento dell'animo. Mi sar pur concesso un breve
periodo di malinconia.
Si tratta di una questione privata? Cos' che vi affligge?
 necessaria una ragione per essere afflitti?
Bisogna ricercare le cause sugger Grange. Avrebbe applicato
la scienza medica di Hargood sullo stesso Hargood.
Dopotutto  questo il compito del medico.
Ma Grange non riusc a continuare con le domande. A quell'ora
Hargood era solito addormentarsi, ma quella sera sembrava
piuttosto sprofondare nella sonnolenza, appoggiato allo schienale
della sedia, con la testa reclinata all'indietro e lo sguardo fisso
al soffitto. Pochi minuti dopo, Grange si alz dalla tavola.
Vedendolo muoversi, Hargood sorrise. Ve ne andate,
signore?
Non occorre che vi alziate, Hargood disse Grange.
Conosco la strada.
Sono ebbro. Se cercassi d'alzarmi, temo che cadrei.
Siete comodo?
S, non vi disturbate disse Hargood. Dopo che ve ne
sarete andato, dormir un po' qui appoggiato al tavolo, finch
non trover la forza per trascinarmi fino al letto.
Grange annu, deciso ad andarsene. Lui, d'altro canto, si sentiva
curiosamente bene dopo una lunga sera passata a bere. Era
un segno della guarigione.
S'alz. Si accorse di riuscire a stare in piedi senza traballare n
incespicare. Hargood rimase seduto, al centro della stanza,
occupando la sedia come un mostro ferito od impotente, e per la
prima volta Grange sent un moto di compassione per lui, seguito
quasi subito da un'ondata di senso di colpa per aver provato
un sentimento cos sconveniente nei confronti del suo grande
mntore. Mentre faceva un inchino ad Hargood, ricambiato dal
padrone di casa con un sorriso, si chiese perch mai si sentisse in
colpa per un sentimento tanto naturale. Si ricord che Hargood
una volta l'aveva ammonito che la compassione per i pazienti era
un'idea assurda, che - la frase di Hargood gli riecheggi nelle
orecchie -  un meccanismo che rende infelici due persone
dove prima di infelice ve n'era una sola.
Concluse le formalit di rito, Grange si gir e si avvi verso il
vestibolo. Indoss il mantello e usc dalla porta senza far rumore,
lasciando l'amico alla sua casa silenziosa e ai suoi intimi pensieri.
...
65.

Quando il giorno seguente, una domenica, Grange sollev il
battente della porta d'ingresso di Hargood, il padrone di casa
era appena ritornato dal Mattutino. Si present sulla soglia con il
fazzoletto da collo allentato, gi libero dalla formalit della funzione,
e una giacca da caccia color ruggine che sostituiva la
finanziera scura. Tuttavia, almeno agli occhi di Grange, non
pareva troppo trascurato nel vestire.
Hargood spalanc la porta e prima di invitare Grange a entrare
usc egli stesso. Che limpida, fredda giornata, mio caro
Silas. Indic la debole luce solare che si spandeva sui campi
coperti di brina. Guard alle spalle di Grange, ma non scorse
nessun cavallo impastoiato. Siete venuto a piedi?
Ho digerito un po' del cibo di ieri sera rispose Grange.
Sareste dovuto venire in chiesa, mio caro amico. Una bella
funzione del reverendo Gilpin. Delle parole cos entusiasmanti
sulla carit, un tale inno di lode alla bont d'animo. Un modo
eccellente per iniziare una giornata di caccia.
Caccia?
Venite disse Hargood. Il vostro recupero fisico  quasi
terminato. Ho qualcosa da mostrarvi.
Guid Grange attorno alla casa, lungo una siepe, fino a un
alto muro che li immerse in un'ombra cupa come il mare. Hargood,
temporaneamente accecato dall'esposizione alla fredda luce
solare, cerc a tentoni il paletto. Da questa parte, signore.
Apr la porta secondaria, un rettangolo di pura luce. Un sentiero
lastricato di pietre attraversava un orto di erbe medicinali
portando a un altro portone. Hargood sollev la sbarra di quercia
e poi la lasci penzolare. Attraversarono un campo di dente
canino che declinava lungo il prato sino a una piccola insenatura
creata dalla marea.
La luce del sole era pallida, quasi d'argento. La brina imbiancava
il verde cupo del fogliame. Lo scintillio che copriva il prato
di dente canino si levava, spandendo la propria lucentezza
nell'aria.
Giunti in fondo al prato, Hargood lo condusse attraverso
numerose cinte di agrifoglio piantate per fare da riparo alla
spiaggia.
Piccole onde lambivano i lati dell'insenatura. Grange guard
in basso.
Eccola l disse Hargood.
L'imbarcazione era cos bassa sull'acqua da non sembrare tanto
una barca a remi, quanto piuttosto una canoa o una piroga da
fiume. Era pi lunga di un barellino da lavoro, pi snella e con le
estremit appuntite. Alla prora era fissato un robusto treppiede,
dotato di una fessura centrale rinforzata in ottone che aveva la
funzione di sostenere un peso consistente. Nella parte centrale
dell'imbarcazione, attentamente incastrato tra le costole, vi era
un pianale in legno, abbastanza lungo da ospitare un corpo
disteso. I capi di banda verniciati brillavano. Su entrambi i lati
si trovavano due scalmi, che avrebbero sostenuto i remi.
Costruita nel cantiere di Inman mormor Hargood.
Appositamente progettata per un uso specifico, una costruzione
perfetta ed estremamente semplice.
C'era qualcosa di militare in quell'attenzione per i dettagli, in
quella strana completezza. L'imbarcazione appariva sinistra come
una bara. Per un momento Grange pens che la sua funzione
potesse essere proprio quella: il feretro galleggiante del corpo di
un eroe. Lo divertiva l'idea che Hargood volesse ricevere l'estremo
saluto in mare.
Faceva freddo sulla riva. L'acqua del mare era pi fredda della
terraferma. Piccole increspature lambivano il ricurvo fasciame
dell'opera morta. La contemplazione della struttura galleggiante
provoc in Grange un leggero brivido lungo la schiena.
Non avete capito che si tratta di un barchino da caccia?
chiese Hargood.
Sotto lo sguardo di Grange l'esile vascello si trasform, come
un insetto che esce dalla propria crisalide. Finalmente gli fu
chiara la funzione del robusto treppiede posto all'estremit anteriore.
Doveva sostenere un pesante fucile da caccia. Grange
avrebbe voluto gridare per la sorpresa.
Avendo gi massacrato tanti animali sulla terraferma, Hargood,
ora intendete portare la vostra battaglia anche in mare?
Avete ammirevolmente indovinato la mia intenzione,
signore.
E l forse morire come un eroe solitario.
L'attenzione di Hargood nei confronti dell'imbarcazione era
assoluta. Mormor: Pu essere usata da una sola persona, ma 
meglio essere in due.
Due?
Uno per remare, l'altro per occuparsi dell'artiglieria.
Mi state chiedendo...
S, signore conferm Hargood. Voi sarete il mio
equipaggio.
Grange esit. A quanto capisco, l'arruolamento forzato 
comune nella flotta...
Un male necessario. Hargood ignor le obiezioni di Grange.
Sollev il braccio e lo punt verso il mare aperto. Se con un
cannocchiale guardaste l'orizzonte nel punto in cui il luccichio
dell'acqua incontra l'aria, iniziereste ad intravedere, ne sono certo,
un'esilissima linea orizzontale, un mero accenno di oscurit.
Lo vedete?
Una linea?
Appena accennata.
Grange disse: Vedo solo luce...
Delicata. Una massa scura come un'ombra.
Grange sospinse lo sguardo all'orizzonte. Gli sembrava di
scorgere una linea indistinta che si estendeva dalla spiaggia verso
il mare aperto. Ma era confusa, una mera suggestione.
Oche afferm Hargood. Ogni settimana ne passano di
qua molte migliaia, dirette a sud. Le porta il maltempo.
Verso Hurst, Grange intu un'altra traccia d'ombra, una tenue
continuit lungo il margine dell'acqua. Ma era sfuggevole a occhio
nudo, tanto che egli si chiese se non fosse solo una suggestione
della sua mente.
Intendete ingaggiare battaglia con le oche?
Vorrei un incontro, caro signore. Hargood spost lo sguardo
sulla fioca luce del freddo orizzonte. Niente di pi. Solo un
incontro.
La superficie dell'acqua si fece abbagliante. L'ombra sembr
retrocedere. Grange esamin la pallida luce alla ricerca di un
ulteriore indizio dello stormo galleggiante. La sua vista era buona,
ma pens che gli uccelli, se esistevano, vivessero in un qualche
regno tutto loro. E se mi rifiutassi di seguirvi?
Sono il vostro medico lo inform allegramente Hargood.
 una mia decisione. Fa parte della vostra cura.
Cacciare oche selvatiche?
Coinvolgervi un'altra volta nel mondo, mio caro Silas.
Osservare la vita e la morte.
In mare?
In mare. Ma prima dobbiamo fare pratica.
Almeno in una cosa, Grange scopr, Hargood era stato preciso.
Sul fondo della barca c'era spazio per due persone distese fianco
a fianco. Hargood afferr il remo di coda con una mano e lo
mosse gentilmente, con un abile gioco di polso, sentendo vibrare
la pala ogni volta che questa colpiva l'acqua. Uno scintillio di vita
percorse lo scafo.
Grange udiva il lento respiro di Hargood, seduto accanto a lui
a manovrare il remo. La barca avanz scivolando dolcemente.
Erano cos bassi sull'acqua che, dall'imbarcazione, sembravano
sprofondare nel mare. A separarli dalla superficie vi era solo
qualche pollice di fasciame.
Accostandosi alla selvaggina sulla rotta prevista disse Hargood,
si dovrebbe faticare di meno. Avvicinatevi ad angolo
acuto, leggermente di traverso, di modo che il remo in movimento
venga nascosto dal corpo della barca. Si tratta di particolari,
ovviamente. Ma ogni piccolezza aiuta. Ecco, prendete il remo.
Grange ne afferr l'impugnatura, come gli era stato ordinato.
Muovetelo avanti e indietro.
La barca ondeggi goffamente per gli sforzi di Grange.
Ora, signore, lasciate che vi mostri. Fate questo movimento
con il polso. Questo, signore, si chiama spalare.
Grange prov molti altri movimenti. Lo scafo dondol nuovamente
ma non si mosse in avanti. Fate pratica, signore, e io vi
insegner. State iniziando a capire quanto sia importante spalare.
Quando vi sarete impratichito un po', vi insegner il governo del
timone. Vedete quel rottame galleggiante davanti alla prua? Provate
a dirigervi verso di esso.
Hargood era paziente. Grange manovr il remo sotto la sua
tutela per quasi un'ora. Passarono molti minuti prima che Grange
riuscisse ad avere una qualche presa sull'acqua. Impercettibilmente,
almeno all'inizio, l'imbarcazione smise di dondolare e
cominci a scivolare dolcemente in avanti rispondendo alle manovre
di Grange.
Hargood disse: Nella fase finale non  affatto necessario
sospingere ulteriormente la barca. Se restiamo l in silenzio, lo
stormo ci verr incontro. Sar la nostra furtivit ad accorciare le
distanze.
Ed  allora chiese Grange che si spara?
Si aspetta. Sparando quando lo stormo  ancora sulla superficie,
si colpiscono solo pochi esemplari. Quando le oche galleggiano
sull'acqua, le ali piegate le proteggono dai pallini. E trovandosi
sulla nostra stessa superficie, gli uccelli pi esposti proteggeranno
quelli pi arretrati. Il momento migliore  la prima
fase del volo, quando lo stormo abbandona l'acqua per librarsi
nell'aria.  il momento in cui le ali sono spiegate e le oche
sembrano riempire ogni possibile spazio tridimensionale.  allora
che si espongono in modo pi massiccio.
Grange sospingeva la barca e, muovendo velocemente il polso
cercava la giusta spinta nella pala. Alla fine di ogni vogata ruotava
la pala a un angolo diverso per iniziare il movimento di ritorno.
Ora, signore, muovete lo sguardo lungo la superficie dell'acqua.
Vedete la torre pi piccola del castello di Hurst? Tendete
una linea tra noi e quella torre, poi spostate lo sguardo di qualche
grado verso la vostra destra. Cosa vedete?
Una sottile linea di contemplazione fuggevole, un po' pi
vicina di prima. Almeno ora Grange riusciva a distinguere i
singoli soggetti, poco pi che puntini.
Quelli sono uccelli, signore disse Hargood. Non oche,
ma gabbiani e ceffi. Credo che avvertano la nostra presenza,
come noi avvertiamo la loro. Ma i loro sensi sono migliori dei
nostri. Ne segue che non possiamo sorprenderli con un'azione
furtiva. Piuttosto, se vogliamo attaccare le oche dietro a questi,
non dobbiamo dar loro modo di allarmarsi. Vogliate perdonarmi
la metafora, non  molto diverso dalla seduzione di una donna di
carattere. Potrebbe anche avere un consistente sospetto nei confronti
delle vostre intenzioni, ma se niente di ci che fate 
troppo improvviso, l'obiettivo potr essere raggiunto. Si gir
nuovamente verso Grange. Ora, signore, dal momento che
avete gi acquisito i primi rudimenti della propulsione, potremmo
rientrare per l'artiglieria.
...
66.

La giornata era fredda, ma tutto intento a imparare a governare il
remo Grange aveva ignorato i propri piedi intorpiditi. Hargood
inser il sedile del rematore, si sedettero fianco a fianco e insieme
remarono verso riva.
Quando raggiunsero la spiaggia, un sole chiaro ma febbrile
scaldava appena l'aria.
Consumeremo un pasto leggero, signore, che credo sia gi
stato preparato dal signor Simmonds, prima di partire per la
nostra missione.
Ritornarono alla casa. La tavola era stata preparata da Simmonds
per due. Vicino a ogni piatto erano state collocate saliere
d'argento e tovaglioli di stoffa pesante.
Signor Simmonds grid Hargood verso l'altra stanza.
Credo che siamo pronti per il pranzo.
Grange ud l'andatura strascicata del vecchio. Il pranzo consisteva
in due pernici a testa, seguite da un intermezzo di stufato
di manzo, due pesanti cosce di cervo come piatto principale e,
per finire, del brodo d'agnello. Grange si sent obbligato a seguire
Hargood nel suo pasto carnivoro ma, a differenza del padrone
di casa, rinunci ai secondi. Si sentiva comunque gonfio. Il
fatto di non essere svenuto nel momento in cui il suo stomaco si
era trovato ad affrontare l'abbondante pasto forse era un ulteriore
segno della sua generale ripresa.
Dopo una breve tregua digestiva, accompagnata da un po' di
porto, davanti a un vivace fuoco che scaturiva da ceppi raccolti
sulla spiaggia, si recarono nella sala delle armi sul retro della casa,
dove Hargood conservava la maggior parte dell'artiglieria. Insieme
rimossero il pesante fucile da caccia dai ganci alla parete.
Simmonds tent di aiutarli, ma Hargood gli fece segno di allontanarsi.
Siate cos gentile da aprirci la porta lo preg.
Insieme, i due trasportarono l'arma attraverso il prato fino alla
piccola baia. Per farlo, fosse pure per una breve distanza, servivano
due uomini. Raggiunta l'imbarcazione, nonostante il freddo,
Grange era sudato per lo sforzo. Tuttavia trasse una certa
soddisfazione dal plauso di Hargood nei confronti della sua capacit
di sopportare un po' di fatica.
La superficie delle pozzanghere della spiaggia era ghiacciata.
A sud, il debole sole si era levato sopra l'Isola di Wight.
Hargood pos il calcio del fucile a terra, vicino al barellino,
sollevando la canna con entrambe le mani, in modo che puntasse
verso il cielo. Lo caricheremo a terra, poich  quasi impossibile
raggiungere l'estremit della canna quando si  in mare.
Mantenete il fucile verticale, vi prego.
Hargood sollev con il pollice il coperchio del corno della
polvere da sparo e ne vers una carica nella canna. Presa la
bacchetta, la infil nella canna e poi vi introdusse uno stoppaccio
per trattenere la polvere. Dobbiamo essere metodici disse.
E se manchiamo il nostro obiettivo, come lo ricarichiamo?
Avremo un solo colpo da sparare replic Hargood. 
questa, per tradizione, la convenzione ed il limite della pratica.
Vers dei piombini in un cilindro metallico della grandezza di
un bicchierino, ne livell con cura la superficie, e poi inser la
misura nella canna.
Quanti pallini ci sono in una misura? chiese Grange.
Molte centinaia, direi, ciascuno grande abbastanza da abbattere
un'oca con un colpo diretto.
Hargood conficc un altro stoppaccio nella canna per mantenere
i pallini in posizione. Ripose la bacchetta nella parte inferiore
dell'arma. Il nostro fucile ha la potenza di un piccolo
cannone. Se ci  concessa una sola opportunit, ritengo che
dovremmo sentirci obbligati a fare del nostro meglio.
Si inginocchi a terra vicino al vascello galleggiante e, con
l'aiuto di Grange, piazz il pesante fucile sul treppiede, con la
canna sul sostegno anteriore e le cerniere innestate.
Ecco, signore.
Il barchino giaceva slanciato, sinistro e irrequieto, armato
come un guerriero. Pigre increspature d'acqua ne lambivano i
fianchi. Hargood si sfreg le mani per il freddo e guard nuovamente
verso la sottile linea dell'orizzonte.
Poco pi tardi ritornarono ancora una volta alla casa, dove indossarono
pastrani, sciarpe e pi strati di calzettoni di lana contro
il freddo pungente. Gli spessi stivali di cuoio avrebbero tenuto
a bada l'umidit.
Hargood inser nel barchino i sedili provvisori dei rematori. I
due si sedettero fianco a fianco, presero un remo ciascuno e
iniziarono ad allontanarsi dalla riva. Mentre si sistemavano sui
sedili, fecero leggermente rollare la barca. Con attenzione,
muovendosi di qua e di l in cerca di equilibrio, iniziarono a uscire
dall'insenatura. Appena raggiunto il mare aperto, virarono a
dritta e poi attraversarono la foce del fiume Lymington.
Nel canale c'era una boa detta "Jack in the basket", in sguito
all'usanza delle donne di remare fin l e appenderci i pranzi dei
pescatori, che in quel modo a mezzogiorno non dovevano risalire
il fiume e perdere tempo prezioso.
Da alcuni chiodi conficcati nel legno pendevano molti sacchi.
Hargood disse: Si narra che una donna, Mary White, era solita
appendere qui il cibo per il marito morto. Nessun altro pescatore
avrebbe mai osato toccarlo, per superstizione. Ma il mattino
seguente, quando i pescatori vi ritornavano, scoprivano sempre
che il cibo era stato mangiato.
Una volta al largo remarono verso le paludi di Pennington e
verso Hurst, nel bagliore, in una luce vorace e vuota. Mentre
avanzavano lentamente dallo stretto verso la lingua di terra di
Hurst, saliva e scendeva un'onda lunga, un lontano ricordo di
tempeste.
Il suono attraversa senza ostacoli le acque tranquille. I due
potevano udire il muggito del bestiame, il grido solitario di un
mandriano. A Woodside, dalle fornaci invernali di St Just si
levavano nell'aria tre sottili pennacchi di fumo.
Al largo di Oxey sembrava che le campane della chiesa di
Woodside emergessero dall'acqua, e che i loro rintocchi provenissero
dalle profondit marine. Dopo mezz'ora i due fecero una
sosta. I loro freddi sbuffi di fiato ondeggiavano.
Un po' di brandy. Hargood tir fuori una fiaschetta; poi,
ritenendo opportuno esaminarne il contenuto, bevve avidamente.
Perdio, signore, se  buono. Pass la fiaschetta a Grange.
Il liquido ardente raggiunse lo stomaco di Grange, dove parve
trasformarsi in fuoco. Vicino a lui, Hargood sollev il cannocchiale
ed inizi a esaminare con calma la superficie splendente
dell'acqua.
Il fasciame era coperto dalla condensa. Nella sentina si stava
formando una piccola pozza.
Non vedo niente disse Hargood, muovendo il cannocchiale.
Niente eccetto luce ed acqua. Continu a cercare con lo sguardo.
La visione  offuscata. C' foschia sulle paludi di Keyhaven.
Credo che le oche si trovino oltre la curvatura terrestre.
Grange scorse la foschia, leggera come il respiro. Si trascinarono
in quel bianco silenzio.
 una fortuna gli disse Hargood. Siamo favoriti dall'ultima
ora del riflusso discendente della marea.
Continuarono a remare verso Hurst. Dopo un'altra mezz'ora
Hargood si ferm e sollev nuovamente il cannocchiale. Lo scafo
si mosse leggermente; una piccola onda lunga pass quieta sotto
di loro. La foschia aveva iniziato ad avvicinarsi, lasciando alcune
chiazze di cielo limpido verso ovest.
Accanto a s, Grange sent il braccio di Hargood irrigidito per
l'eccitazione come un cane da caccia. Segu una pausa di molti
secondi.
Dannazione, signore.
Un'altra pausa, altri secondi fluttuanti.
Eccoli annunci Hargood. Sono una moltitudine. Pass
il cannocchiale a Grange. A sinistra di Hurst, venti gradi buoni
verso Keyhaven.
Seguendo le istruzioni, Grange punt il cannocchiale sul castello
di Hurst, poi spost il campo visivo attraverso la lucida
superfcie, verso Keyhaven.
Ancora avanti disse Hargood. Un po' pi in alto. L. Non
vedete? Nell'ombra della terraferma. A qualche centinaio di metri
dai canneti, una macchia nella luce...
Lo splendore risaliva verso la spiaggia. Grange gir e rigir il
cannocchiale. Vide una macchia sulla superficie e poi, nella parte
pi esterna, not molte protrusioni simili a bastoni. Colli e teste.
Li vedete?
A circa un miglio di distanza, credo.
Sembravano all'erta persino a quella distanza. La linea si componeva
e ricomponeva con un costante, delicato movimento.
Hargood disse sommessamente: Il loro udito  acuto. Quando
li attaccheremo, saranno in grado di nuotare alla nostra stessa
velocit. Mormor come tra s e s: Di certo c' un vantaggio
nel tentare di intrappolarli verso la terraferma. D'altro canto,
per, i loro sensi acuti li potrebbero semplicemente far arretrare
verso il mare aperto man mano che ci avviciniamo. Fece una
pausa, guardandosi intorno nel cielo sgombro di nuvole. Nel
condurle verso la terraferma corriamo il rischio, comunque, di
spaventarle. E poich noi stessi non siamo meri spettatori astratti
in questa faccenda, la nostra stessa posizione influenza il gioco.
Divertito da queste fervide speculazioni, Grange disse: Seguo
la vostra guida, Hargood.
Hargood, comunque, non aveva intenzione di fare in fretta.
D'altra parte, signore, se le avviciniamo dalla parte della terraferma,
ci percepiranno con pi difficolt. Il suo occhio meditativo
si spostava da un orizzonte a un altro. Ho maturato
l'idea che sia una giornata troppo luminosa per raggiungerle dal
mare.
Riprese il cannocchiale e studi nuovamente lo stormo, esaminandone
la disposizione. Si ferm, estrasse la fiaschetta tascabile
da sotto i sedili, ingurgit un'abbondante sorsata e si pul la
bocca, immerso nella pi profonda concentrazione. Tutto considerato
credo che dovremmo avvicinarci dal lato terra. Ecco,
mio caro amico, visto che  domenica, un giorno santo, credo
che dovreste ricevere un ultimo fulgore di spirito.  consuetudine
prima della fase finale. Ci attende una lunga caccia.
La luce del giorno sembrava espandersi, come un'ombra.
Grange ingoll il brandy e rimise il tappo. Hargood ripose con
cura la fiaschetta sotto i sedili.
Ripresero a remare, cambiando direzione, verso la spiaggia
che univa le coste di Pennington e Keyhaven.
Dopo circa venti minuti si fermarono. Il respiro di Hargood
era silenzioso e profondo, pi per l'eccitazione che per la fatica.
Rimuoviamo i sedili.
Pos il sedile sul fondo della barca e vi si sdrai sopra prono.
Grange prese posizione accanto a lui.
Il remo di coda era riposto longitudinalmente tra loro. Rimossero
gli scalmi per ridurre tutti i possibili riflessi.
Grange infil il proprio remo nella fessura ad U che si trovava
a poppa, sul capo di banda di dritta, e ne afferr l'impugnatura.
Lo mosse delicatamente avanti e indietro, ruotando dolcemente
il polso, controllando la posizione della pala e percependo l'equilibrio
della remata nel fremito di risposta del remo. Quando
egli si fermava, la barca proseguiva lentamente; in alcuni momenti
di pausa riassestava la rotta dell'imbarcazione ruotando il
remo.
Ora siamo posizionati bisbigli Hargood, credo che dovremmo
preparare l'arma. Sollev il cane sopra lo scodellino, in
cui vers il polverino di innesco. Con un dito ripul delicatamente
le tracce di polvere rimaste sulla canna superiore. Con molta
attenzione riabbass il cane ed allent l'otturatore finch questo
raggiunse il suo punto di arresto. Bene. Non ci resta che sfregare
la pietra focaia prima di sparare.
Si posizionarono sbrattando, lasciandosi trascinare dalla corrente,
in attesa. Ora che si trovavano in linea con gli uccelli, lo
stormo era scomparso dietro la superficie curva dell'acqua.
Una placida onda lunga li sollev e riabbass. Dovevano affidarsi
alla propria direzione, mantenendo il maschio del castello
di Hurst e il rosso faro conico a un paio di gradi a babordo.
Avanzarono lentamente per tutto il pomeriggio, con gli occhi
fissi sul bagliore che avevano davanti, la spiaggia ridotta ad una
linea nera. Il maschio del castello e un gruppo di edifici pi
piccoli erano gli unici oggetti visibili in una giornata cos luminosa,
un piccolo segno di interruzione sul piatto orizzonte.
Da qualche parte, davanti a loro, le oche si muovevano nei
propri guizzi luminosi; un'onda di sensibilit animale, una rete di
istinto. Il freddo si insinuava nelle ossa di Grange. Pi magro di
Hargood, era pi sensibile all'umidit. Talvolta smetteva di
sbrattare per portarsi le mani alla bocca e soffiarsi un po' di alito
caldo tra le dita. La piccola pozza d'acqua ondeggiava nella
sentina. I piedi di Grange erano ormai intorpiditi nei pesanti
stivali di cuoio.
Riprese a sbrattare. Poi, per un paio di minuti, su istruzione di
Hargood, i due si misero in attesa. Sembravano fluttuare sulla
luce. Egli era sul punto di sussurrare qualcosa ad Hargood quando
il suo compagno, con una calma enfatica, port un dito alle
labbra.
Si trovavano in mezzo alle oche. A circa cento metri di distanza,
i loro lunghi colli si ergevano dall'acqua come periscopi.
Le teste si voltarono con uno scatto fulmineo, allarmate.
Grange percep la tensione di Hargood, disteso accanto a lui
in attesa. Con movimenti cauti e lenti Hargood si trascin lentamente
in avanti sul fondo dello scafo, sostando ogni volta per
molti secondi, finch la guancia non si pos sul calcio del fucile
da caccia.
Grange lo guardava, resistendo alla tentazione di soffiarsi sulle
mani intirizzite. Hargood si spinse in avanti ancora di qualche
centimetro, assestandosi nella posizione definitiva. Con la mandibola
appoggiata al legno e il pollice sull'otturatore, cerc a
tastoni il ponticello. Spost lentamente il proprio peso, sistemandosi
in modo che il suo corpo si fondesse con l'affusto dell'arma.
Ora Hargood e il greve fucile sembravano un unico essere: mezzo
arma, mezzo animale.
Gli uccelli li circondavano. Grange non muoveva la testa, ma
solo gli occhi. Ovunque guardasse vi erano uccelli, bellissime
teste allungate. Gli sembr che le oche bisbigliassero tra loro.
Le loro voci erano gentili, inumane, simili a quelle di dee.
Lentamente, cercando di non fare alcun movimento brusco,
Hargood sfreg la pietra focaia con uno schiocco conciso, una
netta precisione. Le voci degli uccelli si fermarono.
Il minuscolo scatto fulmineo sembr aggiungere al loro mondo
una carica esplosiva di silenzio.
Senza alcun preavviso, un'oca maschio si alz pesantemente in
volo sopra di loro, lasciando dietro di s una scia fiammante.
Strascichi d'acqua si intersecarono pi volte tra loro. La superficie
davanti ai due eruppe in una massa di corpi sferzanti.
La bocca di Grange si secc. Hargood non accennava alcun
movimento. Il panico non era ancora generale, ma sembrava
attraversare in linee diagonali lo stormo ancora quieto. La prua
della barca si faceva lentamente strada in mezzo a esso. Erano
circondati da un continuo accumulo di energia. Le oche davanti
a loro si sollevavano con fragore nella luce, oscurando il cielo, ed
essi si trovarono in una galleria di ali tambureggianti.
Grange ud lo schiocco dell'otturatore, vide una fiammata
simile alla serpentina di un lampo. L'esplosione spinse con forza
all'indietro l'imbarcazione. Davanti alla prua, nell'aria, si apr
uno squarcio. Un pezzo di cielo trem, separato dal resto, poi
inizi a sgretolarsi come un muro di mattoni. I singoli frammenti
facevano ribollire la superficie dell'acqua.
Il resto dello stormo si stava ancora sollevando, come i fiocchi
di neve che vengono colpiti da una folata di vento. Le grida
di allarme ed il battito d'ali pian piano svanirono, finch il lamento
dello stormo non fu che un ricordo, e tutto ci che
Grange poteva udire in quel silenzio fervente era il battito del
proprio cuore.
Hargood si volt verso di lui. Una leggera stria di polvere gli
percorreva il sopracciglio e il dorso del naso. A Grange sovvenne
l'illustrazione di un animale ridicolo e sinistro che aveva visto
nelle tavole di Kessler o Cuvier.
Hargood sorrise. Credo che abbiamo fatto un buon raccolto,
signore.
Grange si sforzava di ricordare l'illustrazione: un procione
lavatore americano.
Grange perse il conto dei corpi tirati nella barca.
Una volta recuperatisi dall'esplosione, inspirando profonde
boccate d'aria, si alzarono e riposizionarono i sedili e i remi.
Grange diresse la barca verso i cadaveri piumati, mentre Hargood
si sporgeva a raccoglierli. Trascinatili a bordo, con un
singolo forte scatto del polso Hargood spezzava il collo degli
uccelli che si dimenavano o che erano stati feriti.
Ogni uccello pesava otto, forse nove libbre. Mano a mano che
li ammucchiavano la barca sprofondava, finch tra il capo di
banda e la superficie dell'acqua non rimase che una decina di
centimetri. In sguito scoprirono che accanto a loro, nella barca,
avevano accumulato i corpi di ben ventisette oche.
Tornarono indietro remando tutto il pomeriggio, grati per il
fatto che in quella giornata invernale il vento non si fosse ancora
levato.
Hargood prese posto accanto a Grange ed impugn  remo. La
marea si stava lentamente abbassando e avrebbero potuto continuare
a remare nel canale, ma temevano di imbarcare acqua, dal
momento che era pi facile incontrare delle onde dove la marea
cambiava rapidamente. Per avanzare nel modo pi sicuro si tennero
pi vicini che potevano alla spiaggia di Pennington. Di
tanto in tanto si fermavano per riposare e massaggiarsi le dita
congelate.
Durante una pausa, Hargood mostr a Grange come infilare
le dita nella carne sotto la giuntura dell'ala di uno degli uccelli,
dove vi era maggior calore. Grange sent il tepore sempre pi
debole dei corpi degli uccelli massacrati.
Finirono il contenuto della fiaschetta di brandy e ripresero a remare.
...
.
...
FINE Parte 2.